Morti di parto: lettera aperta dei medici anestesisti rianimatori al ministro Lorenzin

“Le criticità sono ancora troppe e le task force devono intervenire a monte” scrivono. “Non ci stancheremo mai di ricordare a tutti che in moltissimi ospedali la guardia anestesiologica h24 non è garantita, nonostante sia prevista dal contratto di lavoro al quale tutti gli ospedali pubblici dovrebbero attenersi”

Continua il dibattito sui cinque casi di morte per parto verificatisi in Italia in questi giorni. A intervenire questa volta sono i Medici Anestesisti Rianimatori, rivolgendo una lettera aperta al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, dove indicano tra le altre cose, alcune criticità che vanno al di là dei casi specifici. “Questa lettera aperta riassume anche la viva voce di molti Anestesisti Rianimatori italiani che hanno seguito il dibattito mediatico sugli eventi in questione non senza lo sconforto di aver riscontrato ancora una volta un deliberato accantonamento, o nella migliore delle ipotesi una diffusa ignoranza, su numerosi aspetti del percorso nascita, non ultimo quello relativo al ruolo professionale che essi svolgono quotidianamente nell’ombra” scrivono i medici.

Precisano subito, gli esperti, che non si tratta di una problematicità legata all’ubicazione o all’eccellenza dell’ospedale, perché quattro delle cinque strutture implicate si trovano nel Nord Italia (e nel caso di Foggia il decesso è avvenuto a casa e il bambino è stato salvato) e due di queste sono considerata eccellenze con elevati volumi di attività materno infantile. “Quello che ci sta a cuore è riportare il dibattito nel merito di questioni che sono state trascurate a tutti i livelli di esposizione mediatica, a prescindere dalle cinque tragedie avvenute nei giorni scorsi.

Un percorso nascita sicuro esige condizioni strutturali e organizzative minime indispensabili, solo rispettando le quali, pur senza potersi illudere di azzerare completamente i rischi legati alla gestazione e al parto, può esserci la massima garanzia possibile di una reale sicurezza della gestante/partoriente e del nascituro/neonato” continuano i Medici Anestesisti Rianimatori. “Tra tali condizioni, è di basilare importanza l’immediata disponibilità di un Anestesista Rianimatore pronto a intervenire in tempo reale nel percorso nascita in ogni momento in cui se ne possa ravvisare la necessità. Per fare un esempio, la necessità di un taglio cesareo in urgenza, e ancor di più in emergenza, richiede tempi strettissimi e non compatibili con la mancanza della guardia h24 di un Anestesista Rianimatore specificatamente dedicato alle Sale Operatorie, o, almeno negli Ospedali con punti nascita con elevati volumi di attività, con la mancanza della guardia h24 di un Anestesista Rianimatore specificatamente dedicato alla Sala Parto”.

“Non ci stancheremo mai di ricordare a tutti che in moltissimi Ospedali la guardia anestesiologica h24 non è garantita, nonostante sia prevista dal contratto di lavoro al quale tutti gli ospedali pubblici dovrebbero attenersi” aggiungono. “Inoltre succede che laddove esista un Reparto di rianimazione il collega di guardia debba abbandonare i pazienti che ha in cura in questo peparto per correre in sala parto o in sala operatoria per eseguire un taglio cesareo in emergenza. Avviene che laddove non esiste un Reparto di rianimazione un collega “reperibile” deve catapultarsi da casa, nel cuore della notte, per fare quanto sopra. Avviene, laddove non vi sia un pediatra, e tantomeno un neonatologo, né di guardia né reperibile, che il malcapitato anestesista rianimatore debba improvvisarsi anche neonatologo (il che, laddove anche ci fosse un Pediatra, talvolta è il male minore). Avviene che comunque, per poter fare tutto quanto sopra ricorrendo suo malgrado all’arte italica dell’arrangiarsi, il malcapitato anestesista rianimatore non sia, come invece spesso accade, impegnato in un’altra urgenza in ospedale, o che magari non sia addirittura fuori dall’ospedale, in un’ambulanza, occupato in un trasferimento di un paziente critico verso un ospedale più attrezzato, o che non debba tentare di ricorrere al dono divino dell’ubiquità, perché “reperibile” per più ospedali distanti tra loro decine di chilometri, in tal caso spesso senza nessun altro Santo a cui votarsi se non un unico Primario che a sua volta ha la altrettanto italica responsabilità di tali ospedali. E avviene che tutto quanto sopra, e molto altro, che solo per sintesi non elenchiamo, succede sempre più spesso, per gli arcinoti e crescenti tagli del personale che nessuno dei politici al governo del nostro Paese e del nostro Ssn apparso sui media ha avuto l’onestà intellettuale di accennare”.

Ricordano gli anestesisti che in questi giorni il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha parlato di nuove linee guida sulle cosiddette “gravidanze a rischio” su cui sta lavorando Agenas insieme alle Società Scientifiche, ma che nessuna Società scientifica di anestesia e rianimazione però risulta essere stata invitata al tavolo. “Sarebbe realmente utile, e a questo punto decisamente auspicabile – conludono – che le ispezioni del Ministero fossero attivate non ex-post alla ricerca degli eventuali colpevoli, sia che si tratti di ipotesi di carenze strutturali e organizzative, sia che vi siano ipotesi di carenze professionali, ma in via preventiva, allo scopo di accertare le condizioni di rischio esistenti nelle diverse realtà e le soluzioni da adottare per gestirlo al meglio”.