Aiop: negli ospedali pubblici sovracosti e costi impliciti per 7,9 miliardi

I dati del 13° Rapporto annuale sull'attività ospedaliera in Italia "Ospedali&Salute" promosso dall’Associazione Italiana Ospedalità Privata e realizzato dalla società Ermeneia: pazienti "scoraggiati" in fuga dal Ssn.

terapie intensive

Negli  aziende ospedaliere e negli ospedali a gestione diretta del Ssn si anniderebbero sovracosti i e costi impliciti (di ammortamento e di personale) pari ad un totale di 7,9 miliardi di euro, che rappresentano il 17,2% della spesa ospedaliera pubblica. In particolare per quanto riguarda il  personale nelle corsie circolerebbero circa 50mila unità di addetti aggiuntivi impliciti, essenzialmente figure infermieristiche, come conseguenza delle rigidità di gestione del personale pubblico, del blocco delle assunzioni, ma anche delle tante e spesso consistenti forme di esonero dalle mansioni usuranti da parte di personale infermieristico che però può successivamente risultare non adeguatamente utilizzato. La denuncia è contenuta nel 13 Rapporto annuale sull’attività ospedaliera in Italia “Ospedali&Salute” promosso  dall’Aiop (Associazione Italiana Ospedalità Privata) e realizzato dalla società Ermeneia, presentato oggi a Roma dal presidente nazionale Aiop, Gabriele Pelissero, e dal presidente Ermeneia, Nadio Delai.

L’analisi sul necessario  sforzo di efficientamento della “macchina” ospedaliera pubblica e sulla (altrettanto necessaria) trasparenza dei relativi bilanci si basa sulla valutazione di tre ambiti, a partire dalle voci di Conto Economico 2014 di tutte le Aziende Ospedaliere pubbliche italiane: quello dei  “sovracosti” teorici rispetto ai costi medi, in cui possono celarsi aree di inefficienza, riferiti a 11 tipologie diverse di spesa (farmaci, altri beni sanitari, servizi di mensa, servizi di lavanderia, utenze ecc.); quello dei costi espliciti ed impliciti di ammortamento che presentano aree di non sufficiente trasparenza e che possono, a loro volta, nascondere ripianamenti impliciti di bilancio; quello dei costi aggiuntivi di personale sia di tipo esplicito che di tipo implicito, che pongono problemi di non sufficiente trasparenza e configurano altre possibili aree di inefficienza, derivanti da eventuali duplicazioni di personale impiegato. L’obiettivo è quello di distinguere tra spending review “buona” e spending review “cattiva”, quella cioè che tratta tutte le strutture ospedaliere nello stesso modo, efficienti e non, col risultato di punire le prime e premiare le seconde.

L’urgenza dell’efficientamento “buono” emerge – spiega il Report – anche dai risultati di una indagine ad hoc sui care-giver che lascia emergere con chiarezza la figura del “paziente scoraggiato” e di fatto suo malgrado in fuga dal Ssn per colpa di una “politica di razionamento” di fatto tra liste d’attesa, diminuzione dei servizi, difficoltà d’accesso e così via: un logoramento dal 61,7% % degli intervistati, mentre l’80% dei care-giver reputa “serio” il peggioramento dei servizi  che induce la necessità di ricorrere alle prestazioni a pagamento, con un valore delle prestazioni in intramoenia cresciuto del 17,4% tra il 2009 e il 2014, così come sono aumentati progressivamente ticket e aliquote Irpef regionali.

Contraltare del logoramento dei rapporti tra cittadini ed Ssn – segnala il Rapporto – è la familiarità crescente dei cittadini  con gli ospedali fuori Regione, con le strutture di altri Paesi europei e soprattutto con gli ospedali privati accreditati: nel 2015 il 58,1% degli utilizzatori dei servizi ospedalieri ha preso in considerazione le varie opzioni finendo con lo scegliere la struttura privata accreditata; erano stati solo il 38,5% nel 2014.

LE TABELLE