MERS-CoV, Amcli: “Attenzione al rischio contagio in specifiche aree dell’Oriente”

L'Associazione microbiologi clinici italiani richiama l'attenzione delle autorità di controllo. Pierangelo Clerici: "Il rischio per l’Italia resta molto basso, ma non si possono escludere casi singoli di importazione dai Paesi colpiti"

Attenzione al diffondersi del virus MERS-CoV. È il monito lanciato dall’Associazione microbiologi clinici italiani (Amcli) alle autorità di controllo. La nuova variante, che è apparsa per la prima volta nel  giugno 2012 in Arabia Saudita, si è diffusa in vari Paesi del Medio Oriente e causa una severa forma di polmonite. Da allora, sottolinea l’Associazione, sono stati notificati 1.153 casi di infezione da MERS-CoV, di cui almeno 435 mortali. I casi documentati in numerosi altri Paesi sono tutti correlati a viaggi in Medio Oriente o contatto diretto con casi confermati o probabili che, a loro volta, avevano viaggiato in quelle zone. “La diagnosi di infezione MERS-CoV non è difficile – sottolinea il presidente Amcli  Pierangelo Clerici – e si fa mediante tecniche di PCR. Molte strutture di microbiologia clinica sono già in grado di condurre questo tipo di diagnosi, ma i materiali patologici provenienti da pazienti con sospetta MERS devono essere trattati in locali con adeguato livello di sicurezza (Laboratori P3). Al momento il rischio per l’Italia resta molto basso, ma non si possono escludere casi singoli di importazione dai Paesi colpiti”.

La sequenza genomica indica che MERS-CoV è strettamente legato ad alcuni Coronavirus dei pipistrelli. MERS-CoV è stato anche trovato in camelidi, sottolinea la nota di Amcli evidenziandone l’origine zoonotica, e alcuni pazienti hanno riportato contatti con questi animali.  “Una volta che il virus dall’animale è passato all’uomo e ha fatto il cosiddetto “salto di specie” – spiega Tiziana Lazzarotto della Microbiologia del Policlinico S.Orsola di Bologna – la trasmissione a livello interumano avviene per contatto diretto con le secrezioni respiratorie o mediante aerosol delle goccioline di saliva emesse in seguito a tosse o starnuti. I pazienti infetti, inoltre, eliminano il virus con le feci e le urine, ed in circostanze particolari la trasmissione può avvenire anche attraverso aerosol che si genera da materiale fecale, come è stato dimostrato nel corso della passata epidemia di Sars”.

Il 20 maggio 2015 è stato notificato dall’Oms il caso indice (di importazione dal medio Oriente) di un focolaio attualmente in rapida evoluzione in Corea del Sud dove, al 9 giugno 2015, erano stati confermati 96 casi (con otto decessi) dovuti a trasmissione nosocomiale. Al momento l’ Oms non ha riscontrato evidenza di una trasmissione sostenuta del virus nella popolazione generale ma l’allarme è alto: 2300 persone sono attualmente in quarantena e 1900 scuole sono state chiuse. Il genoma del virus che si sta diffondendo in Corea del Sud è stato sequenziato rapidamente e si è dimostrato uguale a quello che circola nei Paesi del Medio Oriente. Il 26 maggio 2015 un caso epidemiologicamente collegato al cluster suddetto ha viaggiato dalla Corea del Sud alla Cina, aprendo un nuovo fronte.