Morti per parto, criticità in 3 casi su 4 secondo le ispezioni del Ministero

Si sono conclusi gli accertamenti effettuati dalla task force istituita presso il Ministero della Salute: in tre casi su quattro si sono manifestate criticità organizzative e cliniche. Solo il S. Anna di Torino per ora è scagionato

Si sono conclusi gli accertamenti effettuati dalla task force istituita presso il Ministero della Salute per verificare se ci sono state o meno delle criticità di carattere organizzativo e clinico in relazione ai cinque casi di morti per parto che si sono verificati negli ospedali italiani le scorse settimane. Le ispezioni si sono svolte presso l’Ospedale S.Anna di Torino, gli Spedali Civili di Brescia, l’Ospedale G. Fracastoro di San Bonifacio (Verona) e l’Ospedale San Bassiano di Bassano del Grappa. Le osservazioni e valutazioni preliminari sono state effettuate in base all’analisi della documentazione immediatamente disponibile, alle testimonianze raccolte dal personale medico e dai racconti dei familiari delle persone decedute.

Quello che emerso è che in tre casi su quattro sono emerse delle criticità. A essere scagionato per ora è solo il S. Anna di Torino, dove la gestione del caso di Angela Nesta e della figlia Elisa non sembra presentare, allo stato attuale delle conoscenze, elementi di inappropriatezza relativamente alla gestione della complicanza che ha portato al decesso di entrambe. Pare infatti siano stati attuati tutti gli accertamenti necessari e tutte le manovre di emergenza sia per la rianimazione materna, sia neonatale. La relazione degli ispettori sottolinea comunque la necessità che siano resi disponibili protocolli diagnostico terapeutici assistenziali (PDTA) per la selezione delle donne da avviare al parto indotto e per la gestione delle donne con agitazione psico-motoria in pre-partum. “Un ulteriore aspetto da considerare – scrivono nella relazione – è l’integrazione tra l’ospedale ed il territorio per la gestione delle donne con indice di massa corporea elevato e con significativo aumento di peso in gravidanza: pertanto, è necessario che siano elaborati specifici PDTA che devono essere condivisi tra Ospedale e consultorio, per la definizione e gestione delle situazioni di rischio”.

Per quanto riguarda le altre tre strutture, presso gli Spedali Civili di Brescia, dove è deceduta Giovanna Lazzari all’ottavo mese di gravidanza, l’esame della documentazione clinica ha mostrato un certo disallineamento rispetto ai colloqui intercorsi con il personale dell’ospedale coinvolto nei fatti ed alla prima relazione sintetica e ha fatto emergere alcuni aspetti di criticità sia di carattere organizzativo, sia clinico. In particolare la comunicazione con i parenti, con i mezzi di informazione e tra i professionisti richiede azioni correttive, mentre dal punto di vista organizzativo, in considerazione del fatto che il processo assistenziale travaglio/parto/nascita, anche in situazioni fisiologiche, è tempo dipendente, è necessario predisporre e diffondere procedure che permettano una chiara definizione del percorso assistenziale e delle responsabilità ad esso connesso. È emersa inoltre la necessità di migliorare la valutazione delle condizioni di rischio potenzialmente presenti in gravidanza e al momento del ricovero, con particolare riferimento alla problematica delle infezioni, nonché la necessità dell’aderenza a linee guida sul trattamento della sepsi, trattandosi di patologia ad elevata letalità e le cui probabilità di sopravvivenza sono anche tempo-dipendenti.

In merito al caso di Marta Lazzarin, deceduta il 29 dicembre presso l’ospedale San Bassiano di Bassano del Grappa, giunta alla ventisettesima settimana (settimo mese) della sua prima gravidanza, la gestione dell’emergenza, su un piano comunicativo, non è stata adeguata, creando forse delle aspettative nei familiari sull’esito delle cure. Da sottolineare la non adeguata gestione del dolore. Da un punto di vista clinico, è emersa la necessità di aumentare negli operatori l’aderenza alle procedure relative alle condizioni di rischio che possono essere presenti in gravidanza, con particolare riferimento alla problematica delle infezioni. Inoltre è stata somministrata terapia antibiotica iniziale appropriata al quadro di infezione sospettato.

Infine anche presso l’Ospedale G. Fracastoro di San Bonifacio, dove si è verificato il decesso di Anna Massignan, analizzando a ritroso l’evento occorso, sono emersi alcuni aspetti di carattere organizzativo e clinico, soprattutto per quanto riguarda le procedure di valutazione delle condizioni di rischio potenzialmente presenti in gravidanza e al momento del ricovero, con particolare riferimento alla problematica delle infezioni e della sepsi.