Fibrillazione atriale e ictus: con la revisione dei Drg possibili risparmi per 18 mln di euro all’anno

Uno studio Assobiomedica-Aiac presentato oggi a Roma stima le risorse recuperabili attraverso la revisione del sistema di rimborso e codifica delle procedure di elettrofisiologia

Risparmiare 18 milioni di euro all’anno, rendere più equo l’accesso alle cure innovative e abbattere i rischi per i pazienti affetti da fibrillazione atriale. È un risultato che il Servizio sanitario nazionale (Ssn) potrebbe ottenere attraverso la revisione del sistema di rimborso e codifica delle procedure in elettrofisiologia. Lo rivela uno studio realizzato da Aiac (Associazione italiana aritmologia e cardiostimolazione) e Assobiomedica presentato oggi a Roma nel corso di un convegno dell’Associazione “Giuseppe Dossetti”.

Le risorse risparmiate – spiega un comunicato – potrebbero essere reimpiegate per le procedure di ablazione transcatetere, che sono oggi in grado di curare la quasi totalità delle tachiaritmie cardiache, ma in Italia sono ancora poco diffuse rispetto agli altri Paesi europei.
“La fibrillazione atriale – commenta il presidente dell’Aiac, Gianluca Botto – è una patologia estremamente pericolosa per le sue complicanze, grazie però agli straordinari progressi compiuti negli ultimi anni possiamo contare su innovazioni tecnologiche che consentono di effettuare trattamenti curativi e risolutivi. Purtroppo l’attuale sistema di rimborso delle procedure elettrofisiologiche presenta importanti criticità che ostacolano l’adeguata valorizzazione dell’elettrofisiologia in Italia. I rimborsi attualmente in vigore, legati ai DRG 518 e 555, nei quali la procedura ablativa ricade nel 93% dei casi, non sono adeguati ai costi sostenuti per questo tipo di procedura. Con il risultato che nel nostro Paese si registra un’iniquità di accesso sul territorio a queste tecnologie, che rischiano di essere poco diffuse e valorizzate, quando potrebbero portare notevoli risparmi al Ssn e al tempo stesso minori rischi per i pazienti”. Secondo Claudio Giustozzi, segretario nazionale dell’Associazione Dossetti, lo studio“fornisce agli stakeholder uno strumento indispensabile per pensare alla politica sanitaria in termini nuovi, uscendo dalla logica pericolosa e perversa dei tagli e della spending review realizzata in palese noncuranza dell’art.32 della Costituzione”.

Lo studio avanza una proposta di revisione dell’attuale sistema di codifica delle diagnosi e delle procedure in grado di distinguere la complessità dei casi trattati e di misurare il livello di assorbimento delle risorse. La conseguente proposta di rimodulazione dei rimborsi per tali procedure segue una logica di sostenibilità economica per il Ssn di modo che, applicando alle procedure elettrofisiologiche diagnostiche un abbattimento del rimborso rispetto a quelli attualmente previsti – essendo procedure a complessità relativamente bassa e a ridotto consumo di risorse – si genererebbe un risparmio di 18 milioni di euro. Tale risparmio potrebbe essere reimpiegato nel momento in cui si verifica la presenza di codici per le procedure di ablazione semplici e complesse, creando degli appositi rimborsi per entrambe le procedure. Questo consentirebbe l’identificazione dei bisogni sanitari e garantirebbe un’adeguata distribuzione delle risorse e una maggiore appropriatezza delle prestazioni erogate per una corretta valorizzazione della procedure di elettrofisiologia.

Il commento di Assobiomedica

Una profonda revisione del sistema di rimborso e codifica di molte procedure diagnostiche e terapeutiche consentirebbe l’accesso a cure innovative per tutti i pazienti, garantendo “l’introduzione di pratiche di intervento tecnologicamente avanzate, oggi poco diffuse perché non riconosciute nell’attuale sistema di rimborso delle prestazioni o accorpate ad altre in modo inappropriato”. Ne è convinta Daniela Delledonne, presidente dell’Associazione Biomedicali di Assobiomedica. “Le imprese di dispositivi medici –  afferma Delledonne commentando lo studio presentato oggi – investono il 6,3% del loro fatturato in ricerca e innovazione, sviluppando prodotti tecnologicamente avanzati che contribuiscono a curare al meglio i pazienti e spesso riducono i costi di gestione di determinate patologie. I tagli lineari e le spending review hanno finora limitato fortemente l’accesso dell’innovazione tecnologica nel nostro Paese a discapito dei pazienti e delle cure. È quindi necessario che il Servizio sanitario nazionale si doti di nuove modalità di valutazione e riconoscimento dei dispositivi innovativi, garantendone un accesso tempestivo, appropriato e sostenibile a beneficio dei pazienti. Ci auguriamo che con il tavolo dell’innovazione del ministero della Salute tutto questo sarà possibile non solo definendo metodi e processi gestiti a livello centrale, con regole di governo dell’innovazione chiare e condivise da tutti gli attori del sistema, ma anche introducendo codici di rimborso specifici che consentano il tempestivo riconoscimento dell’innovazione e di conseguenza la razionalizzazione delle risorse attraverso investimenti su tecnologie, che spesso inducono risparmi evidenti”. I potenziali risparmi derivanti dalla rimodulazione dei rimborso per i ricoveri con procedure solo diagnostiche consentirebbe, spiega Delledonne, “di reinvestire nelle procedure di ablazione semplici e complesse”. In questo modo – prosegue – verrebbe garantita ai cittadini equità di accesso a prestazioni e tecnologie innovative per la cura della fibrillazione atriale.

Lo studio – conclude la presidente di Biomedicali-Assobiomedica – è frutto della collaborazione tra industria e mondo medico-scientifico “che andrebbe valorizzata in quanto la prima nel ruolo di partner tecnologico, i secondi nel ruolo chiave di validatori dell’appropriatezza clinica delle nuove tecnologie innovative, possono e devono lavorare insieme con il comune obiettivo di migliorare la qualità delle cure offerte ai cittadini in un’ottica di sostenibilità del sistema”.