Ricerca: alla Statale di Milano un progetto Ue da 50 mln per nuovi antibiotici

L’obiettivo è sviluppare farmaci per pazienti con fibrosi cistica o bronchiectasie. Coinvolti 22 enti di 10 Paesi europei

Sviluppare nuovi antibiotici per pazienti con insufficienza respiratoria grave e a rischio infezione affetti da fibrosi cistica o bronchiectasie. E’ l’obiettivo di un progetto di ricerca internazionale che sarà coordinato dall’Università Statale di Milano e che è stato finanziato con 50 milioni di euro dalla Commissione europea attrverso l’Imi (Innovative medicine initiative). Saranno coinvolti ricercatori di 22 enti e organizzazioni di 10 Paesi (oltre all’Italia anche Irlanda del Nord, Scozia, Inghilterra, Spagna, Germania, Francia, Belgio, Olanda e Svizzera).

Francesco Blasi, direttore del Dipartimento di fisiopatologia medico-chirurgica e dei trapianti dell’ateneo meneghino, sarà il coordinatore scientifico del workpackage WP4C. In particolare, gestirà i trial clinici e guiderà lo sviluppo clinico di due  antibiotici per via inalatoria per i pazienti con bronchiectasie. Lavorerà inoltre nel coordinamento dello sviluppo clinico di un nuovo antibiotico, da assumere sempre per via inalatoria, per i malati di fibrosi cistica.Il consorzio iAbc (inhaled Antibiotics in Bronchiectasis and Cystic Fibrosis) – che dà il nome al progetto – è capitanato da Stuart Elborn della Schools of Medicine, Dentistry and Biomedical Sciences and Pharmacy presso la Queen’s University di Belfast (Irlandadel Nord), e ha come partners Efpia (associazione europea delle imprese farmaceutiche), Novartis e Basilea Pharmaceutica.

”Vi è una chiara e urgente necessità di sviluppare antibiotici innovativi per migliorare l’efficacia lungo termine delle terapie antibiotiche nella fibrosi cistica. Ancor di più nelle bronchiectasie, dove non vi sono terapie antibiotiche approvate per il trattamento delle infezioni respiratorie croniche. Il progetto iAbc consentirà di velocizzare lo sviluppo e lo studio di nuovi antibiotici per il trattamento di infezioni respiratorie croniche, facendo fronte alle sempre più importanti resistenze batteriche e al potenziale emergere di nuovi patogeni”, commenta Blasi.