I Millennium Development Goals restano ancora lontani, nonostante i progressi

Lo dimostra un rapporto pubblicato dall’Organizzazione mondiale della sanità, World Health Statistics, che ogni anno mostra una serie di dati sulle questioni di salute pubblica relative ai 194 Stati membri

Il 2015 era l’anno che le Nazioni Unite si erano poste come limite per raggiungere gli Obiettivi del Millennio (Millennium Development Goals, MDGs), stabiliti nel 2000, a proposito della salute pubblica mondiale. Molti sono stati i progressi fatti in questi anni, che hanno consentito agli Stati membri di avvicinarsi agli obiettivi dichiarati, ma molto resta ancora da fare. Lo dimostra il rapporto pubblicato oggi dall’Organizzazione mondiale della sanità, World Health Statistics, che ogni anno mostra una serie di dati sulle questioni di salute pubblica relative ai 194 Stati membri, e quest’anno ha valutato i progressi fatti verso il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio. “I risultati sono diversi” spiega l’Oms in un comunicato stampa.

Per quanto riguarda la mortalità infantile, l’obiettivo prepostosi dalla Nazioni Unite era stato di ridurre il tasso di mortalità dei due terzi. Sono infatti meno di un terzo i paesi che hanno raggiunto o sono sulla buona strada per raggiungere questo obiettivo entro la fine di quest’anno. Nonostante l’obiettivo non sarà raggiunto, va però ricordato che negli anni sono stati compiuti molti passi avanti: dal 1990, infatti, la mortalità infantile è stata quasi dimezzato, passando da circa 90 morti ogni 1000 nati vivi a 46 morti ogni 1000 nati vivi nel 2013. Oggi le principali cause di morte, per i bambini sotto i cinque anni sono soprattutto complicazioni alla nascita pretermine, polmonite, asfissia neonatale e diarrea.

Ridurre del 75% il numero di donne morte a causa di complicazioni durante la gravidanza e il parto. Questo era l’obiettivo delle Nazioni Unite. Nonostante non sia stato raggiunto, il numero è stato comunque dimezzato tra il 1990 e il 2013. “Il tasso di mortalità materna è sceso in ogni regione – spiega l’Oms – anche se 13 tra i paesi con alcuni dei più alti tassi al mondo di mortalità, hanno fatto pochi progressi nel ridurre queste morti in gran parte prevenibili. Inoltre nella regioni africane dell’Oms, una donna su quattro che vuole prevenire o ritardare una gravidanza non ha accesso ai contraccettivi, e solo una su due partorisce con il supporto di un assistente qualificato. Meno di due terzi (64%) delle donne in tutto il mondo ricevono il minimo raccomandato di quattro visite prenatali durante la gravidanza”.

Buon notizie arrivano a proposito delle malattie infettive e per l’accesso all’acqua potabile. Nel 2001 i nuovi casi di infezione erano stati 3,4 milioni, nel 2013 2,1 milioni. Inoltre l’obiettivo di permettere l’accesso alle cure con terapia antiretrovirale (ART) a 15 milioni di persone nei paesi a basso e medio reddito, dovrebbe essere raggiunto entro il 2015. Per quanto riguarda l’accesso all’acqua potabile, nonostante questo obiettivo sia già stato raggiunto nel 2010, c’è tutta un’area del Mediterraneo orientale e africano dell’OMS che non rientrano nei minimi stabiliti, soprattutto nelle aree rurali. Inoltre circa un miliardo di persone non ha accesso ai servizi igienici di base mettendoli in condizioni si sviluppare malattie diarroiche (tra cui il colera), tracoma e l’epatite.

“Gli Mdgs hanno avuto riscontri positivi per la salute pubblica – spiega Margaret Chan, direttore generale dell’Oms – perché hanno focalizzato l’attenzione politica su importanti questioni sanitarie e hanno anche generato fondi necessari. Ci sono stati progressi molto incoraggianti, ma ci sono ancora ampi divari tra e all’interno dei diversi paesi. Il rapporto pubblicato oggi, sottolinea la necessità di sostenere gli sforzi per garantire un accesso alle cure e ai servizi sanitari, anche alle persone più vulnerabili del mondo”.

A settembre, durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York, verranno stabiliti i nuovi Obiettivi globali per il 2030. Oltre a portare a termine i suddetti Obiettivi non ragginti, gli Stati membri dovranno occuparsi anche di nuove sfide, come la diffusione delle malattie non trasmissibili (diabete e le malattie cardiache per esempio), e i determinanti sociali e ambientali che influenzano la salute.