Cinque morti di parto in pochi giorni: un caso statistico?

Le stime dell’Istituto superiore di sanità parlano di 50 decessi per parto l’anno, dati in linea con gli altri paesi europei che potrebbero essere dimezzati e annullati. Intanto gli esperti parlano di casualità statistiche e il Codacons accusa il ministro Lorenzin di misure insufficienti. La prime indagine sull’Ospedale Sant'Anna di Torino non hanno mostrato responsabilità dirette dell’ospedale

C’è chi parla di casualità dei numeri statistici e chi invece sostiene che il caso in queste vicende non c’entri nulla. Nel giro di poco tempo infatti, da Natale ai primi giorni del nuovo anno, negli ospedali italiani si sono registrate cinque morti per parto, in quattro casi dei quali a morire stato anche il feto. E l’Italia si divide, tra chi come alcuni esperti dell’Iset (Società Italiana per lo Studio dell’Emostasi e della Trombosi) ha inviato una lettera al ministro della Salute Beatrice Lorenzin scrivendo come “le recenti morti materno-fetali avvenute nel nostro Paese abbiano suscitato una reazione mediatica talvolta fuorviante e potenzialmente pericolosa per le donne stesse”. “Per esempio – continua Anna Falanga
presidente dell’associazione a nome di tutti gli esperti – in un’intervista pubblicata ieri su la Repubblica i test di trombofilia ereditaria vengono definiti come “salvavita” se eseguiti alle donne in gravidanza ed il Ministero della Sanità viene definito inadempiente perché non paga tali test (molto costosi) di routine. Nonostante sia vero che le complicanze ostetriche, inclusa la morte fetale, possano talvolta essere causate da alcune alterazioni del sangue che aumentano il rischio trombotico, non è altrettanto vero che i test di trombofilia ereditaria siano utili nel prevenirle. Né men che meno, il trovare uno di questi test positivi giustificherebbe un intervento con farmaci antitrombotici. Come sostengono linee guida di società scientifiche nazionali e internazionali, la donna in gravidanza non deve diventare oggetto di esami e terapie che non sono basati sull’evidenza e non danno alcuna garanzia di migliorare l’andamento della gravidanza né di prevenire la morte fetale. Vi sono inoltre criteri clinici, che vanno considerati e che possono guidare la scelta di solo pochi test e solo in casi (rari) selezionati, ma anche questo non va considerato come un salvavita”.

In Italia i decessi materni sono 50 l’anno per emorragie post partum, disordini ipertensivi e tromboembolie, circa 10 casi ogni 100mila nascite. Dati perfettamente in linea con paesi come Regno Unito e Francia e più bassi rispetto agli Stati Uniti, come certificato anche dall’Organizzazione mondiale della sanità. Nei Paesi socialmente avanzati la media è di 20 su 100mila mentre il dato migliore è quello dei Paesi Bassi con sei ogni centomila. “Casi rari e distribuiti in maniera capricciosa – spiega all’Adnkronos Salute

Serena Donati, ricercatrice del Centro nazionale epidemiologia e sorveglianza per la promozione della Salute della donna e dell’età evolutiva dell’Istituto superiore di sanità (Iss) – il fatto che in questi ultimi giorni se ne siano concentrati 5 è solo un caso e va interpretato in questa logica, ce lo dice l’analisi statistica del passato”.

“Credo si tratti di una drammatica casualità alla quale bisogna però dare risposte” ha affermato Beatrice Lorenzin a Sky Tg 24. “Si è trattato di un susseguirsi di casi in ospedali diversi, che ha visto coinvolte donne in condizioni differenti. Bisogna partorire in strutture sicure, ma nei territori in cui ciò non è possibile deve esserci una rete di emergenza in grado di intervenire”.

La Codacons ci contro sostiene che “cinque morti in sette giorni non siano affatto un caso: le misure prese sono insufficienti e serve prevenire” afferma il Presidente del Codacons Carlo Rienz. “La posizione del ministro Lorenzin è a nostro avviso inadatta. Mandare gli ispettori negli ospedali non riporterà in vita le donne decedute, perché l’unica misura utile per evitare simili tragedie è prevenire, migliorando il servizio offerto dai nosocomi italiani. Sarà la magistratura semmai, cui il Codacons si rivolge con un apposito esposto a fare chiarezza sulle cause dei decessi e soprattutto a verificare le responsabilità degli enti locali e delle istituzioni che non possono certo appellarsi al caso per giustificare simili drammi”.

Intanto le prime indagini che arrivano a proposito dell’Ospedale Sant’Anna di Torino, una delle eccellenze in Italia per le donne, non hanno mostrato responsabilità dirette dell’ospedale. “Non risultano delle responsabilità dirette dell’ Ospedale Sant’Anna, però stiamo anche investigando su tutta la fase precedente all’arrivo in ospedale, di questa come delle altre puerpere” spiega a Sky TG24 Beatrice Lorenzin. “Quindi, probabilmente, lì c’è necessità di un rafforzamento di quello che è il monitoraggio e la sorveglianza di gravidanze che possono essere a rischio sul territorio. Bisogna indagare caso per caso, verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l’accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile e l’unico modo per farlo è studiare tutti i casi dove si sono verificate queste tragedie per poterle prevenire laddove è possibile. I miei ispettori verificheranno se ci sono state delle responsabilità o se si tratta di coincidenze. Sono tutti casi diversi fra loro, avvenuti in grandi ospedali. Se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi. È stato anche fatto un piano nazionale sulla prevenzione e salute di donna e bambino con indicazioni per la prevenzione, il parto e la sicurezza di tutta le gestazione. Ora ho incaricato l’agenzia delle regioni, Agenas, di fare delle nuove linee guida sulla prevenzione delle complicanze in gravidanza”.