Gel piastrinico da sangue cordonale per le ulcere diabetiche, test alla Fondazione Ca’ Granda di Milano

La procedura brevettata dal Policlinico milanese si applica alle donazioni di sangue del cordone ombelicale contenenti meno di 1.500 milioni di cellule staminali, ritenute non idonee a garantire il successo del trapianto nei pazienti affetti da gravi malattie del sangue

Da un’intuizione di ricercatori italiani potrebbe nascere una possibile soluzione per guarire le ulcere provocate dal diabete, una delle complicanze più frequenti di questa malattia. E’ stato infatti avviato uno studio clinico per verificare l’efficacia del gel piastrinico arruolando 200 pazienti diabetici, che fornirà i primi risultati alla fine di quest’anno. Il tema è al centro del convegno “Una vita che nasce fa crescere la vita. Il sangue cordonale: esperienze e futuro”, organizzato oggi e domani  a Milano dalla Milano Cord Blood Bank – Centro Trasfusionale Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini con il supporto dei Lions con la partecipazione di esperti  provenienti da tutto il mondo.

Il gel piastrinico – ricco di cellule staminali “emopoietiche”, che generano tutte le cellule che compongono il sangue – si ottiene dal sangue del cordone ombelicale, raccolto al termine del parto e viene utilizzato da oltre 30 anni con ottimi risultati per il trapianto nei pazienti affetti da gravi malattie del sangue, come le leucemie e i linfomi. Negli anni l’esperienza clinica ha evidenziato che il successo del trapianto è  strettamente correlato al numero di cellule staminali presenti nel sangue del cordone ombelicale e molte banche – tra cui quelle italiane – hanno deciso di  conservare soltanto le donazioni che contengono oltre 1.500 milioni di cellule. Proprio in seguito a questa decisione i ricercatori del Policlinico di Milano hanno iniziato circa cinque anni fa a studiare le altre possibili applicazioni terapeutiche delle donazioni non ritenute idonee al trapianto e da questi studi è nato il gel piastrinico utilizzato per il trattamento di piaghe da decubito e di ulcere cutanee, il cui metodo di preparazione è stato brevettato al fine di tutelare la proprietà intellettuale della struttura pubblica presso cui è stato inventato.

Inizialmente il gel è stato utilizzato nei bambini affetti da epidermolisi bollosa, detta anche “Sindrome dei bambini farfalla”, una malattia genetica rara e devastante della pelle che in Italia colpisce 1 bambino su 82 mila nati e nel mondo 1 su 17 mila, per un totale di circa 500 mila malati: “Recentemente abbiamo pubblicato uno studio clinico condotto presso la Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, frutto della  collaborazione tra il Servizio trasfusionale e l’Unità di Pediatria che ha evidenziato che il trattamento di un’ulcera con il gel da sangue cordonale determina una riparazione molto più veloce rispetto al trattamento eseguito con le classiche procedure» – ha spiegato Paolo Rebulla, ex direttore della Milano Cord Blood Bank e presidente del convegno.

Vista la brillante esperienza del Policlinico di Milano sulla epidermolisi bollosa, è stato proposto alle banche di sangue cordonale  della rete italiana (ITCBN) di partecipare a uno  studio nazionale coordinato dal Centro nazionale sangue, finalizzato alla standardizzazione  della produzione di gel piastrinico da sangue cordonale (cord blood platelet gel – CBPG) non idoneo all’utilizzo nel trapianto.  A tale studio hanno aderito tredici banche, che in un anno di attività (novembre 2013-dicembre 2014) hanno prodotto più di mille unità di gel. Ora la sfida riguarda una patologia molto più diffusa tra la popolazione: il diabete. “Abbiamo proposto un protocollo clinico per l’applicazione del gel piastrinico nelle ulcere diabetiche: l’arruolamento dei pazienti è iniziato nel gennaio di quest’anno ed è ancora in corso  – ha concluso Rebulla. – L’obiettivo della sperimentazione è valutare se il gel piastrinico è più efficace delle medicazioni tradizionali nel guarire le ulcere diabetiche. Questo si tradurrebbe in un abbattimento dei costi del trattamento e in una migliore qualità di vita del paziente».