Farmaceutica: il roadshow Farmindustria fa tappa nella Pharma Valley toscana

Scaccabarozzi: "Serve una nuova governance del settore per affrontare la sfida della sostenibilità: ogni anno anno con il meccanismo del payback le aziende pagano una vera e propria mini-finanziaria di 1,4 miliardi di euro".

“Eccellenza nell’eccellenza”. Nulla da eccepire sulla definizione adottata da Farmindustria per la Pharma valley toscana che dà lavoro a 10.400 occupati (6.200 addetti diretti, di cui 1.100 ricercatori, e 4.200 nell’indotto), fa export per 1 miliardo di euro l’anno, conta 250 milioni di investimenti in R&S ed è il terzo distretto del Paese per addetti nella R&S (18% del totale) e investimenti in R&S (35% del totale e rientra nella top ten dei poli hi tech del Paese. Un territorio relativamente piccolo ad altissima densità d’eccellenza appunto: Firenze, Siena a, Lucca e Pisa sono tra le prime 20 province farmaceutiche in Italia, potendo contare su 15 stabilimenti produttivi e 9 imprese con laboratori di Ricerca.

E proprio Siena è stata venerdì 6 novembre si è celebrata l’ultima tappa del roadshow “Innovazione e produzione di valore” promosso dall’associazione degli industriali del farmaco per far conoscere “un patrimonio che l’Italia non può perdere”. Definizione azzeccata visto che ad ospitare l’evento è stato lo stabilimento Gsk Vaccines Italia di Rosia (Si) – il gioiello ex-Novartis divenuto sinonimo di eccellenza mondiale nell’area vaccini –   dove, insieme con Kedrion- altra eccellenza del comparto, 5° player mondiale e 1° in Italia nel settore dei plasmaderivati – si è svolto un focus sulle eccellenze farmaceutiche della Regione.

Eccellenze in divenire. Sotto la lente numeri e performance (invidiabili) delle due aziende. Per Gsk – prima industria farmaceutica del Paese in termini occupazionali, con oltre 5mila dipendenti e un fatturato di 1,3 miliardi di euro nel 2014 – il primato che deriva proprio dall’acquisizione del centro di Rosia, dove operano 2.800 collaboratori con 43 nazionalità diverse: uno dei tre centri mondiali di Gsk con Rixensart(Belgio) e Rockville (Usa). Dati citati con orgoglio da Daniele Finocchiaro, presidente e Ad di Gsk Italia: “L’integrazione è ancora in corso – ha spiegato– ma ha già ottenuto due risultati importanti: il centro di Siena rappresenterà uno dei poli globali per la produzione dei vaccini Gsk e sarà l’unico polo mondiale per la produzione del vaccino contro la meningite”. “Nel 2015 Gsk ha investito nel territorio più di quanto fattura”, ha proseguito, annunciando investimenti per oltre 1 miliardi nei prossimi 4 anni. Traiettoria ancora in escita, dunque, per il gruppo, che in Italia, proprio negli anni della crisi, dal 2011, ha registrato un aumento dell’occupazione del 17%. Fiore all’occhiello il centro ricerche e sviluppo di Siena e il team guidato dallo scienziato Rino Rappuoli, titolare della rivoluzione tecnologica nota come reverse vaccinology, che ha consentito lo sviluppo di vaccini impossibili da realizzare con le tecniche convenzionali: ultimo nato il “men B”, in commercio dal 2013 e ora approvato in oltre 35 Paesi tra cui gli Usa, che conferma Gsk come leader mondiale nella lotta alla malattia meningococcica contro i cinque principali sierogruppi. Nel 2015 da Rosia partiranno 94 milioni di dosi di vaccino: 41 prodotti distribuiti in 78 Paesi.

Numeri importanti anche quelli illustrati da Paolo Marcucci, presidente e Ad di Kedrion, l’azienda che proprio a inizio anno ha inaugurato un nuovo stabilimento a Castelvecchio Pascoli (Lucca) –  destinato alla produzione di immunoglobuline di nuova generazione al 10% (Ngig) – grazie ad un investimento di oltre 67 milioni di euro, dove sono previste dalle 70 alle 90 nuove assunzioni entro il 2017, data in cui l’impianto diventerà operativo. Dotata di dieci centri di raccolta del plasma negli Usa, quattro in Germania e altri tre in Ungheria e di sei stabilimenti produttivi (di cui tre in Toscana e uno negli Usa), Kedrion conta oltre 2200 dipendenti, di cui oltre 1000 in Italia (850 in Toscana): “La scelta di  investire sul territorio – dice Marcucci  – rafforza ulteriormente la centralità dell’Italia nel nostro modello di business”.

Pay back nel mirino. Numeri da capogiro anche quelli che ripete Lucia Aleotti, presidente Menarini e vicepresidente Farmindustria: “Con 29 miliardi di produzione siamo secondi solo alla Germania e vantiamo un record mondiale per l’aumento dell’export che tra il 2010 e il 2014 non ha avuto eguali al mondo: 8 miliardi in più dal 2010 ad oggi – ha detto. – Chiediamo che questo ruolo di settore trainante dell’economia ci venga riconosciuto e che ci sia una spinta più forte per generare investimenti”.

“L’industria è stata e resta la vera ‘sala macchine’ del Pil – ha commentato a sua volta Pierfrancesco Pacini, presidente di Confindustria Toscana. – Siamo consapevoli delle difficoltà della finanza pubblica. Ma siamo altrettanto convinti che in questo momento vada fatto il massimo sforzo sulle politiche di sostegno agli investimenti pubblici e privati per far crescere l’economia, selezionando priorità e progetti su cui puntare. Per questo, siamo preoccupati sia dalla ventilata riorganizzazione dei fondi europei e dalla possibile riduzione delle risorse disponibili per ricerca e dell’innovazione”.

Tema difficile proprio nel giorno in cui il Governo ha varato un Dl “salva-regioni” che produce anche la sanatoria del pay back, consentendo ai Governi locali di iscrivere a bilancio questi importi in attesa che si concluda l’iter di aggiornamento delle tabelle da parte dell’Aifa dopo la bocciatura del Tar Lazio.

Un tema che tocca ovviamente le corde del presidente Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi: “Ogni anno  anno con il meccanismo del payback  le aziende pagano una vera e propria mini-finanziaria di 1,4 miliardi di euro – ha detto. – “La sfida da affrontare oggi – prosegue Scaccabarozzi – è quella della  sostenibilità. Molti nuovi farmaci sono arrivati e molti ne arriveranno a breve: c’è stato un progresso straordinario che porterà nei prossimi due o tre anni il sistema al collasso  se si manterrà la spesa farmaceutica separata dalla spesa sanitaria nazionale.  Un vero e proprio tsunami che richiede un fondo sanitario adeguato, il reinvestimento in sanità dei risparmi ottenuti e un Fondo per l’innovazione autonomo e fuori dai tetti di spesa. È necessaria una nuova governance in grado di superare la visione a silos e considerare il farmaco anche come fonte di risparmio per la sanità nel suo complesso”.  “Avevamo fatto un patto con questo Governo: se avesse dato stabilità al settore, noi avremmo fatto ripartire gli investimenti – ha proseguito Scaccabarozzi ricordando che nell’ultimo anno le 5mila assunzioni nel comparto hanno superato il numero di lavoratori in uscita, trend confermato anche nella proma metà del 2015(+1%) – “Nuove produzioni e nuovi farmaci significano lavoro e occupazione per il Paese, ma gli investimenti ci saranno – ha concluso – solo se ci sarà acceso all’innovazione, che richiede un fondo autonomo e fuori dai tetti di spesa”.

Un appello raccolto dal responsabile sanità del Pd, Federico Gelli convinto della necessità di “accorciare i tempi di autorizzazione per i farmaci innovativi” e di “mantenere distinto il fondo per gli innovativi dalla spesa complessiva di settore” e titolare anche di una sommessa ipotesi di “sconto” sul pay back in ragione dell’investimento effettuato dalle aziende nel territorio.