Ddl rischio clinico, Gimbe chiede rigore e trasparenza per le linee guida

Secondo la Fondazione, la qualità delle linee guida per gli operatori sanitari non è garantita dall'autorevolezza dei produttori, né tantomeno dalla loro legittimazione normativa ma dal rigore metodologico nel processo di elaborazione

Nell’elaborazione delle linee guida per gli operatori sanitari occorre puntare tutto “su rigore metodologico e trasparenza”. Ne è convinta la Fondazione Gimbe, che sposta il focus del dibattito in corso sul rischio clinico da “chi” produce le linee guida a “come” vengono elaborate, ripartendo dai criteri di qualità definiti dalla comunità scientifica internazionale. L’articolo 5 del disegno di legge “Disposizioni in materia di responsabilità professionale del personale sanitario” (approvato dalla Camera il 28 gennaio) stabilisce infatti la necessità di “linee guida elaborate dalle società scientifiche iscritte in apposito elenco istituito e regolamentato con decreto del ministro della Salute”.

Autorevoli organizzazioni ed esperti – spiega la Fondazione in un comunicato –  hanno rilevato i rischi, ampiamente documentati in letteratura, di legittimare per decreto le società scientifiche quali produttori di linee guida perché, in assenza di un garante istituzionale, i prodotti finali rischiano di non riflettere adeguatamente le evidenze scientifiche e di essere condizionati da conflitti di interesse.

“Oltre 25 anni di ricerca sulle metodologie di produzione delle linee guida hanno dimostrato che la loro qualità non è garantita dall’autorevolezza dei produttori, né tantomeno dalla loro legittimazione normativa – spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – ma è strettamente legata al rigore metodologico nel processo di elaborazione, che condiziona la ricerca, la valutazione e la selezione delle evidenze scientifiche, e a un’adeguata governance dei conflitti di interesse che influenzano in maniera rilevante la formulazione delle raccomandazioni cliniche”.

Per tali ragioni la comunità scientifica internazionale accredita le linee guida valutandone il processo di elaborazione con due strumenti. In particolare, a fornire gli standard internazionali per la produzione di linee guida è il Guidelines International Network (G-I-N) che rappresentata 99 organizzazioni che producono linee guida in 49 paesi. Grazie alle traduzioni ufficiali, realizzate proprio dalla Fondazione Gimbe, questo strumento è disponibile anche in lingua italiana, proprio come Agree II, finalizzato a valutare la qualità di linee guida già pubblicate.

“In questo momento di rinnovato interesse per le linee guida nel Ssn –  continua Cartabellotta –  è indispensabile ribadire che gli ingredienti fondamentali delle linee guida di buona qualità sono rigore metodologico e trasparenza. Ecco perché, al fine di riallineare il dibattito tra politica, Istituzioni, società scientifiche, professionisti sanitari e pazienti, la Fondazione Gimbe richiama l’attenzione sui criteri di qualità G-I-N, standard metodologici a cui qualsiasi produttore di linee guida, sia esso società scientifica, agenzia governativa, organizzazione indipendente, dovrebbe aderire per tutelare l’integrità della scienza nell’interesse di cittadini e pazienti”.

“Infine – conclude Cartabellotta –  il Senato deve prendere in considerazione due modifiche fondamentali al testo del decreto: innanzitutto, prevedere un riferimento esplicito a standard metodologici internazionali per la produzione di linee guida; in secondo luogo affidare il ruolo di garante metodologico all’Istituto Superiore di Sanità, attualmente citato come mero collettore di linee guida tramite il proprio sito web”.