Mobile-health, le raccomandazioni del Comitato Nazionale per la Bioetica

Il parere del Cnb suggerisce l’istituzione di un osservatorio per il monitoraggio delle app, la promozione sociale di un uso critico delle nuove applicazione, l’informazione ed educazione adeguata dei medici e degli utenti e la promozione di studi sull’impatto dell’uso delle app

Dall’elaborazione di criteri condivisi a livello internazionale all’istituzione di un osservatorio per il monitoraggio delle app fino alla promozione di studi sull’impatto dell’uso delle applicazioni. Sono alcune delle raccomandazioni espresse dal Comitato Nazionale per la Bioetica (Cnb) in materia di mobile health in un parere pubblicato oggi dal titolo “Mobile-health e applicazioni per la salute: aspetti bioetici”. Redatto da Laura Palazzani, vicepresidente del Cnb, il documento è stato approvato all’unanimità dal Comitato lo scorso 28 maggio. A partire dalla definizione e da una breve descrizione del fenomeno, il documento evidenzia le problematicità connesse all’uso di tali tecnologie in materia di sicurezza ed efficacia, privacy, consenso informato, dipendenza e vulnerabilità tecnologica, autogestione della salute e divario tecnologico.  Sulla base di queste considerazioni, il Comitato ha stilato le seguenti raccomandazioni:

  • l’elaborazione di criteri condivisi a livello internazionale per classificare applicazioni per la salute come dispositivi medici, distinguendoli da quelli che non sono dispositivi medici;
  • la promozione di una ricerca interdisciplinare tra informatici, progettisti e medici, insieme ad esperti di etica, scienze cognitive e sociali, nella fase di progettazione, sperimentazione e valutazione delle applicazioni;
  • l’incentivazione delle industrie a produrre app effettivamente utili per la salute dei cittadini;
  • l’identificazione di responsabilità delle compagnie che producono app, nell’ambito dei profili di sicurezza e privacy;
  • l’istituzione di un osservatorio per il monitoraggio delle app con attinenza alla salute e la costituzione di siti e/o portali accreditati scientificamente;
  • la promozione di un’appropriata informativa e una trasparente comunicazione all’utente al momento dell’utilizzo dell’app, con una specifica attenzione ai minori;
  • l’implementazione della informazione ed educazione dei medici, al fine di consentire l’acquisizione di competenze specifiche nella consapevolezza della rilevanza di conservare e non impoverire il rapporto interpersonale con i pazienti;
  • la promozione di studi sull’impatto dell’uso delle app, in particolare sull’identità personale e relazionale;
  • il monitoraggio ed una adeguata educazione delle categorie particolarmente vulnerabili (minori, anziani, disabili) al fine di garantire la non discriminazione;
  • la promozione sociale di un uso critico delle nuove applicazione per la salute, evitando forme eccessive di salutismo e di medicalizzazione

Non manca, in appendice, anche una disamina della principali regolamentazioni a livello internazionale e nazionale in materia di mobile health.

Secondo una ricerca di Research2Guidance (dati 2013) sono presenti sul mercato circa 97.000 app, distribuite su differenti piattaforme; circa il 70% di queste sono connesse alla salute e al benessere del consumatore, mentre il 30% è dedicato alla consultazione e monitoraggio del paziente, l’imaging diagnostico, le informazioni farmaceutiche ecc. Si stima che nel 2016 il numero di pazienti monitorati con tali tecnologie raggiungerà i 3 milioni e che entro il 2017 circa 3,4 miliardi di persone nel mondo potranno disporre di smartphone sui quali verranno utilizzate applicazioni per la salute.

IL PARERE