Giornata mondiale dell’antibiotico-resistenza, il problema resta serio

L'aspetto più critico riguarda la resistenza ai carbapenemi, che continua ad aumentare. L'Italia è insieme alla Grecia, il Paese in larga parte responsabile per questo aumento della resistenza che riguarda soprattutto i ceppi di Klebsiella pneumoniae

Non si arresta l’emergenza per la resistenza agli antibiotici segnalata ormai da diverso tempo anche dall’Organizzazione mondiale della sanità. Ancora oggi il 40% degli europei è convinto che questi farmaci siano utili per curare raffreddore e influenza, secondo un’indagine condotta dallo European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC). Il che ha portato a un abuso di questi farmaci e un incremento preoccupante dell’antibiotico resistenza, cresciuta del 40% in 20 anni. per questo domani che si celebra la giornata mondiale dell’antibiotico-resistenza le campagne attive saranno diverse. “Segnale di quanto il problema sia ormai urgente” spiega Annalisa Pantosti, responsabile del Reparto malattie batteriche respiratorie e sistemiche dell’Istituto superiore di sanità. “Focalizzando la situazione in Europa, l’aspetto più critico riguarda la resistenza ai carbapenemi, che continua ad aumentare. L’Italia è infatti, insieme alla Grecia, il Paese in larga parte responsabile per questo aumento della resistenza ai carbapenemi che riguarda soprattutto i ceppi di Klebsiella pneumoniae, come risulta dalla sorveglianza sentinella dell’antibiotico-resistenza coordinata dall’Istituto superiore di sanità”.

Avere batteri resistenti ai carbapenemi significa nona vere più armi terapeutiche efficaci contro questi agenti infettanti perché questa classe di farmaci è l’ultima risorsa contro di essi. “In Italia la resistenza della Klebsiella ai carbapenemi si è impennata bruscamente nel 2010 – continua Pantosti – e si è assestata intorno al 30% di tutti i ceppi isolati da batteriemie. Una sorveglianza nazionale dedicata alle batteriemie da Klebsiella, che riceve segnalazioni dalle Regioni, è attiva dal 2013 e indica che il problema è forse anche maggiore. Ma non si tratta solo di Klebsiella. Per quasi tutte le combinazioni patogeno/antibiotico prese in considerazione dalla sorveglianza Ears-Net l’Italia appare in rosso nelle cartine dell’Europa, cioè con una proporzione di ceppi antibiotico-resistenti superiori al 25% e sempre superiori alla media europea. Le resistenze più critiche riguardano Escherichia coli (alta resistenza a fluorochinoloni e cefalosporine di terza generazione), Acinetobacter (resistenza ai carbapenemi vicino all’80%), Pseudomonas aeruginosa (resistenza a ceftazidime e aminoglicosidi) e Staphylococcus aureus (proporzione di ceppi meticillino-resistenti superiore al 30%). Il principale fattore che gioca in favore dell’antibiotico-resistenza è proprio l’elevato consumo di antibiotici. L’Italia è in Europa al quinto posto per utilizzo di antibiotici sul territorio per la salute umana”.

Non da meno è il rischio che riguarda i ragazzi, spesso soggetti ad acne e nei quali non raramente si riscontra un impiego inappropriato di antibiotici. “Recentemente anche l’American Academy of Dermatology ha sottolineato come impiegare gli antibiotici con cautela e solo nelle forme più gravi della patologia” spiega Stefano Veraldi, Direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia dell’Università di Milano. “Da evitare in particolare è l’uso concomitante di antibiotici orali e topici, specialmente per le terapie croniche”.

L’uso prudente degli antibiotici, è stato ricordato dallo European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) in occasione della Giornata Mondiale, può contribuire a fermare l’insorgenza dei batteri resistenti e ad aiutare a mantenere l’efficacia degli antibiotici perché possano essere utilizzati dalle generazioni future.