Nuovi dati positivi sugli esiti cardiovascolari per l’antidiabetico empagliflozin

Presentati oggi i risultati di un’analisi dello studio EMPA-REG OUTCOME per conto di Boehringer Ingelheim ed Eli Lilly, al Congresso dell’American Heart Association in corso ad Orlando

Nei pazienti con diabete di tipo 2 ad alto rischio di eventi cardiovascolari, la riduzione del rischio di ricovero per insufficienza cardiaca o mortalità cardiovascolare ottenuta con l’antidiabetico empagliflozin (in aggiunta alla terapia terapia standard) è indipendentemente dallo stato di scompenso cardiaco al basale. A dimostrarlo è una sottoanalisi del trial EMPA-REG OUTCOME presentata oggi da Boehringer Ingelheim ed Eli Lilly in occasione del Congresso 2015 dell’American Heart Association (Aha) in corso ad Orlando.

“Le persone con diabete – spiega  Silvio Inzucchi, professore di Medicina presso la Yale School of Medicine – hanno un rischio due/tre volte superiore di sviluppare insufficienza cardiaca, rispetto ai non diabetici. Per questa popolazione di pazienti abbiamo necessità di terapie che possano aiutare a ridurre l’elevato tasso di insufficienza cardiaca, i ricoveri e la mortalità che ne conseguono”. Empagliflozin è un inibitore del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2) orale, altamente selettivo approvato in monosomministrazione giornaliera, in Europa, negli Stati Uniti e in altri Paesi per il trattamento di adulti con diabete di tipo 2. I risultati della sottoanalisi di empagliflozin sono stati anche pubblicati sull’European Heart Journal

Nuovi risultati sul farmaco, presentati sempre oggi, hanno inoltre dimostrato che, in pazienti con diabete di tipo 2, ad alto rischio di eventi cardiovascolari, empagliflozin riduce del 39% il rischio per l’endpoint composito di ricoveri per insufficienza cardiaca o mortalità per insufficienza cardiaca rispetto a placebo, quando aggiunto allo standard terapeutico.