Diabete: gli Sglt-2 innovano la terapia orale

Al ventesimo congresso nazionale dell'Associazione medici diabetologi presentato il canagliflozin di Janssen

Il canagliflozin sbarca in Italia. Ad aprile scorso l’Aifa ha autorizzato la prescrizione secondo Piano terapeutico del nuovo farmaco orale appartenente alla classe degli inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio 2 (Sglt-2) per il trattamento del diabete di tipo 2. La determina Aifa è apparsa sulla Gazzetta ufficiale del 22 aprile e adesso la palla passa necessariamente alle Regioni per modulare la rimborsabilità.

Presentato ufficialmente alla stampa oggi a Genova, nel corso del ventesimo congresso nazionale dell’Associazione medici diabetologi, canagliflozin è sviluppato da Janssen (che con l’occasione fa il suo ingresso nell’area terapeutica specifica) ed è soggetto, come accennato, a prescrizione medica limitativa (solo centri ospedalieri o specialisti: internisti, endocrinologi o geriatri oltre che diabetologi). Ciò secondo le seguenti modalità: a) in monoterapia (nei pazienti intolleranti alla metformina per i quali sia inappropriato o cointroindicato altro ipoglicemizzante), b) in associazione a metformina; 3) in associazione a insulina con o senza metformina. Il farmaco è prodotto in formulazione singola (nome commerciale Invokana) o associata a metformina (Vokanamet). Nel primo caso sono due i dosaggi previsti (100 e 300 mg/die) mentre sono quattro nel secondo (50/850, 50/1000, 150/850, 150/1000 mg/die).

Quella degli Sglt-2 è la classe più nuova tra gli antidiabetici e rischia senz’altro di rivoluzionare la terapia, cambiandone il bersaglio (i reni, nella fattispecie). In particolare, il suo meccanismo d’azione favorisce un’escrezione degli zuccheri per via urinaria assolutamente senza precedenti: fino a 120 grammi di zucchero al giorno, ovvero il corrispondente di 30 zollette. Come spiegato a Genova da Stefano Genovese, dell’Irccs Multimedica di Milano e consigliere d’amministrazione della Fondazione Amd: “ciò determina tre fenomeni positivi insieme: la riduzione della glicemia, la riduzione delle calorie e la perdita di liquidi che portano a un calo del peso e della pressione. Il tutto avviene molto rapidamente: il paziente avverte il maggiore effetto diuretico e la riduzione pressoria. Più è alta la glicemia, più gli effetti sono marcati”. Prosegue Genovese: “Canagliflozin, in particolare, al suo dosaggio massimo è in grado di indurre l’escrezione di glucosio più alta rispetto agli altri farmaci delal stessa classe”. Attualmente, secondo Antonio Ceriello, presidente dell’Amd e padre “putativo” del farmaco, sono ben 180 le classi di antidiabetici in sviluppo in tutto il mondo, a fronte di una pandemia che solo in Italia colpisce sei milioni di persone, ovvero il 10% della popolazione (“dati veri! ” tuona Ceriello). L’esperto spiega che con gli Sglt-2 per la prima volta una classe di antidiabetici non ha bisogno di interferire con i meccanismi insulinici per essere efficace, circostanza che rende i Sglt-2 adatti a tutti i diabetici di tipo 2, dagli esordi della malattia fino alle situazioni di scompenso metabolico più avanzate.

Altri vantaggi? Sempre secondo Ceriello, canagliflozin mostra un bassissimo rischio di ipoglicemie ed è molto efficace nel ridurre il picco glicemico postprandiale (indicatore “principe” di efficacia secondo la letteratura internazionale). Agendo anche sulla pressione arteriosa, tocca al medico monitorare ad esempio l’interazione con altri farmaci antipertensivi eventualmente assunti. “Ma questa – conclude Genovese – dovrebbe essere la regola per tutte le terapie. Per un diabetico la routine terapeutica è un errore e il follow up dev’essere costante”.