Meridiano Sanità: investire sulla salute coniugando prevenzione e innovazione

Oggi il 10° Forum promosso dal think tank The European House-Ambrosetti. Il Rapporto 2015 mostra luci e ombre del sistema sanitario e invita a puntare su prevenzione e innovazione con una serie di interventi mirati. Ecco le proposte

migliorare la qualità della vita dei malati

La sanità italiana ha bisogno dell’equazione “P+I=V”, dove “P” sta per prevenzione, “I” per innovazione e “V” per valore. È la suggestione che arriva dal nuovo Rapporto Meridiano Sanità curato da The European House-Ambrosetti e presentato oggi a Roma durante la decima edizione del Forum Meridiano Sanità.

Prima di arrivare all’equazione, accompagnata da una serie di proposte per l’efficienza del sistema, il Rapporto esamina il tema della spesa e le sue correlazioni con le performance del Servizio sanitario nazionale (Ssn).

LA SPESA SANITARIA
I dati sulla spesa sanitaria che permettono di fare confronti internazionali – quelli pubblicati dall’OCSE nel report Health Statistics 2015 – fissano la spesa sanitaria pro capite totale (pubblica e privata) in Italia a quota 2.355 euro (valore espresso a parità di potere d’acquisto, anno 2013). Il confronto con la Germania, la Francia e il Regno Unito e con la media europea (UE- 14) evidenzia un divario molto rilevante, compreso tra il 13% con il Regno Unito e oltre il 51% con la Germania. Se questa fotografia fosse stata scattata nel 1990 la situazione sarebbe stata molto diversa, con la spesa pro capite degli italiani superiore del 25% rispetto a quella inglese, pressoché allineata a quella francese e inferiore a quella tedesca del 25%, la metà rispetto ad oggi.
In Italia dunque si spende in sanità decisamente meno rispetto ai Paesi europei più direttamente confrontabili con il nostro Paese e i divari stanno crescendo nel tempo. Allora, secondo il Rapporto, è legittimo chiedersi se “il contenimento della spesa sanitaria pubblica nel tempo abbia compromesso le performance del sistema sanitario nazionale”.

LE PERFORMANCE DEL SISTEMA
Il Meridiano Sanità Index, indicatore messo a punto da The European House-Ambrosetti, mostra come il Paese abbia ottenuto performance superiori alla media europea nell’area “Stato di salute della popolazione”, – sebbene ci siano criticità legate ai fattori di rischio per i bambini (obesità e sedentarietà) e all’aspettativa di vita in buona salute – e performance in linea con la media europea nelle aree “Efficienza e appropriatezza dell’offerta sanitaria” e “Qualità dell’offerta sanitaria e responsiveness del sistema”. Tuttavia, lo stesso indicatore segnale performance “nettamente inferiori” per l’area “Capacità di risposta ai bisogni di salute” relative ai tassi di copertura vaccinale (per bambini e anziani) e a quelli di copertura degli screening, così come per lo scarso consumo di farmaci innovativi e la bassa disponibilità di posti letto per long term care.

 

Meridiano sanità index

 

DISEGUAGLIANZE REGIONALI
A fronte della performance media dell’Italia nel confronto europeo, si registrano inoltre forti difformità a livello regionale. Il Meridiano Sanità Regional Index – indice di valutazione multidimensionale delle performance dei sistemi sanitari regionali – mostra che ci sono aree di indagine in cui le disomogeneità regionali sono più accentuate che in altre. Ad esempio, per quanto riguarda l’area dell’”Equità e della capacità di risposta ai bisogni di salute”, ossia la dimensione che più ci penalizza rispetto ad altri Paesi europei, il livello di difformità è il più alto in assoluto. Questo indica che la performance media nazionale viene drasticamente ridimensionata dalle Regioni del Sud che sui temi della prevenzione, di gestione degli anziani e delle cronicità e della equità del sistema devono compiere molti passi in avanti. C’è una relazione molto forte – spiegano i curatori del Rapporto – tra la ricchezza di una Regione (PIL pro-capite), le risorse che essa destina al settore della Salute e i risultati di performance che il sistema sanitario pubblico ottiene.

LE PROPOSTE
Meridiano Sanità sostiene che tornare ad investire in sanità rappresenti un “indirizzo strategico prioritario per il Paese”, in considerazione del fatto che “mantenere elevati livelli di salute e qualità della vita delle persone costituisce anche un elemento imprescindibile per lo sviluppo e la crescita economica del Paese”. Più nello specifico, Meridiano Sanità individua nell’investimento in Prevenzione (P) e in Innovazione (I) i due capisaldi per generare Valore (V) per il sistema Paese, oggi e in futuro. Nasce da qui l’equazione “P+I=V”.
Per ciascuno dei due addendi, nel Rapporto Meridiano Sanità sono state codificate alcune indicazioni di politica sanitaria e proposte concrete, con riferimento all’impostazione strategica che Meridiano Sanità suggerisce di adottare, gli strumenti operativi da implementare e le possibili fonti delle risorse economiche aggiuntive necessarie.

PREVENZIONE
Alcuni dati recenti indicano un preoccupante deterioramento delle coperture vaccinali pediatriche che può portare rapidamente alla ricomparsa di gravi malattie infettive, altri confermano il ritardo della diffusione degli screening con un’accentuata diversità tra le Regioni.

coperture

La spesa in prevenzione, come indicato dall’Agenzia per i servizi sanitari regionali (Agenas), è stata pari a 4,9 miliardi di euro nel 2013, valore pari al 4,19% del totale, il che significa, rispetto ad un obiettivo del 5% stabilito nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), un sotto-finanziamento di circa 1 miliardo. Questo nonostante le evidenze scientifiche sostengano da tempo il valore della prevenzione (primaria, secondaria, terziaria) e gli studi di farmaco-economia abbiano evidenziato ripetutamente profili di costo-efficacia particolarmente positivi per le attività di prevenzione.

Meridiano Sanità propone un approccio strategico per la prevenzione, che prevede di: “a) riconoscere il ruolo determinante della prevenzione e della promozione e tutela della salute per lo sviluppo sociale, la crescita economica e la sostenibilità del welfare e diffondere tale visione in tutte le politiche; b) combattere le malattie infettive (vecchie e nuove) e ridurre i fattori di rischio per le patologie croniche non trasmissibili ad alto impatto sul sistema in termini di salute e di costi sanitari (in primis malattie cardiovascolari, tumori, diabete)”.

A livello più operativo, sarebbe necessario: “a) lanciare una campagna informativa autorevole e chiarificatrice di comunicazione sull’importanza, il valore e la sicurezza delle vaccinazioni; b) implementare il nuovo Piano nazionale della prevenzione vaccinale (Pnpv) in modo omogeneo e monitorarne l’applicazione e i risultati; c) aumentare l’estensione e ridurre le disomogeneità regionali dei programmi di screening; d) individuare e diffondere le soluzioni più efficaci per la riduzione dei fattori di rischio modificabili (sedentarietà, fumo, sovrappeso e obesità, sindrome pre-metabolica, ipertensione, ipercolesterolemia, ecc.) delle patologie ad alto impatto”

Ecco, invece, la ricetta per la parte economica: “a) vincolare il livello minimo di finanziamento del 5% della spesa sanitaria (attualmente è pari al 4,2%) per le attività di prevenzione e istituire un fondo nazionale per le vaccinazioni per salvaguardare la salute del singolo e della collettività come richiesto dagli organismi europei e in base al Pnpv; b)trattare le spese per interventi di prevenzione con un rapporto costo-efficacia particolarmente favorevole (vaccini, screening, terapie eradicative) come spese per investimenti, ovvero non considerarle tra le spese correnti e tra i vincoli del Patto di Stabilità; c) individuare fonti di finanziamento innovative di carattere pubblico-privato (ad esempio i Social Impact Bond)”.

INNOVAZIONE
Passando al tema dell’innovazione, in particolare quella legata ai farmaci, in Italia  – secondo il Rapporto – emerge un vero e proprio paradosso. Da un lato, se consideriamo la disponibilità e il consumo di nuovi farmaci approvati dall’Agenzia europea dei medicinali (Ema) in Italia il divario con i principali Paesi europei è enorme. Per i farmaci introdotti nel nostro Paese nel 2014, infatti, il consumo registrato è stato inferiore del 91,2% rispetto alla media di Germania, Francia, Regno Unito e Spagna. Per quelli introdotti da due anni (2013) il consumo è stato inferiore dell’81,6%. Il differenziale rimane elevato, pari al 66,7%, anche se si considerano i farmaci introdotti da tre anni (2012) e solo per quelli introdotti da 5 anni la differenza si riduce al 16,5%. “Si tratta – si legge nel Rapporto – non solo di ritardi causati da impedimenti burocratici e duplicazioni procedurali, ma anche e soprattutto dovuti a vincoli che ne limitano l’utilizzo a seguito dell’autorizzazione. In questo modo il nostro sistema sanitario di fatto utilizza in misura molto ridotta rispetto agli altri Paesi il frutto dell’innovazione del settore farmaceutico, che invece rappresenta un asset strategico di enorme importanza per valore prodotto in termini di outcome di salute e di capitale economico e cognitivo per il sistema Paese. Secondo Meridiano Sanità, il settore farmaceutico rappresenta “un volano in grado di trainare crescita, produttività e innovazione, un settore capace di attrarre investimenti, soprattutto dall’estero, con un elevato grado di innovazione, una leva cruciale per il rilancio della manifattura italiana e per la sua sostenibilità nel lungo periodo”. Ecco un’elaborazione grafica del confronto fra i numeri chiave del settore farmaceutico con quelli dalla manifattura:

farmaceutico

 

Meridiano Sanità assegna un ruolo strategico all’innovazione in sanità, non solo con riferimento al comparto farmaceutico, e ritiene prioritario: a)salvaguardare l’innovazione (tecnologica, organizzativa, gestionale, ecc.) e favorire la diffusione e l’utilizzo dei risultati degli sforzi di R&S delle imprese che operano nel settore, valutandone correttamente gli impatti positivi a livello di sistema, oltre i ‘confini della sanità’ e anche nel medio-lungo termine, superando così logiche di silos e visioni di breve periodo; c) cogliere le opportunità offerte dalla digitalizzazione delle attività e dei processi e dalla gestione dei Big Data in sanità, per migliorare l’efficacia e l’efficienza dello studio, monitoraggio, prevenzione e cura delle patologie.

A livello operativo, invece, Meridiano Sanità propone di “a) rafforzare l’attività di Hta a livello centrale, in coordinamento con i network europei; b) diffondere a livello locale cultura e strumenti basati sulle logiche di Hta, per valutare una tecnologia all’interno dei percorsi e rilevarne correttamente anche gli impatti gestionali e organizzativi; c) semplificare il modello di governo della spesa farmaceutica, eliminando i tetti di classe e prodotto e utilizzando sistemi di value based reimbursement; d) individuare nuovi modelli di partnership e collaborazione pubblico-privato sia nell’ambito della ricerca e sviluppo clinico che dell’accesso dei nuovi farmaci (managed entry agreements); e) introdurre meccanismi di monitoraggio dell’accesso effettivo all’innovazione farmacologica (ad esempio la percentuale di pazienti trattati con farmaci registrati negli ultimi 12 mesi) e stabilire degli obiettivi da raggiungere per colmare il divario con gli altri Paesi europei; f) implementare gli strumenti di sanità digitale, telemedicina e mobile, per migliorare l’accessibilità e garantire la continuità delle cure.

Con specifico riferimento alle risorse economiche, Meridiano Sanità avanza tre proposte: a) assicurare che il finanziamento della spesa sanitaria cui concorre lo Stato sia fissato in modo da mantenere (almeno) costante il rapporto spesa/Pil, a differenza invece di quanto attualmente previsto dal Mef, al fine di poter disporre di risorse aggiuntive necessarie per fronte ai bisogni di salute emergenti; b) garantire la certezza di una programmazione pluriennale e definire criteri, tempi e regole trasparenti sul finanziamento della spesa farmaceutica; adottare forme di finanziamento della sanità integrative di quelle erogate dal Ssn per la copertura delle prestazioni escluse dai Lea (oggi e in futuro) e impiegare le risorse liberate per nuovi investimenti per l’innovazione in sanità.

PAROLA D’ORDINE: “INVESTIRE”

In conclusione, la ricetta formulata da The European House-Ambrosetti sottolinea l’importanza di “investire in sanità per creare valore a più livelli, oltre la sfera della salute delle persone e il comparto della sanità”. Un approccio che, nello spirito dei promotori, dovrebbe portare ad almeno quattro risultati: il miglioramento degli outcome sanitari e dell’aspettativa di vita in buona salute dei cittadini; il contenimento dei costi sanitari attesi in futuro e miglioramento della sostenibilità economica dell’intero sistema di welfare; l’aumento della produttività lavorativa delle persone e un contributo alla crescita economica; il miglioramento dell’ecosistema della ricerca e della produzione nel settore delle life sciences e una maggiore attrazione di investimenti esteri.