Medici: Fimmg, Snami, Sumai e Fimp proclamano lo stato di agitazione

Fronte comune delle sigle della medicina convenzionata contro Governo e Regioni: “Politiche orientate solo ai tagli e al risparmio che ignorano il ruolo dei medici e i bisogni dei pazienti”

Medici di famiglia, pediatri e specialisti ambulatoriali in stato di agitazione contro le politiche “orientate esclusivamente alla gestione emergenziale e attente solo al risparmio”. Lo annuncia una nota congiunta delle sigle della medicina convenzionata Fimmg (Federazione italiana medici medicina generale), Fimp (Federazione italiana medici pediatri), Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani) e Sumai Assoprof (Sindacato unico medicina ambulatoriale) riunite stavolta su un unico fronte che rimprovera a Governo e Regioni il mancato coinvolgimento dei camici bianchi sui temi caldi del settore: dal decreto sull’appropriatezza delle prestazioni alle risorse da destinare alla sanità nel 2016, dal rinnovo delle convenzioni alla responsabilità professionale.

Secondo le organizzazioni sindacali, Governo e Regioni “trascurano il perseguimento dell’obiettivo di rispondere ai bisogni assistenziali dei cittadini secondo criteri ispirati a valori di equità, giustizia e sicurezza”. Una situazione – si legge nella nota – “diventata insostenibile per tutti i medici e di conseguenza per i cittadini da loro assistiti, caratterizzata da dibattiti ed interventi sulla sanità in termini di spesa e mai di investimenti, sia socio-sanitari che finanziari tendenti al rafforzamento di una offerta nazionale della assistenza”.

Fra le preoccupazioni dei sindacati, “i provvedimenti legislativi ed amministrativi inopportuni ed iniqui, come il decreto ministerialesull’appropriatezza prescrittiva e l’art. 9-quater del DL 78/2015 che prevede sanzioni nei confronti del medico in caso di comportamento prescrittivo non conforme al DM”. Queste iniziative – spiegano i camici bianchi – puntano soltanto a “subordinare le scelte dei medici a contenuti economici e non assistenziali”.

Nel mirino delle sigle della medicina convenzionata c’è anche “la regionalizzazione della sanità che è stata capace solo di perseguire gli interessi organizzativi delle singole regioni, senza mai riuscire a proporre una sintesi nazionale delle politiche sanitarie nell’interesse della popolazione”.

Alla controparte pubblica, le organizzazioni sindacali rimproverano poi il “mancato coinvolgimento nelle scelte e l’indifferenza alla necessità di sostenere una figura professionale, quella del medico, che a fronte di una collaborazione costantemente offerta è stata ripagata con limitazione delle competenze, impoverimento numerico e retributivo, espulsione dai processi decisionali, sette anni di blocco delle convenzioni, disoccupazione, precarietà ed emigrazione dei giovani colleghi, intollerabile confusione e assenza di programmazione coerente nell’accesso alla formazione pre e post laurea, mancanza di attenzione al problema della responsabilità professionale, decretazioni che fissano obblighi burocratici che aumentano il carico di lavoro a danno dello spazio clinico e sottraggono tempo all’ascolto nel rapporto fiduciario medico-paziente”.

I medici italiani chiedono di “diventare interlocutori istituzionali per la politica sanitaria nazionale e regionale” e si propongono come “parte attiva nelle scelte decisionali per l’evoluzione dell’organizzazione del lavoro e per adattare le performance professionali al miglior percorso diagnostico, terapeutico e assistenziale possibile”.

Da oggi, dunque, lo stato di agitazione. Ma in assenza di novità concrete da parte delle istituzioni “sarà messa in atto ogni legittima forma di protesta fino ad individuare e comunicare le date e le modalità di eventuali scioperi”, concludono Fimmg, Fimp, Snami e Sumai.