Ddl Concorrenza, niente sorprese: fascia C resta in farmacia e paletti alle società di capitali

Ieri notte la Commissione Finanze e Attività della Camera ha dato il via libera al provvedimento. Il 21 settembre lo sbarco in aula. Le reazione delle associazioni di categoria

Tutto secondo le previsioni. I medicinali di fascia C con ricetta resteranno in farmacia, senza aperture a parafarmacie e grande distribuzione, mentre le società di capitali potranno acquistare le farmacie rispettando alcuni paletti. Approvando alcuni emendamenti all’art.32 che riguarda il settore delle farmacie, la Commissione Finanze e Attività della Camera ha dato il via libera al testo del Ddl Concorrenza che il 21 settembre approderà in Aula.

Il provvedimento sancisce l’ingresso delle società di capitali che potranno acquistare le farmacie private. Al loro interno, però, non potranno esserci soggetti che svolgono attività “nel settore della produzione e informazione scientifica del farmaco” o esercitano “la professione medica” secondo quanto previsto da un emendamento approvato ieri in Commissione.

Fra le altre misure, la nuova versione del Ddl Concorrenza prevede che, nei comuni fino a 6.600 abitanti, le farmacie che risultino “soprannumerarie per decremento della popolazione” possano essere trasferite in ambito regionale “previo pagamento di una tassa di concessione governativa una tantum pari a 5.000 euro”. Inoltre, il provvedimento apre a una liberalizzazione degli orari di apertura della farmaci: “E’ facoltà di chi ha la titolarità o la gestione della farmacia di prestare servizio in orari e in periodi aggiuntivi rispetto a quelli obbligatori, purché ne dia preventiva comunicazione all’autorità sanitaria competente e informi la clientela mediante cartelli affissi all’esterno dell’esercizio”, recita uno degli emendamenti approvati.

Il Ddl che approderà alla Camera non piace affatto ad alcune sigle del settore che speravano nelle liberalizzazioni. “Ancora una volta la politica abdica davanti a lobby e corporazioni, ancora una volta il falso riformismo fa un assist ai grandi capitali trasformando un monopolio di fatto in un oligopolio. È difficile trovare nei libri di economia comportamenti tanto assurdi quali quelli assunti nell’approvazione del DDL concorrenza sulle farmacie, tali per cui si possono fare “economie di scala” all’interno di un monopolio di fatto. Da una parte si apre a società di capitale che potranno in questo modo rilevare e salvare le farmacie in difficoltà mettendo al sicuro la finanziaria dei titolari di farmacia che le aveva tenute in vita sino ad ora, dall’altro, s’impedisce un minimo di concorrenza sui farmaci di fascia C con ricetta che i cittadini pagano di tasca propria. Risultato finale: nessun incremento della concorrenza, nessun risparmio per i cittadini, nessun nuovo posto di lavoro, ma un nuovo e robusto oligopolio”, scrive il Movimento nazionale del liberi farmacisti in una nota.

Critiche anche dal mondo delle parafarmacie: “Permettere al grande capitale di entrare in un mercato chiuso non crea liberalizzazioni ma oligopoli. Questo è tutto tranne che concorrenza”, dice all’Ansa Davide Gullotta, presidente della Federazione nazionale delle parafarmacie (Fnp). Per i parafarmacisti è un doppia sconfitta, vista la bocciatura dell’emendamento che avrebbe portato i farmaci di fascia C con ricetta fuori dalle farmacie. Una scelta, per Gullotta, “che, unita a quella sulla proprietà, decreterà la fine esperienza delle parafarmacie”.

Sul fronte opposto, Federfarma plaude alla scelta di mantenere i farmaci con ricetta medica all’interno delle farmacie. “Apprezziamo molto – dichiara la presidente Annarosa Racca – il fatto che nelle Commissioni abbia prevalso il senso di responsabilità e la volontà di salvaguardare l’efficienza del servizio farmaceutico, in linea con la scelta effettuata dal Governo di evitare che farmaci con ricetta medica, destinati alla cura di patologie serie, uscissero dalle farmacie, ipotesi non applicata in nessun Paese europeo. Il testo uscito dalle Commissioni è, infatti, rispettoso della funzione sociale e sanitaria della farmacia e della professionalità dei farmacisti che in essa operano”. Reazione positiva anche dall’associazione di categoria Farmacieunite che in un comunicato esprime soddisfazione per “la fascia C che resta in farmacia” e sottolinea i potenziali benefici dell’apertura alle società di capitali: “L’interesse nei confronti della farmacia italiana da parte di alcuni grandi gruppi denoti, al di là diun realistico momento di difficoltà, porta anche elementi di vitalità e di potenzialità per gli esercizi del nostro Paese”, si legge nella nota sindacale.