Infiammazioni croniche e tumori: servono nuovi farmaci

Al congresso annuale dell’American association for cancer research (Aacr) i risultati di una ricerca finanziata dalla Fondazione Ri.MED di Palermo

Interrompere il circolo vizioso tra infiammazione cronico e crescita tumorale è possibile, ma servono nuovi farmaci. È questo l’oggetto principale di uno studio presentato da una ricercatrice italiana al congresso annuale dell’American association for cancer research (Aacr) svolto nei giorni scorsi a Philadelphia.

Negli ultimi decenni gli studi sull’argomento hanno evidenziato che uno stato di infiammazione cronica promuove l’insorgenza e la progressione tumorale, ma gli eventi cellulari e molecolari che connettono questi due processi non sono stati ancora del tutto chiariti. Lo studio, condotto da Sandra Cascio – vincitrice di una borsa di studio della Fondazione Ri.MED presso l’Università di Pittsburgh – fa luce su nuovi segnali biochimici e molecolari che connettono infiammazione e cancro.  “Una volta conosciuti in dettaglio questi eventi – spiega la ricercatrice – si possono sviluppare nuovi farmaci che riducano l’infiammazione localizzata a livello tumorale e quindi inibiscano la crescita del tumore stesso”.

La ricerca, finanziata dalla Fondazione Ri.MED di Palermo e dal National institutes of health (Nih) statunitense, si è focalizzata sull’alterata forma strutturale di una proteina, chiamata MUC1, che si associa con altre proteine, anch’esse super-espresse in condizioni di infiammazione e cancro, fra le quali la proteina p65. “Abbiamo scoperto – continua Cascio – che nelle cellule tumorali il complesso proteico MUC1/p65 lega il Dna e controlla l’espressione genica di alcune molecole, chiamate citochine, che promuovono l’infiammazione. Il conseguente stato pro-infiammatorio promuove, a sua volta, lo sviluppo e la progressione del tumore. Se riusciamo, quindi, a bloccare questa cascata di eventi, possiamo inibire l’espansione delle cellule tumorali”.

Per poter identificare i meccanismi di azione del complesso proteico MUC1/p65 i ricercatori si sono serviti di avanzate tecnologie in grado di individuare le proteine che legano il Dna, ne apportano specifici cambiamenti – noti come “modificazioni epigenetiche”- e ne controllano le attività di espressione genica. I dati scientifici presentati hanno messo a segno un decisivo risultato che potrebbe fermare la crescita e la progressione del tumore sviluppato in seguito ad uno stato di infiammazione cronica.

L’immunologia, l’ingegneria dei tessuti e la medicina rigenerativa si trovano sempre più al centro della ricerca biomedica, indicando una profonda trasformazione nell’ambito della ricerca scientifica. Queste e altre linee di ricerca troveranno impulso presso il Centro per le Biotecnologie e la Ricerca Biomedica che la Fondazione Ri.MED sta realizzando in provincia di Palermo.