Spesa farmaceutica, calo dello 0,3% per la convenzionata a carico del Ssn nel primo trimestre

I dati resi noti da Federfarma mostrano un calo del 2% a gennaio del 2015, seguito da un rialzo a febbraio e marzo dello 0,2% e 0,9% rispettivamente. Complessivamente i cittadini italiani hanno pagato 132 milioni di ticket sui farmaci

Arrivano i primi dati raccolti da Federfarma sulla spesa del Servizio sanitario nazionale, riferiti ai primi tre mesi del 2015. In particolare ne emerge che la spesa farmaceutica convenzionata netta a carico del Ssn ha registrato un calo dello 0,3% rispetto allo stesso periodo del 2014. Anche se va sottolineato che il calo vero c’è stato solo nel mese di gennaio che ha segnato un -2% rispetto a gennaio 2014, mentre febbraio e marzo hanno visto aumentare la spesa rispettivamente dello 0,2% e dello 0,9%. Sempre nel primo trimestre è stata registrata un’inversione del trend di aumento del numero delle ricette, che sono diminuite dello 0,7% rispetto al primo trimestre 2014, così come sembra al momento arrestarsi il calo del valore medio netto delle ricette, aumentato nel primo trimestre 2015 dello 0,4% (lordo: +1%). Sono stati quindi prescritti mediamente farmaci di prezzo più alto. Nei primi tre mesi dell’anno le ricette sono state oltre 157 milioni, pari in media a 2,6 ricette per ciascun cittadino.

Le confezioni di medicinali erogate a carico del Ssn sono state oltre 289 milioni, con una diminuzione dello 0,7% rispetto allo stesso periodo del 2014. Ogni cittadino italiano ha ritirato in farmacia in media 4,8 confezioni di medicinali a carico del Ssn. Federfarma rivela inoltre che, complessivamente, i cittadini hanno pagato quasi 132 milioni di ticket sui farmaci, di cui più del 64% (dato Aifa) dovuto alla differenza di prezzo rispetto al farmaco equivalente meno costoso.

L’incidenza sulla spesa lorda delle quote di partecipazione a carico dei cittadini è passata dal 13,2% di marzo 2014 al 13,7% di marzo 2015 a seguito degli interventi regionali sui ticket e del crescente ricorso dei cittadini ai medicinali di marca più costosi, con conseguente pagamento della differenza di prezzo rispetto all’equivalente di prezzo più basso, a causa delle polemiche sull’efficacia dei medicinali generici e sulla sostituzione da parte del farmacista con un equivalente tra quelli di prezzo più basso, che creano diffidenza nei cittadini. Nelle regioni con ticket più incisivo le quote di partecipazione hanno un’incidenza sulla spesa lorda tra l’11,5% e il 17,9%.

“Le farmacie continuano a dare un rilevante contributo al contenimento della spesa – spiega Federfarma – oltre che con la diffusione degli equivalenti e la fornitura gratuita di tutti i dati sui farmaci Ssn, con lo sconto per fasce di prezzo, che ha prodotto nel primo trimestre 2015 un risparmio di oltre 133 milioni di euro, ai quali vanno sommati circa 18 mln derivanti dalla quota dello 0,64% di cosiddetto pay-back, posto a carico delle farmacie a partire dal 1 marzo 2007 e sempre prorogato, volto a compensare la mancata riduzione del 5% del prezzo di una serie di medicinali. A tali oneri si è aggiunta, dal 31 luglio 2010, la trattenuta dell’1,82% sulla spesa farmaceutica, aumentata, da luglio 2012, al 2,25% che ha comportato per le farmacie un onere quantificabile nel primo trimestre 2015 in circa 51 milioni di euro. Complessivamente, quindi, il contributo diretto delle farmacie al contenimento della spesa, nei primi tre mesi del 2015, è stato di oltre 200 milioni. È bene ricordare che lo sconto a carico delle farmacie ha un carattere progressivo in quanto aumenta all’aumentare del prezzo del farmaco, facendo sì che i margini reali della farmacia siano regressivi rispetto al prezzo. Le farmacie rurali sussidiate e le piccole farmacie a basso fatturato Ssn godono di una riduzione dello sconto dovuto al Ssn”.

Sempre in questi giorni sono stati pubblicati anche i dati raccolti dall’Aifa, che ha segnalato con preoccupazione uno sforamento della spesa ospedaliera di 700 milioni già nei primi quattro mesi dell’anno.