Funziona la pillola preventiva contro l’Hiv

Due studi condotti nel Regno Unito e negli Usa, hanno dimostrato la capacità di Truvada nel prevenire lo sviluppo dell’infezione da Hiv nei gruppi a rischio

ViiV Healthcare

Buone notizie sul fronte della prevenzione dell’Hiv. I dati di due recenti studi hanno infatti confermato l’efficacia della pillola Truvada nel proteggere dal virus. Il farmaco prodotto dalla Gilead e nato come terapia per l’Hiv, nel 2012 è stato approvato come profilassi negli Usa e ha dimostrato di ridurre il rischio di infezione da Hiv del 92% dei casi, secondo i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie. La pillola non protegge però contro altre malattie sessualmente trasmissibili.

Il primo studio pubblicato su The Lancet è stato condotto dai ricercatori dell’University College di Londra in 13 cliniche, su 544 soggetti omosessuali sani a cui è stato chiesto di prendere il farmaco o un placebo quotidianamente dal novembre 2012 all’aprile 2014. I ricercatori hanno visto che nel periodo in studio, nel gruppo che aveva ricevuto il trattamento si erano verificate solo tre casi di infezioni da Hiv, mentre nel gruppo controllo le infezioni registrate erano state venti. In pratica due nuove infezioni per anno ogni centro partecipanti allo studio nel gruppo trattato e dieci all’anno ogni cento nel gruppo controllo. “facendo due calcoli la riduzione è stata quindi dell’86%” ha spiegato Kenneth Mayer, fondatore, co-presidente e direttore di ricerca medica dell’Istituto Fenway di Boston. “Inoltre circa i due terzi di coloro che hanno preso Truvada come profilassi, probabilmente erano già infettati quando hanno iniziato lo studio” ha spiegato Mayer, che ha co-scritto un editoriale che ha accompagnato lo studio.

Nel secondo studio, condotto nella zona di San Francisco, non ci sono stati nuovi casi di infezione da Hiv tra le 657 persone che hanno assunto Truvada quotidianamente. Anche in questo caso la maggioranza dei partecipanti era omosessuale o bisessuale di età compresa tra i 20 e i 68 anni. “Difficile però capire qual è stata la reale protezione del farmaco senza un gruppo di controllo con cui confrontare i dati”, come ha spiegato lo stesso Jonathan Volk, infettivologo del Kaiser Permanente del San Francisco Medical Center e principale autore dello studio. La metà dei partecipanti inoltre ha sviluppato altre malattie sessualmente trasmissibili ma una spiegazione potrebbe essere dovuto al fatto che “i soggetti studiati sono più controllati, e c’è quindi una maggiore probabilità che venga scoperta una eventuale infezione” ha concluso Volk.