Bioetica, il Comitato nazionale invita a non confondere sedazione profonda con eutanasia

Gli esperti sottolineano che la “sedazione palliativa profonda continua” deve essere considerata – per obiettivi, procedure ed esiti - un trattamento sanitario ben distinto da “eutanasia, suicidio assistito o omicidio del consenziente”

Distinguere sedazione profonda ed eutanasia. Per obiettivi, procedure ed esiti, la prima va ritenuta un trattamento sanitario a tutti gli effetti e non va confusa con l’eutanasia, o con il suicidio assistito, o l’omicidio del consenziente. A dirlo è il Comitato nazionale di bioetica (Cnb) che ha pubblicato un parere sul tema della “Sedazione palliativa profonda continua nell’imminenza della morte” in risposta a un quesito della deputata Paola Binetti.

È un diritto fondamentale del morente (adulto o minore) – sostiene il Cnb – ricevere un adeguato supporto finalizzato al controllo della sofferenza nel rispetto della sua dignità, con adeguata comunicazione, data anche in tempi anticipati rispetto al progredire della malattia. Il Comitato critica poi l’espressione “sedazione terminale”, usata in letteratura, perché ambigua e imprecisa e propone la terminologia “sedazione palliativa profonda continua nell’imminenza della morte” per indicare la somministrazione intenzionale di farmaci, alla dose necessaria richiesta, per ridurre il livello di coscienza fino ad annullarla, allo scopo di alleviare o abolire la percezione di un sintomo refrattario, fisico e/o psichico, altrimenti intollerabile per il paziente, in condizione di imminenza della morte.

Gli esperti ritengono che le condizioni indispensabili per l’attuazione della sedazione profonda debbano essere, contestualmente: una malattia inguaribile in uno stadio avanzato; la morte imminente, generalmente attesa entro poche ore o pochi giorni; la presenza di uno o più sintomi refrattari o di eventi acuti terminali con sofferenza intollerabile per il paziente: il consenso informato del paziente.

Il Cnb, ancora, ritiene indispensabile la verifica dell’effettiva refrattarietà del sintomo, la proporzionalità e monitoraggio dell’uso dei farmaci, la documentazione delle procedure nella cartella clinica e osserva che per quanto riguarda il collegamento tra la “sedazione profonda” e la necessità/dovere di sospendere tutte le terapie di sostegno vitale si dovrà giudicare caso per caso, tenuto conto che molte di queste cure sono sintomatiche e necessarie per alleviare la sofferenza. In particolare è affrontata la questione del consenso informato e della pianificazione anticipata delle cure, la sedazione profonda nei minori e la formazione degli operatori sanitari in tale ambito.

Riguardo ai pazienti in età pediatrica, infine, il Comitato raccomanda che i genitori vadano informati e sostenuti in modo adeguato sulle problematiche connesse alla sedazione profonda continua e che il prioritario migliore interesse del minore sia rispettato e che sia rispettata, nei limiti del possibile, la sua volontà.

IL PARERE