Anche in Italia il pacemaker più piccolo del mondo

Medtronic lancia il Micra Transcatheter Pacing System (TPS): pesa 2 grammi ed è lungo poco più di 2 centimetri. Gli impianti sono già partiti in dodici città italiane. Gli specialisti: "Una rivoluzione"

Medtronic lancia anche in Italia il sistema di stimolazione intracardiaca più piccolo al mondo e i cardiologi interventisti non esitano a parlare di rivoluzione. Il Micra Transcatheter Pacing System (TPS) pesa 2 grammi ed è lungo poco più di 2 centimetri: per dimensioni è inferiore del 93% agli impianti tradizionali, il che lo fa assimilare a una vera e propria “cardiocapsula”. In queste settimane è impiantato in una trentina di aziende ospedaliere e centri specialistici di dodici città (Bari, Bologna, Brescia, Cotignola, Milano, Pisa, Roma, Torino, Udine) e ha una durata che può variare dai 7 ai 14 anni. Notevole la semplificazione per la pratica clinica: il device è introdotto direttamente nella cavità cardiaca attraverso la vena femorale e non prevede l’impianto di elettrodi di stimolazione. Una volta posizionato, il sistema Micra, è fissato al cuore attraverso piccoli ancoraggi ed emette impulsi elettrici che regolarizzano il battito. Soprattutto, diversamente dagli impianti tradizionali, non ha bisogno di alcun filo o catetere esterno e non richiede incisioni toraciche, né la creazione di una tasca sottocutanea, eliminando, così, il rischio di potenziali complicanze legate alla procedura tradizionale (infezioni etc.). In più, i dati utili al monitoraggio cardiaco possono essere raccolti, inviati e elaborati a distanza. Come spiegato nel corso della conferenza stampa di presentazione organizzata a Milano (ben dodici gli specialisti intervenuti, provenienti da tutta Italia) il tempo totale della procedura d’impianto – per un team addestrato ad hoc – è di 40 minuti (tra puntura della vena, introduzione del catetere, posizionamento del pacemaker e rimozione del catetere si superano di poco i 18’). Le dimissioni del paziente avvengono nell’arco delle 24 ore seguenti.
Anche se al momento è eleggibile all’impianto una popolazione selezionata compresa tra il 6% e il 10% di coloro che necessitano di stimolazione cardiaca, è certamente l’impatto sulla qualità di vita delle persone la novità più rilevante. La spiega così Maria Grazia Bongiorni, direttore dell’Unità operativa Cardiologia 2 dell’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa: “Liberare il paziente dall’elettrocatetere è stata una vera rivoluzione. Senza un’appendice tangibile che si può rompere, piegare e veicolare infezioni, il paziente non si accorge nemmeno di portare ‘qualcosa’. In pratica è come avere uno stent”.
A sessant’anni circa dal primo dispositivo (realizzato proprio da Medtronic), per gli evidenti benefici, la tecnologia del pacemaker imbocca la definitiva via della miniaturizzazione, come convengono tutti gli esperti presenti a Milano. In attesa di prossimi trial, i primi dati scientifici sono incoraggianti: sull’European Heart Journal di giugno (Ritter e altri) sono riportati i risultati di uno studio relativi a 140 pazienti, che hanno dimostrato il successo della procedura nel 100% dei casi. “Non si sono verificati episodi di infezione o eventi che abbiano richiesto un nuovo intervento” spiega una nota diffusa da Medtronic. “In tutte le visite di follow up dei pazienti (1-3 mesi), poi, i valori della stimolazione elettrica rientravano nei parametri previsti. I soggetti coinvolti coprivano un’ampia gamma di “profili”, dal punto di vista dell’età (da 21 a 94 anni), del peso corporeo (da 41 a 148 Kg), delle comorbilità (BPCO, ipertensione polmonare)”.
Nel 2014, in Italia, sono stati impiantati circa 89.500 dispositivi cardiaci, di cui, 63.440 pacemaker per la bradicardia, circa 2.000 per la resincronizzazione cardiaca (nello scompenso cardiaco) e oltre 24.000 defibrillatori impiantabili.