Novartis: con l’oncologia di Gsk, ventidue farmaci anti-cancro per 25 patologie

Presentato a Milano il nuovo portfolio di Novartis Oncology. Grazie all'acquisizione delle attività oncologiche di Gsk, l'azienda elvetica si rafforza nel melanoma, carcinoma renale e nelle malattie ematologiche. Più di 25 le nuove molecole in fase di sviluppo su 19 meccanismi neoplastici

nerviano medical sciences

L’unione fa la forza. Ne è un esempio, oggi più che mai, Novartis Oncology, la business unit dedicata allo sviluppo e al lancio delle terapie anti-cancro del gruppo elvetico Novartis. Grazie all’acquisizione delle attività oncologiche di GlaxoSmithKline, annunciata ad aprile 2014 e completata lo scorso marzo, l’azienda si presenta oggi al mercato con ventidue farmaci in oncologia ed ematologia per il trattamento di 25 patologie e con oltre venticinque nuove molecole in fase di sviluppo che agiscono su diciannove meccanismi neoplastici. Un’acquisizione che, come affermato da  Luigi Boano, general manager Novartis Oncology Italia, in un incontro a Milano, consente a Novartis di “espandere ulteriormente uno dei più grandi programmi di sviluppo clinico nel trattamento dei tumori, con circa 340 studi clinici globali attivi e più di 25.000 pazienti arruolati nel mondo”.Tra le terapie di nuova acquisizione entrate nel portfolio di Novartis Oncology figurano dabrafenib e trametinib per il trattamento del melanoma B-Raf mutante, pazopanib approvato negli Stati Uniti e in Europa come terapia di prima linea per il carcinoma renale, eltrombopag per i pazienti affetti da porpora trombocitopenia autoimmune cronica oltre che lapatinib per il cancro al seno Her2+ metastatico e ofatumumab per la leucemia linfoticita cronica. “Queste nuove opzione terapeutiche si aggiungono a quelle che abbiamo sviluppato in passato – spiega Boano – e che hanno segnato una svolta radicale nel trattamento di molti tumori” come everolimus, imatinib e nilotinib. Un portfolio complementare di farmaci che permetterà di sviluppare nuove associazioni . “L’aggiunta del portfolio di prodotti oncologici di GlaxoSmithKline consolida i nostri punti di forza nelle terapie mirate – delinea Gianluca Fincato, medical director di Novartis Oncology Italia – rafforza la nostra pipeline e permette di sviluppare regimi in associazione. Si aprono prospettive importanti nella nuova area rivoluzionaria delle immunoterapie oncologiche. Vogliamo esplorare il potenziale di nuove combinazioni mirate a diversi pathway oncogenici, per servire in modo più esteso oncologi ed ematologi e offrire nuove soluzioni a un maggior numero di pazienti”. Tutto ciò nell’ottica di un’oncologia di precisione.”Questo approccio – sottolinea Filippo de Braud, direttore del Dipartimento di Oncologia medica e della Struttura complessa di Medicina oncologica 1 della Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano – consiste nella comprensione dei meccanismi di sviluppo del cancro a livello genomico e nella capacità di sviluppare farmaci che agiscono in modo mirato e che determinano migliori risultati per il paziente”. Un ruolo fondamentale in questo senso è svolto dalla ricerca e dalla sperimentazione clinica. In Italia nel 2014 l’azienda ha condotto 150 studi coinvolgendo 247 centri e ha investito oltre 27 milioni di euro nella ricerca clinica. Quest’anno si contano 31 trial in fase I e 28 di fase II a cui si aggiungono, con l’acquisizione dell’attività clinica oncologica di Gsk, 32 studi, dieci dei quali in fase II. “È la dimostrazione che le prime fasi di ricerca possono essere condotte anche in Italia – evidenzia  Fincato – Come paese veniamo penalizzati dalle lunghezze burocratiche che ci fanno perdere in credibilità nei confronti dell’internazionale”. Non abbiamo nulla da invidiare agli altri stati europei, invece, in termini di appropriatezza secondo il general manager di Novartis Oncology Italia. Grazie ai registri Aifa, l’Italia è una delle nazioni in Europa con l’appropriatezza maggiore. Bisogna lavorare molto però, “sulla diagnostica molecolare e sulle reti di diagnostica secondo un modello hub & spoke. E’ fondamentale stratificare i pazienti dal punto di vista biologico – conclude Boano – per individuare il farmaco migliore a seconda della mutazione presente”.