L’innovazione tecnologica porta benefici ai pazienti e al Ssn

I risultati del progetto O.R.M.E. (Outcomes Research and Medtech Efficiency), nato dalla partnership tra Regione Lombardia, Medtronic Italia e Centro Studi Sanità Pubblica dell’Università Bicocca

L’innovazione tecnologica, oltre a generare benefici clinici per i pazienti, può portare a una maggiore efficienza per i sistemi regionali e a una potenziale riduzione dei costi in Sanità legati a una diminuzione delle ospedalizzazioni e agli eventi acuti. E’ quanto emerge dai risultati del progetto O.R.M.E. (Outcomes Research and Medtech Efficiency), un’iniziativa nata tre anni fa, in seguito a un accordo fra Regione Lombardia e Medtronic Italia, che ha coinvolto il Centro Studi Sanità Pubblica (Cesp) dell’Università Bicocca e un gruppo di clinici italiani. da Una parternship tra regione, industria e università che, sfruttando i dati epidemiologico-sanitari della Regione contenuti nel data warehouse lombardo Denali – il database sanitario sviluppato a partire dal 2010 da Regione Lombardia in collaborazione con l’Università di Milano Bicocca – ha indagato quattro ambiti clinici: le arteriopatie periferiche nella popolazione con diabete mellito, lo scompenso cardiaco e la morte improvvisa, la fibrillazione atriale e le patologie degenerative della colonna vertebrale. Scopo: produrre analisi di impatto economico, oltre che evidenze scientifiche, per poter valutare il risparmio che innovazione e appropriatezza nell’utilizzo delle tecnologie possono generare e fornire dati utili ai decisori per la programmazione sanitaria.

Uno dei primi ambiti analizzati dalla ricerca è stato quello cardiovascolare. Nel caso della morte cardiaca improvvisa e dello scompenso cardiaco (che colpisce il 2% della popolazione adulta), il Progetto O.R.M.E. ha indagato l’impatto dei nuovi device quali i defibrillatori impiantabili e i resincronizzatori cardiaci. Secondo i risultati della ricerca, tra gli oltre 13.800 pazienti che tra il 2000 e il 2010 hanno subito un nuovo impianto di defibrillatore o resincronizzatore il numero di ospedalizzazioni annue per cause cardiovascolari (in aumento nei tre anni precedenti all’impianto) è diminuito  fino al 50% dopo l’impianto così come il costo annuale delle ospedalizzazioni per eventi cardiovascolari. Dal quinto-sesto anno  il dato delle ospedalizzazioni torna a salire a causa degli interventi di sostituzioni degli impianti; il trend di questi interventi nei pazienti trapiantati è costante. “Le aziende stanno  lavorando però per aumentare  la longevità di questi sistemi. Da una media di cinque anni – ha spiegato Antonio Curnis, responsabile laboratorio elettrofisiologia del Dipartimento di Cardiologia dell’Ospedale Civile di Brescia –le nuove batterie possono durare fino a sette-dieci anni. In questo modo si riducono i ricoveri per la sostituzione e di conseguenza i costi”, oltre che la qualità di vita dei pazienti. Ridurre le ospedalizzazioni ha un effetto anche sulla sopravvivenza dei pazienti . “Il 70% dei pazienti con scompenso però – sottolinea Curnis – non ha ancora accesso a queste terapie”.

Per la fibrillazione atriale , l’obiettivo è stato valutare l’impatto epidemiologico ed economico della procedura di ablazione transcatetere. Nei dieci anni di osservazione sono stati analizzati i dati di oltre 143.000 pazienti lombardi che hanno subito almeno un ricovero con diagnosi di fibrillazione atriale. E’ emerso che il costo medio pro-capite per paziente è pari a oltre 4.000 euro, di cui il 65,2% è rappresentato dalle sole ospedalizzazioni. Come indicato in letteratura, i pazienti affetti da fibrillazione atriale presentano diverse comorbilità tra cui ipertensione (61%), insufficienza coronarica (30%) e patologie cerebrovascolari (215). Sempre dai risultati del progetto emerge che i soggetti sottoposti ad ablazione mostrano una significativa diminuzione sia delle ospedalizzazioni correlate, che degli accessi al pronto soccorso, ma rappresentano soltanto il 5% del totale.  “La fibrillazione atriale è fortemente legata al rischio di ictus. Per favorire una terapia adeguata e prevenire l’evoluzione alla forma cronica, è necessario diagnosticarla quanto prima e favorire un intervento ablativo precoce” ha commentato Claudio Tondo, direttore del Centro Cardiologico Monzino di Milano.

La terza area clinica esaminata è stata l’arteriopatia periferica (Pad) nella popolazione diabetica(che ha un rischio di 2,4 volte maggiore di svilupparla), una complicanza che portare anche all’amputazione degli arti inferiori.  L’analisi ha evidenziato come, su oltre 18.000 pazienti lombardi affetti da Pad, meno della metà (8.077) sono trattati, con un costo legato alla popolazione non trattata pari a circa 29.000 euro a paziente. Nella maggior parte dei casi la presa in carico dei pazienti è tardiva e il 20% di questi subisce come prima procedura un’amputazione. L’analisi ha valutato i percorsi terapeutici evidenziando come i pazienti sottoposti a rivascolarizzazione dell’arto ischemico per via percutanea – uno dei trattamenti impiegati per questa patologia – mostrino il 30% in meno di ospedalizzazioni rispetto a quelli che subiscono amputazioni maggiori, una durata della degenza complessiva inferiore del 52% e curve di sopravvivenza migliori. Inoltre per ciascuna amputazione evitata si stima un risparmio potenziale di circa 10.000 euro. “In letteratura non ci sono dati epidemiologici di questa portata – ha evidenziato Roberto De Giglio, responsabile Struttura Semplice Piede Diabetico e Malattie Metaboliche dell’Azienda ospedaliera ospedale civile di Legnano – Per questi pazienti è fondamentale che la presa in carico venga fatta da un team multidisciplinari di specialisti.

Infine l’ultima area presa in esame è stata quella delle patologie degenerative della colonna vertebrale, con un confronto tra le nuove tecnologie di chirurgia mininvasiva rispetto all’approccio tradizionale “a cielo aperto”. E’ stata effettuata un’analisi retrospettiva dei dati contenuti nei database della Regione Lombardia relativi ai costi totali di trattamento mentre un’analisi osservazionale prospettica di confronto tra i due approcci in termini di consumo di risorse ed esiti clinici è ancora in corso. Secondo l’analisi retrospettiva il costo medio per paziente risulta essere di circa 9.500 euro, di cui circa l’86% per ospedalizzazione. Inoltre il 65% delle procedure di stabilizzazione per il trattamento delle stenosi vertebrali nel periodo di osservazione è eleggibile all’approccio mininvasivo, con una conseguente riduzione delle degenze e possibili risparmi per il sistema. Attraverso l’approccio chirurgico mininvasivo, sottolinea la ricerca, potrebbe essere evitata l’anemia post emorragica, la principale complicanza osservata nella popolazione oggetto di studio (1.175 casi) potrebbe essere evitata. “Il costo della singola procedura è elevato ma bisogna considerare che è un costo one-shot” ha sottolineato Roberto Assietti, responsabile della struttura complessa di neurochirurgia dell’Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano.

“Siamo di fronte alla grande sfida della sostenibilità – ha dichiarato Luciano Frattini, presidente e amministratore delegato di Medtronic Italia – e in questo contesto la tecnologia non deve essere vista come parte del problema, ma della soluzione. Spesso chi meno spende, più spende. L’innovazione tecnologica non è un costo, ma un investimento”. Il fine non deve essere la “mera appropriatezza economica – ha sottolineato Fabio Rizzi , presidente III Commissione Sanità e Politiche Sociali della Regione Lombardia – che è quella che sta davvero facendo saltare il nostro sistema, ma l’appropriatezza clinica. Per supportare le scelte di programmazione in Regione abbiamo deciso di istituire il Gruppo di approfondimento tecnico per le tecnologie sanitarie. Il ministero riconosce la particolarità della riforma del nostro servizio sanitario regionale e ci ha comunicato che lo studierà a livello sperimentale nei prossimi anni per, eventualmente, allargarlo ad altre realtà regionali”. “La Lombardia ha rappresentato il punto di partenza del progetto O.R.M.E. – sottolineano da Medtronic-  Ci auguriamo che l’iniziativa possa essere estesa con altre progettualità anche ad altre regioni” .