Dispositivi medici: come ottimizzare la logistica senza rinunciare a qualità e sicurezza

La filiera dei medical device deve attrezzarsi per ridurre i costi della supply chain, difendere la competitività e uniformarsi a un quadro regolatorio più severo. Ecco quattro proposte strategiche di DHL Supply Chain e il punto di vista di alcune aziende produttrici presenti in Italia: Baxter, bioMérieux, Medtronic e Johnson&Johnson Medical

Da AboutPharma n.132-Ottobre 2015

Il mercato dei dispositivi medici in Europa è attraversato da profondi cambiamenti e le aziende produttrici devono fare i conti con nuovi problemi e nuove sfide, in particolare sul terreno della logistica. Di fronte all’erosione dei margini di profitto, a una pressione sempre più forte dei costi, alla definizione di un sistema healthcare sempre più value-based e a un quadro regolatorio più severo, chi produce dispositivi medici deve trovare nuovi approcci alla logistica per ridurre i costi e allo stesso tempo mantenere elevato il livello dei servizi. Un Libro Bianco pubblicato a giugno da DHL Supply Chain, divisione specializzata nel management dei servizi logistici integrati del gruppo Deutsche Post DHL, suggerisce alle aziende del settore quattro direttrici da seguire per una strategia vincente: la segmentazione della supply chain in base al valore e alle caratteristiche del prodotto e dei mercati, la creazione di un modello di distribuzione diretta in alternativa all’approccio tradizionale distributore-intermediario, il ricorso a servizi di distribuzione condivisi, l’affidamento delle attività logistiche in outsourcing a un 3PL (Third Party Logistic Service Provider) con esperienza nella filiera dei dispositivi medici.

SEGMENTARE LA SUPPLY CHAIN

In Europa, nel settore dei medical device, sia i prodotti che i mercati si differenziano molto. Da un lato, ad esempio, dispositivi “premium” con un elevato rapporto valore/margine contro prodotti molto più economici e meno sofisticati; dall’altro profili diversi di payer come privati o sistemi sanitari pubblici. Queste diversità richiedono che la struttura dei costi della supply chain sia calibrata tenendo conto di molti fattori. Secondo DHL, la segmentazione della supply chain può aiutare i produttori di dispositivi, ad esempio attraverso il trasporto su misura e lo stoccaggio capillare pianificato in base alla tipologia di prodotto. Nel caso di dispositivi con valore basso e volumi di consumo molto elevati, il trasporto può avvenire via mare o su gomma (a lungo raggio), mentre per la distribuzione si può fare ricorso a centri di smistamento regionali o strutture di cross-docking situate in prossimità dei mercati finali. Per i dispositivi ad alta specializzazione e di alto valore, invece, meglio modalità di trasporto “premium” (aereo o servizi express) e una distribuzione organizzata da unico hub globale o regionale collegato direttamente con ospedali e reparti. Un modello alternativo di distribuzione è quello basato su forward stock location, piccoli magazzini condivisi da più utenti situati vicino ai punti di utilizzo per garantire una risposta rapida agli ospedali. Molti analisti ritengono che entro il 2025 le aziende produttrici di medical device avranno completato il processo di segmentazione, individuando quattro categorie di base: prodotti ad alto valore, dispositivi innovativi standard, dispositivi generici lowtech e dispositivi consumabili di valore più basso.

LA DISTRIBUZIONE DIRETTA

Per ridurre i costi e aumentare i profitti, molti produttori in Europa prendono in considerazione l’idea di servire direttamente alcuni clienti, un approccio alternativo a quello tradizionale basato sul modello distributore- intermediario. “C’è un interesse reciproco fra produttori e clienti (operatori sanitari): gli ospedali possono trarre vantaggio dal transfer di conoscenze che arriva direttamente da chi realizza il prodotto, i produttori possono raccogliere informazioni più dettagliate dal cliente, compresi feedback diretti sulle performance dei prodotti e sul grado di soddisfazione”, spiega Luiz

Moreira, vice president Global Products and Accounts di DHL. Nel modello tradizionale basato su distributori e agenti, il produttore non ha un rapporto diretto con il cliente finale. Di conseguenza, perde visibilità e controllo sui prodotti una volta che questi lasciano gli stabilimenti di produzione.

CONDIVIDERE I SERVIZI

Un altro strumento che i produttori hanno a disposizione per tagliare i costi è il ricorso a un modello operativo di servizi condivisi. Le aziende produttrici di dispositivi medici vendono in genere alla stessa comunità di clienti (ad esempio ospedali, cliniche, studi medici) attraverso singole supply chain che operano parallelamente. Una duplicazione a cui si attribuiscono costi che potrebbero essere evitati condividendo sistemi di trasporto, distribuzione e stoccaggio al fine di snellire la supply chain.

 LOGISTICA IN OUTSOURCING

Il quarto punto del Libro Bianco di DHL Supply Chain spiega alle aziende produttrici di dispositivi medici i vantaggi dell’affidamento in outsourcing a un 3PL tutte le attività logistiche. Affidarsi a un provider con esperienza consolidata nel settore healthcare genera alcuni benefici concreti: “Dà al produttore le competenze e la flessibilità necessarie per affrontare la complessità del mercato europeo, ad esempio la diversificazione dei prodotti, le esigenze dei clienti e gli aspetti regolatori; ma anche la possibilità di risparmiare sui costi grazie a una supply chain snella e ottimizzata. In base alle soluzioni si possono raggiungere risparmi fino al 20%”, spiega Pina Putzulu, Senior Business Development Manager & C4L/Innovation Director di DHL Supply Chain Italia. Nel dettaglio, un 3PL con una presenza già consolidata nel mercato europeo dei dispositivi medici può offrire: soluzioni su misura che soddisfano le esigenze di ogni mercato o Paese; esperienza del quadro normativo di ogni singola realtà e quindi garanzie su adeguate modalità di imballaggio, etichettatura e tracciabilità; best practice nella gestione di trasporto e stoccaggio, anche attraverso sistemi informativi all’avanguardia; la capacità di implementazione rapida dei servizi per supportare l’espansione in nuovi mercati o cambiamenti azienda.

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BAXTER: NUOVE SOLUZIONI PER UN MERCATO CHE CAMBIA

I costi della supply chain vanno ridotti e per questo le aziende si stanno focalizzando sull’individuazione di alternative valide al modello tradizionale di distribuzione. Ne è convinta Laura Caner, direttore Supply Chain Operations di Baxter Spa: “Serve un cambio di mentalità. Stiamo lavorando a livello europeo a un progetto di Network Optimization che ci dovrebbe portare a una segmentazione della supply chain per categorie di prodotto, non necessariamente basato soltanto sul costo o sul volume dei prodotti, ma anche su analisi ABC, isolando magari gli slow moving in magazzini regionali”. Il modello di distribuzione diretta, almeno in Europa Occidentale, è sempre stato nella filosofia di Baxter: “Nei paesi di area ECEMEA (Eastern Central Europe, Middle East, Africa) la situazione può essere diversa per ovvie ragioni, ma la tendenza è sempre quella di adottare un modello diretto qualora possibile”, spiega Caner. Anche l’outsourcing è una prassi abbastanza consolidata in Baxter, soprattutto per coprire zone remote o specifici segmenti di mercato e prodotti. “Controllo e diminuzione dei costi e aumento della flessibilità della supply chain sono vantaggi tangibili”, conclude la manager di Baxter, segnalando anche – sul terreno dei servizi condivisi – alcuni iniziative di coloading e di condivisione di centri distribuzione attivate dall’azienda, sebbene non in Italia.

BIOMÉRIEUX: ESTERNALIZZARE I MAGAZZINI, SCELTA (CON)VINCENTE

Dopo anni di gestione interna dei magazzini bioMérieux ha avviato processi di esternalizzazione sia a livello nazionale che globale. “Ci siamo resi conto – dice Mario Bonatti, Supply Chain Manager di bioMérieux Italia – che con un mercato che va molto più veloce rispetto al passato, in cui gli aspetti finanziari contano e non poco, dobbiamo concentrarci sulla riduzione dello stock fermo, cioè che giace nelle varie filiali. Collaborare con un partner logistico che gestisce un magazzino unico e riesce a ottimizzare le operazioni è oggi per noi la soluzione più adatta. Una scelta che ci permette sicuramente di ridurre i costi”. Ma i risparmi non sono l’unico aspetto che conta: “L’altro elemento fondamentale – prosegue Bonatti – è la flessibilità. Specialmente per aziende come la nostra che guardano al mercato dell’Est asiatico, dove le previsioni di vendita sono difficili e le richieste quando arrivano sono quasi immediate, avere flessibilità nei magazzini e capacità di rispondere velocemente è un vantaggio enorme che si può ottenere solo con un fornitore terzo di logistica”.

MEDTRONIC: DAL DIGITALE UNA MANO ALLA LOGISTICA

“Noi prediligiamo un modello di logistica diretta e i nostri distribution center hanno una dimensione europea. Però ci sono delle attività particolari per le quali la logistica conto terzi è di grande supporto”, afferma Maurizio Cevolani, direttore Supply Chain di Medtronic Italia. Ad esempio la consegna di dispositivi medici salvavita agli ospedali o direttamente ai reparti entro 24 ore – ma anche in tempi molto più brevi – da garantire giorno e notte per 365 giorni all’anno. “Oppure nel caso della gestione dei controlli inventariali nei conti deposito degli ospedali: in Germania ad esempio ha funzionato molto bene l’affidamento di queste attività a partner esperti e non è detto che non possa estendersi in altri Paesi”, spiega Cevolani.“Un altro campo molto importante in cui investiamo molte risorse – prosegue – riguarda lo sviluppo di sistemi informatici e digitali che permettano di ottenere un miglioramento dei processi ed una riduzione dei costi: ad esempio abbiamo creato un portale chiamato “My Orders” dedicato ai nostri clienti che consente il monitoraggio in tempo reale di ogni singolo ordine, dall’invio fino al ricevimento dei prodotti. Un altro esempio riguarda la gestione dei conti deposito dei nostri prodotti presso gli ospedali: oggi viene fatto in modo rapido e sicuro dai nostri funzionari tramite un tablet ed un software dedicato che, non solo consente di tracciare tutti i dispositivi presenti su ogni singolo conto deposito, ma anche di certificarne l’utilizzo da parte del medico specialista”.

JOHNSON&JOHNSON MEDICAL: DAL CLIENTE CON SERVIZI SU MISURA

“Il provider di logistica deve conoscere a fondo le esigenze dei produttori, ma anche quelle dei clienti. La nostra supply chain si integra con quella del cliente/ospedale, ne è una naturale prosecuzione e diviene essa stessa opportunità di business”. A dirlo è Carlo Tortora, Business Operations Lead di Johnson & Johnson Medical Spa. “Il provider oggi non si può solo preoccupare della qualità del prodotto fornito, ma anche delle modalità con cui offre questo prodotto. Se prendiamo ad esempio la consegna dello strumentario chirurgico, oggi la nostra esigenza non è che venga consegnato all’ospedale ma direttamente al reparto. Ciò comporta la riorganizzazione del servizio di consegna in un’ottica di personalizzazione”. Un modo nuovo di intendere la logistica che non può prescindere dal rispetto di un quadro regolatorio sempre più severo e puntuale. “La tracciabilità sicura dell’intera catena di fornitura, con tutte le relative tappe intermedie, con particolare riferimento alla cross contamination e alla catena del freddo, il rispetto delle norme di buona gestione dello stoccaggio e del trasporto, l’affidabilità di consegna e di ritiro sono fattori chiave. È necessario che tutti gli anelli della catena abbiano contezza dell’importanza e della delicatezza del rispetto delle regole”, conclude Tortora.

IL LIBRO BIANCO

L’ARTICOLO SU ABOUTPHARMA – OTTOBRE 2015 (PDF)