Fadoi: serve un approccio globale alla prevenzione cardiovascolare secondaria

Armonizzare la prevenzione cardiovascolare col resto delle cure e sensibilizzare i pazienti sul rischio di un secondo evento. Sono le sfide da affrontare secondo una recente survey condotta dalla Federazione sui pazienti ricoverati in medicina interna

Oltre il 40% dei pazienti ricoverati in medicina interna ha già avuto un episodio cardiovascolare maggiore (come infarto e ictus), eppure la consapevolezza del rischio di un secondo evento cardiovascolare è scarsa. Spesso il problema viene sottovalutato dai pazienti stessi, che nel 50% dei casi hanno un’insufficiente aderenza alla terapia. A fotografare la situazione in reparto è una recente survey della Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti (Fadoi) realizzata, con il contributo non condizionato di Msd Italia, su diciannove unità operative di medicina interna.

Un’analisi che accende i riflettori su un paziente che nella maggior parte dei casi è anziano, spesso portatore di malattie croniche multiple e che riceve un numero elevato di prescrizioni. Guardando i dati dell’indagine sui principali trattamenti per la correzione dei fattori di rischio emerge, infatti, che gli anti-ipertensivi sono utilizzati in oltre l’80% dei casi, il 47,7% degli assistiti risulta in trattamento con insulina o antidiabetici orali, il 57,7% con statine o altri anti-dislipidemici, il 76% con antipiastrinici, il 29,8% con anticoagulanti orali o parenterali, il 20,9% con ipouricemizzanti, e il 14,3% segue un regime dietetico strutturato. Alla necessità di prevenire ulteriori eventi (“curare per prevenire”) – sottolineano gli esperti – in questi pazienti si aggiunge anche quella di armonizzare la prevenzione cardiovascolare col resto delle cure, considerando attentamente le interazioni fra le diverse patologie e i molteplici trattamenti. “Puntiamo alla fase di prevenzione sul singolo paziente – ha sottolineato Giorgio Vescovo, presidente della Fondazione Fadoi – si tratta nella maggior parte dei casi di pazienti anziani, complessi e interveniamo con l’approccio globale, armonizzando le linee guida con il singolo paziente. La chiave è la consapevolezza del medico e del paziente. Con l’alleanza terapeutica si può attuare la prevenzione in maniera efficace”.

Per fornire agli specialisti coinvolti una guida per affrontare la gestione del paziente complesso ad alto rischio con un “approccio globale”, la Fadoi ha inoltre realizzato un volume sulla prevenzione cardiovascolare secondaria, considerando i diversi fattori di rischio (ipertensione, diabete, dislipidemia, obesità/sovrappeso etc.) nei vari ambiti della patologia vascolare (cuore, cervello, rene, arti inferiori). Una pubblicazione da cui è scaturito anche un recente  position statement della società scientifica, curato dal presidente Mauro Campanini e dagli internisti Roberto Nardi e Giuliano Pinna.

Attiva da oltre venti anni, la Fadoi conta oggi quasi 3.000 iscritti a livello nazionale. “La nostra forza è quella di avere tante persone che lavorano con noi – ha spiegato il presidente Campanini -, soprattutto perché siamo attivi su due fronti: quello della ricerca, che individua i bisogni insoddisfatti nell’ambito della Medicina Interna, e quello della formazione, che cerca proprio di soddisfare questi bisogni e di migliorare l’assistenza”.

IL POSITION PAPER

I RISULTATI DELLA SURVEY