Con i tagli ai finanziamenti la Sanità non migliora

Organizzare meglio le divisioni di chirurgia e centri di eccellenza certificati per patologia oncologica, trovare soluzioni per la medicina difensiva, chiudere le UOC poco produttive e investire sui giovani. Ecco come risparmiare in Sanità

l_5972_corcione.jpgSi sa che il nostro Paese vive, come tutti quelli occidentali una grave crisi economica “cronica” e ciò è un dato incontrovertibile. È noto che negli anni si sia passati dal periodo degli sprechi a quello delle vacche magre e anche questo è un dato incontrovertibile. Ed è anche vero che ci sono nella sanità forse ancora troppi sprechi come in tutti i campi del Welfare.
Quello che non è più accettabile è pensare di tagliare, e questa volta in modo considerevole, nell’ambito del piano sanitario una gran fetta dei finanziamenti dicendo che così facendo la sanità migliorerà. È come se io dicessi a mia moglie: “Ti decurto il budget “alimentare” del 20% però voglio mangiare meglio”. Cosa direbbe? Allora è venuto il momento delle verità. Consentitemi di elencarle secondo la mia esperienza di chirurgo e quindi di operatore del settore.

La prima verità è che il Paese con i suoi governi si è crogiolato per anni sul concetto che la sanità era fra le migliori del mondo. Il che era vero e forse lo è ancora. Ma non lo sarà domani. Non lo sarà perché la chirurgia diventa sempre più tecnologica e quindi costosa. Il paziente diventa più esigente di fronte all’evoluzione della chirurgia e il chirurgo è tra l’incudine degli aggiornamenti tecnologici e il martello del paziente che esige, giustamente, sempre di più. Con i tagli si soddisferanno le esigenze dei chirurghi e dei pazienti? Non credo.
La seconda verità è che ancora oggi viviamo in un Paese in cui a tutte le latitudini e longitudini ci sono stati sprechi enormi in sanità: ospedali costruiti e mai inaugurati, ospedali inaugurati e mai attivati, ospedali fatiscenti apparentemente chiusi ma funzionanti a scartamento ridotto con personale “imboscato”, policlinici ripieni di primari con tre posti letto… Tutto questo ha comportato e comporta un dissanguamento delle povere tasche della sanità.
La terza verità è che si vuole colpire l’acquisto dei prodotti cercando di risparmiare su quella che è la voce più infinitesimale del bilancio della sanità. In questo modo si da adito al proliferare di insinuazioni di possibili corruzioni tra aziende e operatori senza arrivare a concretizzare il primario obiettivo del risparmio. È come ai tempi dei Borbone, si organizzavano le feste per nascondere la povertà della gente. Gli acquisti a prezzi più bassi di prodotti scadenti farebbero risparmiare poco o niente e porterebbero invece presumibilmente negli anni a un aumento della spesa per il possibile aumento delle complicanze legate all’acquisizione di prodotti scadenti. Se io compro una macchina e la compro al prezzo più basso non mi devo lamentare se mi lascia dopo 10000 km, o se devo fare dei lavori sistematicamente. Alla fine non avrò risparmiato e avrò perso il mio tempo.

E allora non abbiamo vie di uscita per questa situazione di cronico disagio? Qualsiasi governo dovrà e potrà ricorrere sempre e comunque in caso di difficoltà al “bancomat” sanità? Da anni le società scientifiche cercano invece di far sentire la propria voce che non vuole essere di semplice protesta (dovrebbero protestare molto di più le associazioni dei pazienti!!) ma anche collaborare a trovare soluzioni condivise.
E allora si può risparmiare, e come, in sanità?

a) Organizzando al meglio il Ssn.
Ancora oggi assistiamo a uno spreco economico “ingente” ricoverando pazienti che attendono 3-4-5 o più giorni per essere operati perché c’è una notevole disorganizzazione concernente il rapporto sala operatoria/reparto. Tra numeri di posti letto e sala operatoria, tra numero di chirurghi e sala operatoria, tra attività di reparto e disponibilità di sala operatoria. Tra numero medio di interventi chirurgici per operatore e numero di pazienti trattati in una divisione. Organizzare le divisioni di chirurgia tenendo presenti questi parametri porterebbe a un risparmio notevole.

b) Organizzare dei centri di eccellenza certificati per patologia oncologica.
Questa scelta è stata fatta dall’Inghilterra e dalla Francia molti anni fa con la consapevolezza che una patologia trattata in un centro di eccellenza è per tutti una condizione favorevole: minori complicanze, minore degenza, migliore gestione delle complicanze e quindi risparmio in termini economici e sociali. Leggendo i dati Agenas ci si può rendere conto che ancora oggi in moltissimi ospedali italiani un intervento per carcinoma dello stomaco o del pancreas o del fegato viene effettuato meno di cinque volte in un anno. Che competenza possono avere i chirurghi che operano 2 o 3 casi di tale patologia? Allora guardiamo in faccia la realtà e organizziamoci perché già da questo potremmo risparmiare.

c) Chiudere – ma chiudere davvero – le UOC poco produttive o eliminare i doppioni in ospedali limitrofi.

d) Trovare una soluzione alla chirurgia difensiva, al dilagare del contenzioso medico-legale che porta il chirurgo a difendersi sempre di più. Oggi le cifre per la chirurgia difensiva sono esorbitanti e tali da far aprire gli occhi a chi ha dovuto soffermarsi sulla necessità di mettersi intorno a un tavolo per trovare una soluzione a questa grave problematica.

e) Investire di più nei giovani che significa risparmiare nel futuro. Oggi non c’è alcun sinergismo così come avviene in Francia o in Germania tra specializzandi e posti di lavoro, per cui lo Stato investe circa 150.000 euro per la formazione dello specializzando ma non gli offre alcuna possibilità di continuare a lavorare. Un giovane che si ferma dopo la specializzazione rappresenta uno spreco economico ingente e, domani, potremmo non avere chirurghi formati adeguatamente e quindi saremo costretti ad importare mano d’opera adeguata ed avremo, in questo modo, sprecato i soldi investiti nella specializzazione.

La bacchetta magica non ce l’ha nessuno: né governo, né ministro, né chirurghi, né ASL, né regioni. Ma è venuto il momento di discutere tutti insieme sulla necessità di modificare la nostra sanità. Questa volta per risparmiare ma nello stesso tempo per migliorarla. Davvero!