Farmaci antitumorali: un modello studia la sostenibilità della Raccomandazione 14

Al 10° Forum Risk Management di Arezzo il punto sulle indicazioni emanate dal ministero nel 2012 sulla sicurezza nella preparazione dei medicinali antiblastici. Dagli economisti di Tor Vergata un modello per guidare le scelte dei payers regionali e aziendali

Esternalizzare o meno l’allestimento centralizzato dei farmaci antitumorali, dotare la struttura sanitaria di un Ufa di proprietà (Unità farmaci antineoplastici) o rivolgersi a un service, ricorrere o no all’utilizzo di sacche multidose? Il tema è quello Raccomandazione 14 emanata nel 2012 dal ministero della Salute sulla sicurezza nella preparazione dei farmaci antiblastici. I quesiti, che riguardano l’aspetto della sostenibilità economica e la necessità di stabilire quale soluzione sia più o meno “conveniente”, sono quelli a cui cerca di dare risposta un progetto di ricerca interregionale avviato dall’area Hta del Consorzio Crea Sanità dell’Università di Roma Tor Vergata. L’iniziativa è stata oggetto di un approfondimento, nell’ambito di una sessione dedicata ai Pdta in oncologia, durante il 10° Forum sul Risk Management in Sanità che si è svolto nei giorni scorsi ad Arezzo (24-27 novembre).

Il progetto degli economisti di Tor Vergata prevede l’elaborazione di un modello in grado di supportare i payers regionali e aziendali, ai fini dell’individuazione delle soluzioni ottimali per l’applicazione della Raccomandazione 14 nel loro specifico contesto, sempre nell’ottica di garantire sostenibilità economica.

La prima esigenza che nasce dall’applicazione della Raccomandazione 14 è quella di abbandonare pratiche ritenute ormai non sicure (come l’allestimento in reparto dei farmaci antiblastici) e passare alla centralizzazione dell’allestimento. “Poi – spiega Federico Spandonaro, presidente di Crea Sanità – bisogna fare i conti con un insieme complesso di scelte”. Ed ecco che “non c’è una risposta, un numero che vada bene per tutti”. Per l’economista “la soluzione migliore dipende dal volume dell’organizzazione delle singole strutture” e il modello – che ancora deve essere arricchito e perfezionato – offre già almeno due indicazioni: “Da un lato, che la centralizzazione costa un po’ di più, ma è il costo della qualità; dall’altro, che ci vogliono volumi d’attività abbastanza rilevanti per giustificare un’Ufa di proprietà”.

L’appuntamento di Arezzo è stata anche l’occasione per un bilancio complessivo sull’attuazione della Raccomandazione 14 sul territorio nazionale. Ecco – oltre all’intervista a Federico Spandonaro – l’opionione di Alessandro Ghirardini (direttore Ufficio III Direzione Generale Programmazione Sanitaria del ministero della Salut) e la testimonianza di Roberta Di Turi (direttore Assistenza Farmaceutica Asl Roma D) sull’esperienza dell’Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma.

 

FEDERICO SPANDONARO

ALESSANDRO GHIRARDINI

 

ROBERTA DI TURI