In Italia 500 ricoveri ogni anno per scompenso cardiaco, al via la campagna in 24 città

Affanno, difficoltà di respiro e senso di stanchezza. Questi i sintomi più frequenti della malattia, la cui incidenza è in aumento a causa degli stili di vita, dell’aumentata sopravvivenza dopo un infarto e dell’invecchiamento della popolazione. Il 30% dei pazienti muore a un anno dalla diagnosi, il 50% a 5 anni. Dal 2 al 10 maggio la campagna di sensibilizzazione

Oltre 600.000 persone colpite, 500 ricoveri ogni giorno per un totale di 165.000 all’anno, una durata media di degenza che supera i 10 giorni con un totale di 1.650.000 giornate di ricovero all’anno. Questi i numeri dello scompenso cardiaco, patologia contro cui si mobilita anche l’Italia, dove dal 2 al 10 maggio si svolgeranno, con il supporto di Novartis, le Giornate europee dello scompenso cardiaco, declinazione italiana dell’European Heart Failure Awareness Day, campagna europea di sensibilizzazione e informazione promossa dal 2010 dalla Società europea di cardiologia (European Society of Cardiology – ESC) e dalla Heart Failure Association (HFA) of the ESC.

Grazie al coinvolgimento di Centri di riferimento cardiologici in 24 città di dieci Regioni, da Nord a Sud dello Stivale, cardiologi e personale sanitario, pazienti e familiari, volontari e istituzioni parteciperanno a open day negli ambulatori, incontri educazionali, attività di sensibilizzazione nelle piazze. Capofila della campagna a livello nazionale, sarà l’Ausl di Piacenza, la prima istituzione ad aver promosso lo scorso anno questa iniziativa in Italia, con una serie di attività che per la loro efficacia si sono guadagnate il riconoscimento di campagna di maggiore successo a livello europeo.

“L’obiettivo della campagna è quello di aumentare la conoscenza di questa patologia, principale causa di ricovero dopo il parto e prima patologia per giornate di ricovero – afferma Massimo Piepoli, membro del Board di HFA e responsabile dell’aambulatorio Scompenso e Cardiomiopatie dell’ospedale di Piacenza – Siamo lieti che la campagna abbia avuto in Italia il patrocinio del ministero della Salute, perché lo scompenso ha pesanti ripercussioni in termini di qualità di vita, costi sociali e costi sanitari. La diagnosi tempestiva insieme al controllo dei fattori di rischio permettono di rallentare il decorso della patologia. I progressi compiuti negli ultimi anni ci permettono di intervenire con efficacia, migliorando la sopravvivenza. E per il prossimo anno aspettiamo l’arrivo di nuove terapie farmacologiche che ci auguriamo possano migliorare la prognosi del paziente”.

Affanno, mancanza di fiato, con crescente riduzione della tolleranza alla fatica, edema, ritenzione di liquidi sono i sintomi più frequenti. La malattia ha carattere progressivo: i pazienti vanno di solito incontro a episodi acuti la cui gravità e frequenza aumenta nel corso del tempo con progressivo peggioramento fino alla morte. Si stima che il tasso di mortalità sia del 30% a un anno dalla diagnosi, 50% a 5 anni. Per prevenire il peggioramento della malattia o l’evoluzione verso lo scompenso di altre condizioni è fondamentale controllare i fattori di rischio, come fumo, diabete, pressione, colesterolo e glicemia, e adottare un adeguato stile di vita basato su dieta sana e attività fisica regolare.

In Europa lo scompenso cardiaco provoca il triplo dei decessi dovuti a tumori avanzati come quelli della mammella e del colon. La scarsa conoscenza di questa patologia ostacola il tempestivo riconoscimento dei sintomi: secondo i risultati di una recente indagine solo 2 italiani su 100 sono in grado di descrivere i sintomi dello scompenso cardiaco e solo 30 su 100 ritengono si tratti di una patologia grave. Quando si verificano i sintomi di scompenso cardiaco, una persona su 4 lascia passare una settimana o più prima di consultare un medico, oppure non chiede affatto assistenza medica.

Rilevanti le conseguenze sul servizio sanitario. “A soffrire di scompenso cardiaco in Italia sono circa 600.000 persone e si stima che la sua prevalenza nella popolazione cresca in maniera esponenziale con l’età: meno dell’1% sino a 60 anni, il 2% tra i 60 e i 70 anni, il 5% tra i 70 e gli 80, attestandosi a oltre il 10% dopo gli 80 anni – spiega Luca Baldino, direttore generale dell’Ausl di Piacenza – l’ospedalizzazione di questa tipologia di pazienti assorbe circa il 70% dei costi globalmente sostenuti per la malattia. I ricoveri per scompenso sono aumentati di circa il 50% negli ultimi dieci anni e attualmente il Drg 121 è il secondo per numero di ricoveri e il primo per numero di giorni di degenza. La riospedalizzazione è di circa il 20% a trenta giorni e del 50% a sei mesi. In termini economici, in Italia i costi per i soli ricoveri ospedalieri in acuzie ammontano a quasi 550 milioni di euro l’anno, pari al 2% del valore complessivo dei ricoveri e allo 0,5% della spesa sanitaria complessiva”.

Informazioni sullo scompenso cardiaco e sulle iniziative organizzate in Italia nell’ambito delle Giornate europee dello scompenso cardiaco sono disponibili sulle risorse web della campagna www.iltuocuore.com e su www.facebook.com/scompensocardiaco