Screening: al via da Milano #iRUN2 per la prevenzione del tumore del colon retto

Prima tappa della campagna inaugurata con una performance live dell'associazione no profit Podisti da Marte nelle strade cittadine. L'iniziativa raggiungerà tra qualche settimana la Campania e via via altre Regioni

Al via oggi a Milano con una performance live organizzata dall’associazione no profit Podisti da Marte,  #iRUN2, campagna nazionale di sensibilizzazione alla salute, alla prevenzione e allo screening del tumore colon retto promossa con l’Osservatorio Nazionale Screening (Ons) e il Gruppo Italiano Screening Colorettale (GISCoR), con il sostegno de La Gazzetta dello Sport e il contributo non condizionante di Roche, nonché – nel caso della tappa lombarda – col Patrocinio di Regione Lombardia e il sostegno della Rete Oncologica Lombarda (ROL). L’iniziativa  raggiungerà tra qualche settimana la Campania e via via altre Regioni, coinvolgendo attivamente cittadini, personaggi dello sport, dello spettacolo, della politica e del giornalismo.

“Il tumore del colon retto è una delle forme di cancro più diffuse al mondo, con oltre 1,2 milioni di nuovi casi diagnosticati e più di 600mila morti ogni anno. “In Italia le persone con una pregressa diagnosi di tumore al colon retto sono quasi 300mila e siamo di fronte al tumore in assoluto a maggiore insorgenza nella popolazione italiana, con quasi 52mila diagnosi stimate per il 2014. Tra gli uomini si trova al terzo posto, preceduto solo dai tumori di prostata e polmone (14% di tutti i nuovi tumori), mentre tra le donne si colloca al secondo posto, preceduto dal tumore della mammella” – ricorda il coordinatore della Rol, Roberto Labianca. – “Individuato precocemente grazie ai programmi di screening – aggiunge Labianca – il tumore del colon retto può essere curato: nello stadio iniziale l’intervento chirurgico, eventualmente associato a chemioterapia, è in genere risolutivo; in caso di metastasi, si rende necessario un trattamento farmacologico che consiste nella tradizionale chemioterapia in combinazione con i farmaci biologici, terapie mirate in grado di interagire con processi vitali delle cellule tumorali come l’angiogenesi. L’avvento di questi farmaci ha contribuito a modificare la storia naturale del tumore al colon retto, riuscendo, in molti casi, nell’obiettivo di controllare la malattia, cronicizzandola».

“Lo screening di popolazione del cancro colorettale è un programma di sanità pubblica offerto gratuitamente ai cittadini nella fascia d’età compresa tra i 50 e i 69 anni – spiega invece Emanuela Anghinoni, Presidente GISCoR. – Le Asl spediscono regolarmente gli inviti al domicilio e le persone che intendono aderire al programma ritirano il kit per la ricerca del sangue occulto nelle feci nei punti convenzionati con i servizi di prevenzione e, grazie a questo semplice test da effettuare a casa, è possibile intercettare la malattia in fasi precoci, quindi potenzialmente curabili, o di individuare i precursori del cancro, comunemente definiti polipi, la cui rimozione per via endoscopica impedisce l’insorgenza del tumore colorettale”.

Il test utilizzato nella quasi totalità dei programmi di screening è la ricerca del sangue occulto nelle feci, eseguito ogni 2 anni. L’esame, estremamente semplice, non invasivo, consiste nella raccolta, eseguita a casa, di un piccolo campione di feci e nella ricerca, in laboratorio, di tracce di sangue non visibili a occhio nudo, che possono essere indizio della presenza di forme tumorali oppure di polipi che possono, in futuro, degenerare. Una piccola parte dei programmi di screening attivi in Italia (in particolare nella regione Piemonte) utilizza al posto della ricerca del sangue occulto un altro esame, la rettosigmoidoscopia, un esame endoscopico dell’ultima parte dell’intestino, eseguita una sola volta all’età di 58-60 anni.

Secondo il Rapporto 2014 dell’Osservatorio Nazionale Screening, nel 2013 sono state invitate dalle Asl a effettuare l’esame di screening, in quasi tutto il Paese, circa 4,5 milioni di persone di età compresa tra i 50 e i 69 anni, con un aumento rispetto al 2012 di circa 300mila persone, pari all’8%. Un progresso buono ma non sufficiente secondo Marco Zappa, Direttore Ons: “Molto deve essere ancora fatto, per portare lo screening del tumore del colon retto a quei livelli di notorietà e adesione che contraddistinguono analoghi e comuni screening, come la mammografia o il pap test” – dice. –  “E’ necessario migliorare, da parte delle Regioni, il livello di invito alla popolazione (oggi viene raggiunto in media il 60% dei cittadini in target: al Nord oltre 8 persone su 10, 6 su 10 al Centro e, purtroppo, meno di 3 su 10 al Sud. Inoltre, bisogna alzare il tasso di adesione all’invito da parte della popolazione”