Troppa fretta sulle biopsie liquide: l’Istituto dei Tumori di Milano frena gli entusiasmi

Il parere di Maria Grazia Daidone, direttore del Dipartimento di Oncologia Sperimentale e Medicina Molecolare della struttura lombarda: "Dati troppo preliminari, irrealistico pensare a un test tanto rapido, poco costoso e per tutti i tipi di cancro"

La ricerca italiana è scettica sulle possibilità della biopsia liquida. Maria Grazia Daidone, direttore del Dipartimento di Oncologia Sperimentale e Medicina Molecolare dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, non crede che un test sulla saliva possa determinare una diagnosi di cancro in tempi rapidissimi e a basso costo. Lo dice chiaramente ad Aboutpharma Online, nel commentare la notizia che ha ricevuto grande attenzione da tutti i media italiani.
“Per esprimere un giudizio attendiamo con ansia la pubblicazione del lavoro di David Wong. Dobbiamo capire come è arrivato ai suoi risultati. Ci fa accapponare la pelle l’idea che occorrano solo dieci minuti per ottenere i risultati. Non è come valutare l’acetone nei bambini! Dieci minuti è un tempo irrealistico: d’accordo la rapidità ma anche con le nostre metodiche ci vuole qualche giorno. Così come è irrealistico far pagare solo 20 euro”.
Nel frattempo ha fatto il giro del web e del mondo la notizia della biopsia liquida sulla saliva che  il ricercatore dell’Università della California di Los Angeles David Wong, ha presentato durante il convegno dell’Associazione americana per l’avanzamento delle scienze (Aaas). “Un’informazione di questo tipo va contestualizzata – aggiunge Maria Grazia Daidone – spiegando esattamente cosa sappiamo, a quali tumori è rivolta, che verifiche sono state fatte e quanto l’esame è riproducibile”.
La specialista insiste sulla natura preliminare dei risultati riferiti. “Al momento non conosciamo esattamente il lavoro perché si tratta solo di una comunicazione a un congresso. Abbiamo visto le recenti pubblicazioni di Wong su saliva e marcatori tumorali, ma sono tutte riportate da riviste di medio impatto. Si tratta comunque di un dato molto interessante che merita un approfondimento e come tutti i dati preliminari merita una validazione. Per ora non conosciamo tutti gli elementi per immaginare un test miracoloso che possa predire tutti i tumori”.
Al momento sono diversi i gruppi di ricerca internazionali impiegati nello studio delle biopsie liquide, soprattutto quelle ematiche. Da diversi anni gli sforzi sono concentrati in questa direzione: un test simile non solo sarebbe meno invasivo, rispetto le attuali biopsie chirurgiche, ma permetterebbe di diagnosticare prima la malattia e monitorare il paziente nel tempo, con prelievi ripetuti a ogni visita. “Le biopsie liquide sono molto importanti perché ci permettono di superare l’eterogeneità spazio-temporale dei tumori”. Il sangue, più della saliva, è in grado di fornire informazioni globali. “È come un raccoglitore dei messaggi inviati in circolo dalle cellule tumorali – prosegue l’esperta – sia che si tratti di tumori primitivi, sia di lesioni metastatiche”. L’Istituto nazionale dei tumori di Milano porta avanti da tempo studi in questo campo. “Stiamo lavorando sugli acidi nucleici circolanti e in qualche caso abbiamo già avuto una validazione clinica: per esempio nel caso delle ricerche di Ugo Pastorino e Gabriella Sozzi sui microRna nel tumore del polmone”. Il gruppo di Maria Grazia Daidone si sta occupando invece del tumore della mammella (altri sono in corso sui tumori di colon retto, prostata e melanoma)”.