Stabilità: i sindacati medici contro le aziende uniche Ssn-Università

In una nota congiunta l'intersindacale dei camici bianchi contesta l'ipotesi contenuta nel testo della manovra 2016. Fra i punti critici “il trasferimento dei rilevanti disavanzi delle aziende universitarie su strutture con i conti in ordine”

“La proposta contenuta nella legge di Stabilità, divenuta ormai una legge omnibus con relativo attacco alla diligenza, che mira a unificare le aziende ospedaliere universitarie con le aziende sanitarie locali è da bocciare senza appello, in quanto modifica l’architettura istituzionale del Ssn inaugurando un meccanismo consociativo non previsto dalle leggi istitutive”. A scriverlo in una nota congiunta i sindacati medici Anaao Assomed, Cimo, Aaroi-Emac, Fvm, Fassid, Cisl medici, Fesmed, Anpo-Ascoti-Fials medici e Uil medici.

“Con l’alibi, e il nobile proposito, di ridurre le poltrone – dicono i sindacati – si estende l’influenza delle facoltà di Medicina su bacini di servizi più vasti, rendendo la sanità pubblica ostaggio degli accordi tra magnifici rettori e governatori di turno, in balia dei loro umori. Con pesanti conseguenze anche sull’organizzazione del lavoro e sui costi. A cominciare dal trasferimento dei rilevanti disavanzi delle aziende universitarie su strutture che magari hanno i conti in ordine”.

“A legislazione invariata, si tratta di un affare a costo zero – prosegue la nota – per le 43 facoltà di Medicina che affollano il nostro Paese. Basti ricordare che i pochi posti apicali, ospedalieri e distrettuali, sopravvissuti alla cura degli standard, saranno a disposizione di personale universitario cui sia preclusa la carriera accademica. E, alla faccia del rapporto fiduciario, che per le Regioni è un dogma quando si tratta di personale ospedaliero, senza neppure il fastidio di una selezione o di una valutazione della coerenza del curriculum con l’incarico da svolgere”.

“Un’intesa verbale – spiegano ancora i sindacati – è sufficiente per affidare la direzione di strutture assistenziali, e la formazione dei futuri medici-chirurghi, anche a chi ha scarsa dimestichezza con le sale operatorie o con la disciplina di attività. Senza dimenticare i ‘programmi ad personam’ che attribuiscono lo stipendio di primario a personale universitario senza le responsabilità connesse alla funzione direttiva. E’ per mantenere questo sistema che le Regioni battono cassa al Governo?”.

“Nessuno – evidenziano – può credere ancora alla favola del risparmio per il Ssn, visto che il salario accessorio (quasi la metà dello stipendio) dei professori che clinicizzano le strutture ospedaliere è tutto a carico dei bilanci aziendali e che l’orario destinato all’assistenza è la metà di quello di un ospedaliero per un personale che, non di rado, non è soggetto agli stessi obblighi di controllo”.

Per l’intersindacale, “è intollerabile che un Governo così avaro con i propri dipendenti sia così generoso con personale convenzionato, per il quale, nel silenzio generale, ha già ripristinato gli automatismi degli scatti di anzianità. Facciamo appello al Parlamento affinché cancelli questo colpo di mano o, perlomeno, modifichi le norme che lo rendono appetibile, abrogando ingiustificati privilegi a scapito del merito e delle competenze e riportando la gestione del personale all’interno delle regole comuni. Non è accettabile che l’assistenza aimalati venga affidata a una istituzione che ha una mission diversa, quella della didattica e della ricerca, sottraendola al personale dipendente del Ssn”.