Debiti Asl, il ripiano funziona: migliorano conti e tempi di pagamento

Un'indagine Fiaso analizza lo stato di attuazione del decreto 35/2013 sui debiti della Pubblica Amministrazione. A settembre 2013 il 60% delle Asl ha azzerato l'indebitamento del 2012. E le attese dei fornitori si accorciano del 35%

Migliora la situazione debitoria delle aziende sanitarie italiane e si accorciano i tempi di pagamento dei fornitori. Nel 2013 il 60% delle aziende sanitarie ha azzerato i debiti del 2012, un traguardo accompagnato da una riduzione del 35% dei tempi di pagamento dei fornitori che – sebbene lontani da limite di 60 giorni previsto dalla legge – si attestano ora a un media di 195 giorni. A dirlo sono i risultati di un’indagine che la Fiaso, la Federazione delle Asl e degli ospedali pubblici, ha condotto per il ministero dell’Economia. La survey – che ha coinvolto circa il 74 % (180) delle Asl italiane – fotografa lo stato di attuazione del decreto legge 35/2013 con riferimento al pagamento della prima delle tre tranche (7 miliardi e 657 milioni) degli oltre 13 miliardi di debiti delle aziende sanitarie.

La rilevazione condotta da Fiaso mostra che che il 36% dello stock complessivo di debito dichiarato dalle diverse realtà sanitarie è stato saldato con la prima tranche. Ma, contrariamente a quanto previsto da molti economisti, la maggior parte delle risorse non è andata al più indebitato Sud bensì al Nord, dove è stata assegnata la quota più rilevante rispetto all’intero debito pregresso, sia in termini percentuali, con il 49%, che assoluti, con 1,6 miliardi su 2,8. Il Centro, invece, ha saldato con la prima tranche solo il 27% dei debiti pregressi, Sud e Isole il 26%. La sola Regione ammessa al finanziamento di tutto il debito comunicato è l’Abruzzo, con una percentuale del 98%, seguita dalla Calabria con il 56%, il Veneto (50%) e l’Emilia Romagna (48%).

L’indagine ha rilevato che la quota del “debito certo, liquido ed esigibile” sul totale del debito rilevato dai modelli sullo stato patrimoniale delle Aziende rappresenta in realtà solo il 20% del totale, che considera anche crediti diversi da quelli vantati dai creditori. La percentuale è più bassa al Nord con il 17%, più alta al Centro con il 24, mentre il Sud è nella media nazionale.

Una delle criticità emerse dalla ricerca riguarda fattori di attrito o comunque di rallentamento delle operazioni di erogazione delle risorse, come dimostrato dai tempi del loro trasferimento dal centro alla periferia. Dei 7 miliardi e 657 milioni totali comunicati alle Regioni al 31-12-2012, ne restavano da erogare 2,717 al 30 giugno 2013, che si riducono a 784 milioni al 30 settembre dello stesso anno. Il trasferimento delle risorse era in larga parte avvenuto, ma non ancora completato dopo ben 9 mesi.

Nonostante le criticità, dal 2011 al 2014 si è avuta una riduzione del 35% dei tempi di pagamento dei fornitori, pari a 105 giorni guadagnati. La media di 195 giorni resta però lontana dall’obiettivo dei 60 giorni fissato per legge, al quale si avvicinano Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli, Lombardia e Marche, tutte sotto i 100 giorni di attesa per i pagamenti. Rimangono invece molto critiche le situazioni in Calabria e Molise, rispettivamente con 794 e 790 giorni.

Riguardo gli adempimenti a carico delle aziende l’indagine ha rilevato come il 55% di queste abbia provveduto a comunicare ai fornitori quanto dovuto. Una percentuale che sale al 70% nel Sud e nelle Isole. Il restante 45% non ha però fatto scena muta con i fornitori, ma ha adottato metodi di comunicazione diversi da quelli previsti dal decreto. Il 73% delle Aziende ha poi pubblicato sul proprio sito web l’elenco dei debiti liquidi, certi ed esigibili. La quasi totalità al Sud e nelle Isole. Anche in questo caso buona parte delle aziende mancanti all’appello ha ritenuto non indispensabile provvedere alla pubblicazione dell’elenco perché già presente ui siti web regionali. Ben il 90% delle aziende ha invece pubblicato nei propri siti web l’elenco dei debiti maturati e non ancora estinti.

Anche se in larga parte hanno fatto il loro dovere, il 33% delle Aziende sanitarie e ospedaliere ha riscontrato significative difficoltà ad attuare quanto previsto dal legislatore. Criticità dovute prevalentemente a questi fattori: l’eccessiva mole di adempimenti amministrativi; l’appesantimento burocratico di alcuni processi; il difficile utilizzo del sistema informatico e, in particolare, la scarsa disponibilità di informazioni tra Regione e azienda; l’inadeguato supporto di back office riscontrato dalle aziende.

Le luci superano comunque le ombre. Il 60% delle aziende dichiara infatti di aver registrato una situazione debitoria migliore rispetto alla data di entrata in vigore del decreto sul ripiano dei debiti PA. Percentuale che sale all’81% al Sud. E il 53% di Asl e Ospedali ritiene che questi miglioramenti siano permanenti e strutturali. Il 14% inoltre rileva che l’operazione di ripiano abbia prodotto sconti sui contratti in essere, mentre per l’8% ha generato una riduzione dei prezzi su quelli nuovi e il 6% accredita al decreto 35/13 l’ampliamento del portafoglio fornitori.