Ricerca, l’Italia perde capitale umano

L'allarme lanciato dal ministro Giannini nel corso di un convegno promosso oggi Roma dal Gruppo 2003

Che in Italia la ricerca soffra è un fatto incontrovertibile. Ora c’è anche un drammatico effetto: la perdita di capitale umano, intesa come fuga dal basso di studenti che lasciano o non si iscrivono all’università. Nelle ultime dieci stagioni se ne sono persi 70 mila, di cui il 18% ha abbandonato o cambiato indirizzo dopo il primo anno di studio. A ciò ci aggiunge la diminuzione progressiva di docenti e ricercatori, -10% negli ultimi cinque anni.
Lo ha segnalato oggi a Roma il ministro dell’Istruzione, università e ricerca, Stefania Giannini nel presentare l’incontro ‘Il futuro della ricerca in Italia: una riforma indispensabile’, organizzato al Cnr dal Gruppo 2003, che raccoglie gli scienziati italiani più citati al mondo. “Non si può parlare a testa alta di società della conoscenza, se scompaiono i suoi protagonisti” ha detto ancora Giannini nel suo messaggio ricordando, tra le urgenze del sistema ricerca italiano, la limitatezza delle risorse finanziarie: “sappiamo bene che nell’ambito della strategia Europa 2020 l’Italia ha fissato il proprio target di investimenti in attività di ricerca e innovazione all’1,53% del Pil. A oggi siamo ancora lontani da questo obiettivo”.