Più animali femmine negli studi preclinici

Una revisione condotta su 710 relazioni scientifiche riprende il discorso della medicina di genere, evidenziando come solo una piccolissima parte degli studi preclinici prenda in considerazione anche animali femmine. E quando lo fanno, emergono sempre risultati specifici al genere

Si torna a parlare di differenza di genere e in particolare di farmacologia di genere, per cui  non sempre un farmaco adatto a un uomo lo è anche per una donna. Spesso per quanto riguarda la dose, ma anche per gli effetti farmacologici e collaterali. Il problema in realtà sta a monte, come già è stato evidenziato, e come riprende uno studio condotto a Rachel Hill del Florey, dell’Institute of Neuroscienze and Mental Health di Melbourne, che ha appena completato una revisione di 710 relazioni scientifiche, da cui è emersa una netta sotto-rappresentazione di ratti e topi femmine nei laboratori di ricerca biomedica del mondo. “È stupefacente quanti pochi studi effettivamente guardino alle femmine” ha commentato l’autrice del lavoro.

L’analisi pubblicata sulla rivista Neuroscience and Biobehavioural Reviews indica che solo il 15% degli studi ha analizzato roditori dei due sessi. Fra quelli che lo hanno fatto, l’80% ha stabilito che vi erano risultati specifici al genere. In altre parole, maschi e femmine avevano reagito differentemente.

“Credo che non sia scientifico non includere sia maschi che femmine, ed è incredibile che ciò non avvenga”, ha osservato Rachel Hill del Florey. “Le variazioni fra i sessi nelle sperimentazioni mediche possono avere implicazioni significative, specie sulla validità, per metà della popolazione, di formulazioni e dosaggi di farmaci originati da studi su animali solo maschi”.

Una volta che dei modelli di studio su un solo sesso diventano standard, studi successivi tendono a fare lo stesso, in parte per mantenere coerenza con l’insieme dei dati. Vi sono tuttavia numerosi esempi in cui le differenze di sesso sono state documentate in ricerche, in gran parte a causa di differenze ormonali e di tassi metabolici fra maschi e femmine. Hill per esempio, ha citato studi precedenti secondo cui i topi maschi soffrono di tumori il 50% più delle femmine, con malignità più aggressiva, e altri studi secondo cui l’ipersensibilità al dolore porta differenti risultati fra topi maschi e femmine.