Epatite C: Traversa (Iss), bolla speculativa coi prezzi di rimborso Ssn “secretati”

Non dichiarando il prezzo finale le aziende possono permettersi di strappare prezzi più alti laddove l’interlocutore di turno abbia un minore potere contrattuale. Nell'ottica dei Paesi europei il guadagno in un Paese è evidentemente ottenuto a scapito dei prezzi praticati in altri Paesi. Così, i singoli Stati fanno a gara per farsi un danno reciproco.

E’ giusto che il prezzo dei farmaci rimborsati dal Ssn sia considerato riservato?  A porsi l’interrogativo – in relazione al prezzo dei farmaci per l’epatite C – è Giuseppe Traversa, super esperto del Centro nazionale di epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità, in un articolo pubblicato su “Ricerca e Pratica” dell’Istituto Mario Negri e rilanciato dal sito di informazione indipendente “Politiche del farmaco”.

“Non è stata oggetto di discussione pubblica la decisione che ha portato a mantenere riservato il prezzo contrattato dall’Aifa per il rimborso da parte del Ssn del primo dei farmaci approvati per il trattamento dell’epatite C, il sofosbuvir –  riassume Traversa.  – Sappiamo infatti che il prezzo al pubblico per le 12 settimane di trattamento è di 74mila euro, che il prezzo ex factory, al netto delle quote del farmacista e del grossista, è di 45mila euro e che, tenuto conto degli sconti, il prezzo iniziale di acquisto da parte del Ssn è di 37mila euro. Sulla base del numero di pazienti che verranno complessivamente trattati in Italia, si sa anche che il prezzo si ridurrà progressivamente. Non è noto però il prezzo nei diversi scaglioni di pazienti trattati, e neppure quale sia il prezzo finale nell’ipotesi che tutti i pazienti siano trattati con questo farmaco”.

“E’ evidente quale sia l’interesse delle aziende” – commenta Traversa – Non dichiarando il prezzo finale possono permettersi di strappare prezzi più alti laddove l’interlocutore di turno abbia un minore potere contrattuale.  Nel caso dei servizi sanitari, non dichiarando il prezzo vero si contribuisce a mantenere alti i prezzi nominali e a creare una sorta di bolla speculativa”.

“Se le contrattazioni sono riservate solo le aziende conoscono i prezzi applicati nei vari Paesi e non i servizi sanitari” –  prosegue. – E se si assume il punto di vista dell’insieme dei Paesi europei, non è escluso che un singolo Paese possa guadagnarci. Ma evitando di rendere pubblica l’informazione sul prezzo, il guadagno in un Paese è evidentemente ottenuto a scapito dei prezzi praticati in altri Paesi. Così, i singoli Stati fanno a gara per farsi un danno reciproco”.

“La mancanza di trasparenza – conclude – è pagata a prezzo di una perdita per il complesso dei cittadini europei ed è incomprensibile che questo atteggiamento sia considerato normale”.