Appropriatezza: se medico e paziente dialogano, il consumo di antibiotici si riduce nettamente

La decisione condivisa permette una migliore scelta di terapia e favorisce l'adesione alla cura. Le conclusioni di una ricerca Cochrane che ha analizzato una decina di studi condotti su medici di famiglia e assistiti

Il dialogo medico-paziente fa bene. Alla salute, all’appropriatezza prescrittiva e, dunque, ai conti della sanità pubblica. L’informazione, il dialogo e la possibilità del paziente di esprimere la propria opinione, quando il camice biancodeve decidere la terapia, sembrano infatti essere in grado di migliorare la scelta terapeutica di chi cura e la capacità di aderire al trattamento di chi è curato. Ma si riduce anche la prescrizione di antibiotici, di ben il 40% nel trattamento delle infezioni respiratorie. Con vantaggi in termini di appropriatezza e riduzione della spesa. Lo ha scoperto un gruppo di scienziati australiani, in una ricerca Cochrane in cui hanno analizzato una decina di studi condotti in Europa, su circa 1.100 medici di medicina generale e 492 mila pazienti.

L’antibioticoterapia, ricordano i ricercatori, è spesso utilizzata contro i malanni più frequenti d’inverno: tosse acuta, otite, mal di gola. Ma in realtà, precisano gli studiosi, non apporta benefici nel ridurre la durata dei sintomi e nell’evitare complicazioni in casi di mal di gola, di bronchite o sinusite. E non è di alcuna utilità nei raffreddori e nelle laringiti. Mentre restano i rischi di effetti collaterali.

Nello studio Cochrane i medici che hanno informato i pazienti su questi dati, e poi si sono confrontati con loro sul trattamento, hanno prescritto al 29% dei pazienti un antibioticoterapia, contro il 47% delle consultazioni ‘normali’. Secondo gli specialisti una scelta terapeutica fatta di comune accordo, dopo una chiara informazione sui dati scientifici più recenti, risulta particolarmente efficace nel migliorare la qualità dell’intervento.