Tumori: grandi progressi nelle cure, ma ricerca a rischio per carenza fondi

È cominciato oggi a Chicago il 51esimo Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco). Riuniti 25 mila oncologi da tutto il mondo

ricerca sanitaria

Da un lato i progressi della scienza e le nuove opportunità di cura, dall’altro un taglio globale e graduale dei fondi che mette a rischio la ricerca. È lo scontro fra queste due tendenze parallele a segnare oggi a Chicago l’apertura del 51esimo Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco), il più importante appuntamento mondiale di oncologia con la partecipazione di circa 25mila specialisti.

Le previsioni dell’Organizzazioni mondiale della Sanità tracciano un quadro preoccupante, con stime della malattia in crescita a livello globale: nel 2025, i malati di tumore arriveranno a sfiorare i 20 milioni. Ma se l’incidenza delle neoplasie è in crescita, le armi oggi disponibili sono sempre di più: dalle terapie mirate e personalizzate, alle nuove molecole agli approcci innovativi come immunoncologia, con tassi di guarigione in costante aumento.

Tuttavia, secondo gli esperti, il rischio di uno stop ai progressi nelle cure anticancro è concreto: ”Dal 1998 al 2003 – afferma il presidente dell’Asco Peter Paul Yu – il Congresso americano ha dato un enorme supporto alla ricerca medica raddoppiando i fondi destinati al National Institute of Health; purtroppo, però, il mancato incremento dei finanziamenti negli anni successivi ha rallentato il passo delle scoperte. Abbiamo fatto enormi progressi nella lotta contro il cancro, ma non possiamo permetterci di riposare sugli allori, perché così perderemo terreno”.

Negli Usa, ad esempio, ”stanno diminuendo le borse di studio ed il numero di pazienti arruolati per le sperimentazioni cliniche, mentre molti nostri ricercatori lasciano gli Stati Uniti per lavorare in altri Paesi”. Con una conseguenza: ”Per recuperare il terreno perso ora nella lotta contro il cancro – sottolinea il presidente degli oncologi Usa – saranno poi necessari decenni. È quindi necessario e prioritario mettere la ricerca biomedica di nuovo ‘in pista””.

La situazione non è migliore in Italia. “È anche peggio”, commenta il presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), Carmine Pinto. Oggi, spiega, ”le risorse per la ricerca vengono quasi esclusivamente dall’industria e in minima parte da finanziamenti pubblici, ma questo crea grandissime difficoltà. La icerca italiana in questo momento è quasi ad uno stallo e per ripartire – afferma – è fondamentale avviare strategie di cooperazione tra enti finanziatori pubblici e aziende”. A questo fine, annuncia, “’come Aiom lanceremo una campagna, perché la Ricerca oncologica abbia obiettivi comuni al pubblico e al privato, mentre diciamo ‘no’ alla prospettiva di una Ricerca guidata solo dagli obiettivi dell’industria”’. Nonostante tutto, però, ”i nostri ricercatori sono tra i primi, ma questo è molto legato all’iniziativa dei singoli gruppi che con grossi sacrifici riescono a trovare fondi per i progetti. Ciò che è inammissibile – conclude il presidente Aiom – è la totale mancanza di una strategia globale e nazionale per la Ricerca”.