Gli oncologi del Cipomo d’accordo con il ministro Lorenzin sull’appropriatezza

Gli specialisti si pongono in aperto contrasto con il parere dei principali sindacati anche se considerano potenzialmente inique le sanzioni previste dal provvedimento a carico dei medici

Il Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri (Cipomo) apprezza il decreto sull’appropriatezza diagnostica e prescrittiva voluto dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, anche se non crede in interventi sanzionatori di “dubbia equità” quanto piuttosto in un non meglio precisato “dialogo costruttivo”.
In una nota appena diffusa, gli specialisti salutano con favore l’iniziativa del ministro, ponendosi quindi in aperto contrasto con i pareri dei principali sindacati medici. “L’appropriatezza diagnostica e terapeutica è una condizione irrinunciabile di un’assistenza medica di qualità volta a garantire ai pazienti il miglior approccio diagnostico e terapeutico. L’eventuale risparmio di risorse che ne può derivare, sia in termini di riduzione delle liste d’attesa sia in termini di migliore utilizzo di risorse, va ancora nella direzione di un miglioramento globale dell’assistenza”.
Questa la premessa del Cipomo, che poi insiste sul medesimo tema: “Lo sforzo mirato al miglioramento dell’appropriatezza di cura è il rovescio positivo della medaglia durante una crisi economica: risorse limitate pongono doverosi quesiti su quanto è davvero utile al paziente e su quanto è frutto di una routine, spesso superflua se non addirittura dannosa. L’esempio dei marcatori tumorali è lampante: il loro uso improprio è largamente diffuso nel nostro Paese nell’errata convinzione della loro capacità di screenare tumori in fase iniziale. A causa della bassa specificità della maggior parte degli stessi, il 20% della popolazione sana presenta un’alterazione del tutto priva di significato clinico di uno o più marcatori impropriamente richiesti, con conseguenze fortemente negative per induzione di accanimenti diagnostici anche invasivi, ingiustificati e non scevri da rischi. Il loro impiego appropriato è invece assolutamente prezioso nel monitoraggio dell’efficacia delle cure oncologiche o nel caso di valutazione di neoplasie già diagnosticate”.
L’argomento appropriatezza prescrittiva sarà al centro di una conferenza nazionale dal titolo “Cosa non fare in oncologia dal 2016: scegliere con saggezza per fare spazio alla innovazione di valore”. L’appuntamento è per novembre, a Terni. La nota del Cipomo ricorda inoltre che “il rigore scientifico dell’oncologia medica italiana all’interno di un servizio sanitario tra i migliori del mondo ha finora portato a risultati eccellenti: in termini di numero di guarigioni e di lungo-sopravvivenze per i cinque tumori più diffusi” tanto che, sempre secondo gli oncologi, l’Italia è al primo posto nel mondo, a pari merito con la Germania.
“Questo patrimonio di cultura scientifica e di efficacia di cura deve essere difeso e incrementato anche facendo spazio all’innovazione diagnostico terapeutica di valore della quale i nostri pazienti potranno giovarsi molto di più di quanto otterrebbero da prescrizioni superflue. Per questo motivo – prosegue la nota – il Cipomo vede con grande favore e condivide i contenuti del decreto del ministro Lorenzin là dove regola, sulla base di ben note evidenze scientifiche, l’uso appropriato delle indagini diagnostiche in ambito oncologico”.