Infezioni in ospedale, scoperto potenziale “antidoto” contro fungo killer

Su Nature i risultati di una ricerca condotta dall’’Università Cattolica e del Policlinico Gemelli di Roma, in collaborazione con Harvard University di Boston e Policlinico universitario di Losanna. La molecola “iKix1” efficace contro la Candida glabrata, responsabile di gravi infezioni, spesso fatali, in pazienti anziani e debilitati

Un potenziale “antidoto” contro la Candida glabrata, fungo responsabile di gravi infezioni – con esito fatale nel 40% dei casi – che colpisce soprattutto anziani e soggetti immunodepressi spesso ricoverati in ospedale. È la molecola “iKix1” scoperta da ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e del Policlinico A. Gemelli di Roma, insieme a colleghi della Harvard University di Boston e del Policlinico Universitario di Losanna. I risultati della ricerca sono stati appena pubblicati su Nature (2016 Feb 17. doi: 10.1038/nature16963).

Le infezioni da Candida glabrata – spiega un comunicato dell’Università Cattolica – colpiscono soprattutto pazienti immunodepressi, sottoposti a importanti interventi chirurgici e anziani. Le infezioni sono sistemiche (sepsi), ovvero interessano tutto l’organismo, coinvolgendo i diversi organi e tessuti, e hanno una mortalità del 40%, ovvero 4 pazienti su 10 non sopravvivono all’infezione. Non a caso l’Organizzazione mondiale della sanità ha considerato le infezioni da lieviti resistenti ai farmaci una delle minacce crescenti in ambito sanitario.

L’elevata mortalità di queste infezioni – prosegue la nota – è legata non solo alla virulenza del fungo, ma soprattutto alla sua particolare propensione a diventare resistente agli “azoli”, i farmaci antifungini più comunemente usati per trattare queste infezioni. Tale resistenza è causata dall’insorgenza di mutazioni a carico del gene “PDR1”.

La scoperta della molecola “iKix1”si deve al gruppo di ricerca di Maurizio Sanguinetti, docente e direttore dell’Istituto di Microbiologia e Virologia dell’Università Cattolica di Roma, e al suo team (Riccardo Torelli e Brunella Posteraro), insieme ai gruppi di ricerca delle due università straniere coinvolte.

“Come precedentemente dimostrato dal nostro gruppo di ricerca – spiega Sanguinetti – la presenza di tali mutazioni determina contemporaneamente anche un aumento della virulenza stessa del microrganismo e quindi una sua maggiore capacità di causare malattia. È chiaro quindi che il prodotto proteico del gene “PDR1” rappresenta un interessante bersaglio da colpire per mettere a punto nuovi approcci terapeutici non convenzionali”.
L’obiettivo dello studio è stato identificare, attraverso lo screening di più di 140 mila diverse molecole, una sostanza in grado di bloccare l’attività di PDR1, in modo da rendere i microrganismi nuovamente sensibili agli azoli e allo stesso tempo anche meno virulenti. “In particolare – aggiunge Sanguinetti – è stato identificato dal team di Harvard un composto, denominato iKix1, in grado di legarsi stabilmente al regolatore PDR1, come dimostrato attraverso l’osservazione con la risonanza magnetica nucleare ad alta risoluzione”. Gli scienziati hanno visto che iKix1 è in grado di agire in provetta, annullando la resistenza ai farmaci, ma soprattutto in vivo su animali, riducendo la gravità della malattia.

Il gruppo di ricerca della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica ha condotto tutti gli esperimenti nei modelli in vivo di infezione e trattamento, sfruttando un expertise più che decennale e consolidati rapporti internazionali. “Senza questi esperimenti il lavoro non sarebbe stato pubblicato”, sottolinea il professor Sanguinetti.

“Abbiamo infettato gli animali con diversi ceppi di C. glabrata (sensibili e resistenti agli azoli) – racconta Sanguinetti – poi abbiamo curato l’infezione sia con farmaci convenzionali (fluconazolo, un azolo), sia con iKix1, sia con combinazioni di questi, con diversi dosaggi, andando a valutare diversi tipi di infezione (infezione sistemica, sepsi e localizzata, ovvero infezione delle vie urinarie)”.
Si è visto che iKix1 è in grado di neutralizzare la resistenza ai farmaci e di rendere il fungo meno virulento, riducendo significativamente la gravità delle infezioni.

“Al momento – conclude il professor Sanguinetti – stiamo continuando a collaborare con i gruppi di ricerca di Harvard e di Losanna per l’estensione dello studio ad altri patogeni fungini. In ogni caso l’interesse della ricerca è legato al fatto che si introduce una nuova strategia terapeutica avente come bersaglio funzioni non direttamente legate alla vitalità del fungo patogeno, ma alla sua sensibilità ai farmaci e alla sua virulenza”. I prossimi passi saranno testare iKix1 su pazienti per verificarne la sicurezza e la tollerabilità e in seguito l’efficacia nel ripristinare la sensibilità del patogeno ai farmaci azoli.