Diabete: da partnership Eli Lilly-Boehringer Ingelheim prima insulina biosimilare

Sarà prodotta per tutto il mondo nel sito di Sesto Fiorentino della Lilly. Plauso dell'Italian Biosimilar Group: Collatina, "Speriamo che la scelta di queste due grandi case farmaceutiche crei un’atmosfera più propizia ai biosimilari"

Insulin lispro

Sbarca in Italia il primo farmaco biosimilare per la terapia del diabete approvato in Europa: è l’insulina glargine, frutto della partnership tra Eli Lilly e Boehringer Ingelheim, che sarà prodotto per tutto il mondo nel sito di Sesto Fiorentino della Lilly. Ad illustrarlo in un incontro oggi a Roma organizzato dalle due aziende  è stato Antonio Ceriello, presidente della Fondazione Amd (Associazione medici diabetologi), che ha sottolineato l’importanza del poter disporre di una valida opzione terapeutica taglia-costi per una patologia come il diabete per la quale le proiezioni prevedono mezzo miliardo di pazienti entro il 2030.

“L’insulina glargine biosimilare ha un profilo di efficacia e sicurezza sovrapponibile all’originator e potrà costituire una valida opzione terapeutica, oltre che per i pazienti con diabete di tipo 1, anche per i circa 800 mila pazienti con diabete di tipo 2, per i quali la terapia orale non è più sufficiente – ha spiegato Ceriello. – Inoltre un device innovativo che renderà più facile e precisa la somministrazione del prodotto”.

Un’opportunità nel panorama della diabetologia, consentendo una maggiore sostenibilità al sistema sanitario nazionale: come tutti i biosimilari dovrebbe consentire risparmi del 20-25% per ciclo terapeutico.

L’esordio della prima insulina biosimilare sul mercato nazionale è stato accolto con soddisfazione anche dal coordinatore dell’Italian Biosimilar Group, Stefano Collatina: “Favorevole impatto economico per il Ssn , allargamento della platea dei pazienti in trattamento, profilo di efficacia e sicurezza del biosimilare sovrapponibile a quello del farmaco originatore sono gli argomenti chiave che le società produttrici di biosimilari propongono dal 2006 e che spesso sono stati oggetto di sottovalutazione – ha ricordato. –  Ora che anche altre due grandi case farmaceutiche hanno assunto questa linea è auspicabile che si crei un’atmosfera più propizia per assicurare al biosimilare il ruolo che gli spetta nel mercato e nella sanità italiana”.

L’auspicio dell’associazione dei produttori di settore è dunque “che riprendano con spirito costruttivo i lavori  del tavolo di confronto tra IBG, Farmindustria e Assobiotec organizzato sotto l’egida del Ministero dello sviluppo economico: da ciò – conclude Collatina  – dipende non soltanto il destino di un settore produttivo strategico oggi, ma anche la compatibilità economica e l’universalità delle cure nel nostro Paese”.