Professioni: verso il congresso nazionale delle donne in Neurochirurgia

L’appuntamento è in programma l’11 dicembre a Reggio Emilia. Dalle pari opportunità professionale all’aggiornamento scientifico, specialiste a confronto in una kermesse presieduta da Franco Servadei, presidente della Federazione mondiale dei neurochirurghi

Le donne neurochirurghe italiane si danno appuntamento l’11 dicembre a Reggio Emilia, all’Arcispedale Santa Maria Nuova, per un evento a – il congresso nazionale “Donne in Neurochirugia” – che vedrà decine di esperte discutere di una lunga lista di temi: dalle pari opportunità professionali ai tumori cerebrali in Italia, dall’aggiornamento in neuroncologia a quello in neurochirurgia. Decine di donne neurochirurghe saranno relatrici al Congresso che però ha come presidente un uomo di riconosciuta esperienza internazionale: Franco Servadei, presidente della Federazione mondiale dei neurochirurghi. La segreteria scientifica dell’iniziativa, invece sarà tutta al femminile.

“La donna in Italia – commenta il presidente della Società italiana di Neurochirurgia, Alberto Delitala – fa più fatica ad affermarsi rispetto ad altri Paesi europei, dotati da anni di strumenti di tutela della maternità e della famiglia, da noi ancora in embrione. A tutt’oggi le donne neurochirurgo, che già costituiscono la maggioranza nelle Scuole di specializzazione, hanno un forte tasso di desistenza e la loro progressione di carriera è più difficoltosa, più lenta, talvolta impossibile. Peccato, perché l’accuratezza tecnica e la passione per il dettaglio ben si sposano con la nostra specialità; con me lavorano tre donne neurochirurgo, una più brava dell’altra, appassionate, certamente non seconde ai colleghi uomini. Ma in Italia le donne neurochirurgo che abbiano raggiunto un ruolo apicale non si contano sulle dita di una mano. Non è certo con le “quote rosa” che risolveremo quest’anomalia; la proposta, che pure aleggiava fino al Congresso di Napoli (giugno 2015), è stata definitivamente bocciata dalle stesse colleghe, che aspirano invece a conquistare da sé quei ruoli finora appannaggio degli uomini, senza “quote azzurre”. L’Italia, anche in questo, è divisa in due; ma non classicamente tra nord e sud, ma tra regioni “virtuose” e quelle sotto “piano di rientro”; in queste ultime se una collega rimane incinta non è una gioia come dovrebbe essere, ma una sventura per il reparto che per molti mesi non avrà alcuna sostituzione. È da qui che bisogna ripartire”.