Regione Toscana: la giunta approva la riforma del Servizio sanitario

Ok alla proposta dell'assessore alla Salute, Stefania Saccardi. Le aziende sanitarie locali passeranno da 12 a 3. Ora il testo passa al Consiglio regionale

La sanità toscana cambia volto: la giunta regionale guidata dal governatore Enrico Rossi ha approvato oggi la proposta di legge per il riassetto del Servizio sanitario regionale (Ssr). Fra le novità rilevanti contenute nel provvedimento – presentato dall’Assessore al diritto alla Salute, Stefania Saccardi – l’accorpamento delle aziende Ausl (Aziende unità sanitarie locali) che passeranno da 12 a 3.

La riforma – come spiega una sintesi pubblicata su Toscana Notizie, l’agenzia di informazione della giunta regionale – prevede inoltre una serie di interventi che modificheranno sia la pianificazione delle politiche sanitarie che l’assetto del modello assistenziale sempre più incentrato sul territorio. A partire “da una declinazione avanzata dell’Area Vasta pensata per rappresentare il luogo di concertazione strategica tra l’Azienda Ospedaliero-Universitaria e l’Azienda Sanitaria territoriale. “Per la sua composizione e i meccanismi di governo individuati – si legge su Toscana Notizie – questa rappresenta il luogo adeguato per l’elaborazione da parte del Direttore della programmazione di area vasta di policy in rapporto dialettico con la Regione, nonché ambito istituzionalmente forte per la capacità di sintesi e coordinamento tra le due aziende, che hanno mission diversa e concorrono alla costruzione dell’offerta complessiva. I dipartimenti interaziendali di area vasta rappresentano lo strumento di supporto alla programmazione di area vasta, attraverso l’individuazione delle modalità con cui assicurare nei vari punti della rete ospedaliera i volumi necessari a garantire, per le singole patologie, i più alti livelli di efficacia e sicurezza del trattamento.”

Un’altra priorità individuata nel progetto di riforma è quella di riformare le reti aziendali territoriali al fine di garantire in modo più capillare l’assistenza primaria: “Il livello di zona distretto, adeguatamente revisionato in termini di estensione, rimarrà l’ambito ottimale di lettura dei bisogni e di identificazione delle priorità di salute, poggiando per questo non solo su solidi meccanismi di raccordo istituzionale, ma anche sull’organizzazione di un sistema di cure primarie orientato alla comunità e capace allo stesso tempo di assicurare la necessaria integrazione col livello specialistico attraverso la logica delle reti cliniche e sociosanitarie territoriali”.

La strutturazione delle nuove reti territoriali, connesse con le reti ospedaliere, dovrebbe avere portare ad almeno tre risultati: “a) il potenziamento del ruolo delle Zone Distretto come articolazione operativa fondamentale della rete territoriale per assicurare il coordinamento formalizzato degli interventi, specie per quanto attiene ai processi di integrazione socio-sanitaria, in modo da consentire a tutte le componenti di svolgere il proprio specifico ruolo nella presa in carico dei pazienti, e garantendo i livelli richiesti di qualità degli interventi; b) la realizzazione di reti cliniche e sociosanitarie integrate, strutturate per assicurare una risposta esaustiva a livello locale, con il coinvolgimento di tutti i potenziali erogatori (pubblici, privati e terzo settore) per superare la frammentarietà delle risposte, razionalizzare il sistema dell’offerta, ottimizzare e valorizzare le competenze e affermare le migliori pratiche, assicurando la continuità tra il livello primario e secondario dell’assistenza mediante l’integrazione dei professionisti coinvolti nei singoli percorsi clinico assistenziali; c) il coinvolgimento e il costante confronto con le autonomie locali al fine di assicurare, anche attraverso una corretta pianificazione, la massima condivisione sugli obiettivi, sulle strategie perseguite e sulla valutazione dei risultati raggiunti”.

Fra gli obiettivi della riforma c’è la “realizzazione di una rete ospedaliera complessiva fortemente connessa con la rete territoriale, che riesca a dare risposte efficaci in tempo reale a tutti i cittadini, offrendo un servizio di qualità, assicurando l’innovazione tecnologica che crea un vero valore aggiunto per gli utenti, riducendo gli attuali costi di gestione grazie all’assenza di ridondanze operative, alla definizione di percorsi chiari ed espliciti (sia per i professionisti che per i pazienti), alla individuazione, formalmente definita, della mission di ogni nodo della rete e alla affermazione di nuove modalità di collaborazione ed interazione fra i professionisti”.

Fra le novità, si segnalano inoltre alcuni “organismi di governo clinico a supporto dell’attività della Giunta Regionale” quali “il Centro regionale per le criticità relazionali, il Centro regionale per la verifica esterna di qualità dei Laboratori, il Centro di coordinamento regionale per la salute e medicina di genere” e si prevede lo snellimento nella composizione del Consiglio sanitario regionale e della Commissione regionale di bioetica.

“Ringrazio quanti hanno contribuito alla stesura di questa proposta di legge – dice l’assessore Saccardi – Abbiamo voluto che il confronto fosse il più ampio possibile, per condividere con i cittadini, gli operatori, gli amministratori locali, il processo di riorganizzazione del sistema socio-sanitario in atto in Toscana. Voglio sottolineare che abbiamo rispettato i tempi previsti dalla legge 28. Quando, dal primo gennaio, i direttori generali entreranno in carica, avremo già una cornice legislativa nella quale far rientrare la nuova organizzazione”. La proposta di legge approvata dalla giunta passa ora al Consiglio regionale.