Congresso Fimmg, Milillo: “Far ripartire il negoziato per il rinnovo dell’Acn”

Le trattative per l'accordo collettivo nazionale, l'appropriatezza, il titolo V e la governance del sistema, il comma 566 e il rapporto con le altre professioni sanitarie. Ecco la relazione del segretario al 71esimo Congresso Nazionale del sindacato dei medici di famiglia

Dallo stallo nelle trattative per il rinnovo dell’Accordo collettivo nazionale (Acn) al dibattito di queste settimane sul tema dell’appropriatezza, dai contrasti con le Regioni alla questione ancora aperta dell’ormai famoso “comma 566” in materia di competenze delle professioni sanitarie. Sono questi i punti fondamentali della relazione che il segretario generale della Fimmg, Giacomo Milillo, ha presentato al 71esimo Congresso del sindacato della medicina generale in corso in questi giorni a Domus de Maria (Cagliari).

Il rinnovo della convenzione
A marzo scorso il negoziato per il rinnovo della Convenzione sembrava aver imboccato una strada praticabile con l’accordo siglato al ministero della Salute da sindacati e Comitato di Settore delle Regioni, ma – afferma Milillo –  “quell’accordo rispettoso della legge e delle prerogative negoziali è stato smentito e vanificato con inaudita arroganza dalla Conferenza delle Regioni” al punto da spingere la Fimmg a convocarare, a maggio, uno sciopero nazionale poi revocato in seguito alle rassicurazioni arrivate dal premier Matteo Renzi. “Poi – spiega il segretario –  le elezioni regionali hanno fermato i giochi, e solo nei giorni scorsi la riorganizzazione della Conferenza delle Regioni ha costituito la Commissione salute e il Comitato di settore, nonché il vertice della Sisac”.
Ora è tempo di riprendere la negoziazione – avverte Milillo – “riformulando l’atto di indirizzo anche alla luce delle utlime indicazioni della Corte di Cassazione che legittimano la reintroduzione di un significato economico nel rinnovo convenzionale ma soprattutto la necessità, in un paese di diritto, della negoziazione sindacale come unico meccanismo attraverso cui determinare l’evoluzione di una area contrattuale”. E la Fimmg  – assicura – “sarà sulla stessa posizione fino ad ora tenuta, disponibile a spiegare e negoziare, ma fermamente determinata a introdurre con la riscrittura dell’articolato un forte cambiamento della Medicina Generale, premessa indispensabile ad una vera assistenza primaria”.

Regioni, Titolo V e “involuzione” del Ssn
Più in generale, per quanto riguarda il Servizio sanitario nazionale nel suo complesso, la relazione di Milillo sottolinea l’incapacità dell’Italia di “formulare e perseguire un progetto coerente e di gestione” a causa dell’assenza di un “centro di responsabilità primario di programmazione e verifica”. Secondo Milillo, il Titolo V della Costituzione – della cui riforma sta discutendo proprio in questi giorni il Senato – ha creato le condizioni “per l’involuzione del nostro ‘Ssn’ in tanti piccoli ‘Ssr’ incoerenti tra loro e senza alcuna programmazione unitaria”.
“Uno dei problemi – prosegue il segretario – rimane che ogni Regione vuole fare e rifare ad ogni cambio di gestione politica in funzione delle rispettive clientele, conservando o addirittura aumentando centri di alta specializzazione (emodinamiche, centri trapianti, ecc.), indipendentemente da una programmazione nazionale”.

L’appropriatezza
Non poteva mancare nella relazione di Milillo un riferimento al dibattito sull’appropriatezza delle prestazioni – e quindi al decreto del ministro Lorenzin – che nelle ultime settimane ha occupato molto spazio sui media nazionali. Il leader Fimmg parla del “mostro rappresentato dall’operazione appropriatezza che prevede il sanzionamento del medico che non pratica la medicina amministrativa” e suggerisce di fare chiarezza sul significato stesso del termine: “Appropriatezza significa capacità di analizzare l’esistente alla luce di un progetto di sistema e rendere congruenti tutte le variabili di quel progetto per approssimarsi, quanto più possibile, agli outcome sperati ed attesi. Non significa scambiare liste di proscrizione scientificizzate ad arte ed imposte sulle baionette delle sanzioni con l’appropriatezza derivante dalla conoscenza, dalla condivisione di un progetto complessivo, dalla personalizzazione dell’approccio e dal saper mettere al centro dell’agire l’umanizzazione dell’atto diagnostico terapeutico. La categoria ha sul tema della distorsione del termine appropriatezza, fatta dalla parte pubblica, una occasione irripetibile di consenso se sarà capace di staccarsi dal particolare e proporre una visione completa, a 360 gradi, di ridisegno del pianeta sanità pubblica in Italia, dal quale tutti possano trarre una prospettiva di impegno e di miglioramento. Solo così sarà possibile rimettere, come doveroso, al centro dell’agenda del Governo la sanità e sottrarla all’attuale esclusività del ministero dell’Economia e delle Finanze”.

Comma 566 e altre professioni sanitarie
Un quarto punto affrontato da Milillo è quello del comma 566 della legge di Stabilità 2015 che apre a sperimentazioni regionali, concordate con le università, per la definizione di ruoli e funzioni di tutti i professionisti sanitari. “Il conflitto con le professioni sanitarie non mediche è un problema attribuito ai professionisti che invece dipende dal malgoverno, anche intenzionale, delle Regioni, che l’Esecutivo non ha saputo o potuto gestire correttamente”, sostiene il segretario Fimmg esprimendo preoccupazione per “un sistema che disegnerà 21 tipi di medico, infermieri e di altri professionisti, diversi in ogni Regione”.
Secondo Milillo “non è necessaria la contrapposizione fra categorie “he comunque svolgono funzioni e ruoli diversi, contrapposizione che, fra l’altro, nei fatti non è vissuta in questi termini nella quotidianità dalla maggior parte dei medici e degli infermieri”. Il progresso delle professioni sanitarie – spiega il segretario – “come è avvenuto in altre parti del mondo deve essere facilitato e accompagnato in una graduale evoluzione, determinata e senza interruzioni, fermo restando che la confusione delle responsabilità correlate alle funzioni deve essere correttamente ripartita e non prevedere sovrapposizioni che poi tocca alla magistratura dirimere”.

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