Nessun evento avverso cardiovascolare e neuropsichiatrico associato alla vareniclina

A dimostrarlo uno studio di corte retrospettivo condotto sulle segnalazioni dei medicini di medicina generale britannici. La vareniclina è stata confrontata con bupropione o una terapia di sostituzione di nicotina, tutte efficaci terapie per smettere di fumare

Per smettere di fumare è stato inventato di tutto, dai vaccini ai cerotti alla nicotina fino alla sigaretta elettronica. Al di là della buona volontà la vareniclina – agonista parziale e selettivo del recettore α4β2 della nicotina, venduto in Italia dalla Pfizer, con il nome commerciale Champix – negli ultimi anni si è rivelato un valido aiuto per chi volesse chiudere definitivamente con le bionde. Nonostante questo il suo uso è limitato per la paura che possa essere associato a eventi cardiovascolari e neuropsichiatrici seri. Per questo i ricercatori dell’Institute of General Practice, dell’Università di Duusseldorf, hanno valutato, in uno studio retrospettivo di corte, se l’uso di questo farmaco fosse associato ad aventi avversi di questo tipo. Lo studio pubblicato su The Lancet, ha mostrato in realtà che la vareniclina non sembra essere associata a un aumentato rischio di eventi avversi cardiovascolari e neuropsichiatrici rispetto al gruppo di controllo (trattato con bupropione o una terapia di sostituzione di nicotina, farmacoterapia, insieme alla vareniclina, dimostratesi efficaci come coadiuvante per smettere di fumare). Si tratta comunque di eventi avversi segnalati dai medici di medicina generale e non è escluso che ci possa essere un bias di mancata segnalazione.

Per arrivare a questa conclusione i ricercatori hanno analizzato dati inseriti in un database convalidato, il QResearch, che contiene i dati di 753 medici di medicina generale appartenenti al Servizio Sanitario Nazionale britannico. Hanno incluso nello studio pazienti di età compresa tra 18 e 100 anni, che risaltassero inseriti nel database da oltre 12 mesi dal momento dell’iscrizione, e che avevano ricevuto una prescrizione per una terapia di sostituzione della nicotina (gruppo di riferimento), o a base di bupropione, o vareniclina. Sono stati esclusi i pazienti che avevano già utilizzato uno di questi farmaci nei 12 mesi precedenti lo studio, chi avesse usato una combinazione dei farmaci o avesse una residenza temporanea. In seguito hanno seguito l’andamento dei pazienti nei sei mesi successivi la terapia, per confrontare eventuali eventi avversi cardiovascolari (cardiopatia ischemica, infarto cerebrale, insufficienza cardiaca, malattia vascolare periferica, e aritmia cardiaca) e neuropsichiatrici (depressione e autolesionismo).

Su circa 164766 pazienti osservati, 106759 hanno ricevuto un trattamento di sostituzione della nicotina; 6557 con bupropione, 51 450 con vareniclina tra il 1 gennaio2007 e il 30 giugno 2012. Né il bupropione né la vareniclina hanno mostrato un aumento del rischio di qualsiasi evento avverso cardiovascolare o neuropsichiatrica rispetto al gruppo controllo (tutti gli hazard ratio erano inferiori a 1). In particolare la vareniclina è stato associato a una significativa riduzione del rischio di cardiopatia ischemica (HR 0 · 80 [95% IC 0 · 72-0 · 87]), infarto cerebrale (0 · 62 [0 · 52-0 · 73]), l’insufficienza cardiaca (0 · 61 [0 · 45-0 · 83]), aritmia (0 · 73 [0 · 60-0 · 88]), depressione (0 · 66 [0 · 63-0 · 69]), e autolesionismo (0 · 56 [0 · 46-0 · 68]).

“Questi risultati suggeriscono la possibilità per i medici di prescrivere la vareniclina più in generale, anche per i pazienti con comorbilità – hanno concluso gli autori del lavoro – aiutando i fumatori a smettere di fumare con una maggior percentuale di successo”.