Serve un “Piano nazionale della cronicità che includa anche i tumori”

La richiesta della Fondazione Insieme contro il cancro: sono circa 3 milioni gli italiani che convivono con una diagnosi di tumore e che presentano diverse necessità, dall'accesso alle terapie più efficaci, alle visite di controllo (follow up), alla preservazione della fertilità, fino al reinserimento sociale e lavorativo

Sono circa tre milioni le persone che oggi in Italia convivono con il cancro. Patologia che sempre più sta diventando cronica e che richiede diverse prestazioni per chi ne soffre, dall’accesso alle terapie più efficaci, alle visite di controllo (follow up), alla preservazione della fertilità, fino al reinserimento sociale e lavorativo. Per questa la Fondazione Insieme contro il cancro oggi durante la presentazione del libro “Il male incurabile. I progressi nella lotta contro il cancro e il nuovo ruolo della comunicazione’ (Intermedia Editore)” ha chiesto chiaramente che venga presentato il prima possibile un Piano nazionale della cronicità in cui devono essere inclusi anche i tumori, vista la dimensione quantitativa dei malati oncologici che sopravvivono alla fase acuta della patologia.

All’incontro hanno partecipato fra gli altri, Giuseppe Novelli, rettore dell’Università Tor Vergata di Roma, Augusto Chendi, sottosegretario del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, e Renzo Pegoraro, Cancelliere della Pontificia Accademia per la Vita. “Il 57% degli uomini e il 63% delle donne guariscono e tornano ad avere un’aspettativa di vita simile a quella della popolazione generale, cioè di chi non ha mai ricevuto una diagnosi di tumore. E in alcuni casi i tempi di sopravvivenza sono molto cresciuti – spiega Francesco Cognetti, presidente di Insieme contro il cancro – tant’è che per alcuni tumori possiamo parlare di cronicizzazione. Con terapie di combinazione, come è stato fatto con l’Hiv o il diabete, siamo in grado di rendere il cancro una malattia con cui il paziente può convivere”.

“Oggi le neoplasie non sono ancora state inserite fra le patologie croniche, ma credo che nei prossimi anni vi entreranno di diritto. Se si considera l’impatto dei tumori nell’Unione europea e nel resto del mondo, è difficile pensare che il problema cancro sia poco rilevante, sia in termini epidemiologici che finanziari. I media dovrebbero essere fedeli testimoni non solo dei cambiamenti in atto e dei progressi della ricerca, ma anche del livello di percezione della malattia da parte dei cittadini. Per questo, nella seconda parte del volume, ci siamo rivolti ai direttori di 15 testate giornalistiche italiane per capire come il tema cancro oggi venga affrontato dai media. Serve un patto fra clinici, giornalisti e Istituzioni per trasmettere a tutti i cittadini informazioni e messaggi corretti, con un’attenzione particolare anche alla prevenzione. Perché il 40% dei tumori può essere prevenuto seguendo uno stile di vita sano”.

Il progresso della ricerca durante gli ultimi 40 anni è stato incredibile e sta proseguendo a grande velocità, come spiega Cognetti: “Un quarantennio fa non sapevamo praticamente nulla della base molecolare dei tumori. Questo è stato possibile dopo che si è visto che la malattia è causata da alterazioni genetiche che si verificano durante la nostra vita. Dal 1990 a oggi il tasso di mortalità è sceso del 20 per cento. Grazie soprattutto all’innovazione prodotta dalla ricerca scientifica, che ha permesso di raggiungere risultati straordinari. Grazie all’identificazione di nuovi bersagli molecolari (quelli potenzialmente disponibili sono già circa 600), la medicina personalizzata è una realtà, con tutte le implicazioni di sviluppo delle conoscenze scientifiche, di ricerca, etiche, legali e sociali. Inoltre, accanto alle armi tradizionali rappresentate da chirurgia, chemioterapia e radioterapia, l’immuno-oncologia si sta affermando nel trattamento di malattie tradizionalmente difficili da trattare, come il melanoma in stadio avanzato e il tumore del polmone”.