L’Assemblea annuale di Assobiotec nomina Riccardo Palmisano nuovo Presidente

Tre le principali priorità d’azione lanciate dal neopresidente per il triennio 2016-2019, che ha parlato tra le altre cose, di sostenibilità del servizio sanitario, eccessiva burocrazia, e una possibile figura che possa armonizzare tutti gli interventi per l'innovazione

Nel Regno Unito, dove la ricerca biotecnologica è la più avanza del mondo esiste una figura interministeriale, che riporta al ministero dell’Economia e Finanze e coordina tutte le attività che toccano altri ministeri. Realtà da prendere come modello anche per l’Italia istituendo per esempio un’agenzia o una autorità responsabile che possa armonizzare tutti gli interventi per l’innovazione. È questa una delle proposte lanciate da Riccardo Palmisano, Amministratore Delegato di MolMed e neo presidente di Assobiotec, ha aggiunto anche come “l’agenzia dovrebbe curare il trasferimento tecnologico, che oggi in Italia è molto basso: ci sono università straniere che vivono molto bene con le royalties che prendono per aver ceduto a delle multinazionali prodotti creati nelle università. Noi sappiamo in che condizione lavorano i nostri atenei, sappiamo che fanno miracoli, ma avremmo bisogno di migliorare il dialogo tra chi fa ricerca e poi i soggetti che creano impresa e occupazione”.

Palmisano, che succede ad Alessandro Sidoli, alla guida dell’Associazione dal 2010, è stato nominato oggi in occasione dell’Assemblea annuale dei soci e resterà in carica fino al 2019. Sempre in giornata l’Assemblea ha anche dato avvio al nuovo assetto organizzativo di Assobiotec con l’elezione dei componenti del Consiglio Direttivo che si riunirà nuovamente il prossimo 30 marzo per designare il Comitato di Presidenza. “In Italia c’è frammentazione – ha aggiunto il neo presidente nel giorno del suo insediamento – gli scienziati sono bravi ma quando parliamo il linguaggio del capitale non abbiamo adeguati interlocutori. Non chiediamo finanziamenti a pioggia né aiuti di Stato tanto per averli, ma continuità degli investimenti. Chiediamo che i crediti siano rapidamente esigibili perché le nostre piccole aziende vanno in banca chiedendo prestiti, usando come garanzia un finanziamento pubblico, e quindi pagano interessi perché i crediti non sono esigibili. Le cose da fare non si devono inventare, basta prendere il meglio fatto da altri in innovazione e biotecnologia e metterlo in un terreno fertile come quello italiano. Introdurre più terapie avanzate, più anticorpi monoclonali, e quindi attrezzarsi per essere competitivi anche tra 20 anni e non sono grazie a eccellenze legate al passato”.

Tre i principali obiettivi del suo mandato, che Palmisano ha sintetizzato nel documento programmatico della sua presidenza. Tra questi l’impegno affinché con il contributo delle Istituzioni, si possa dare avvio a nuovi interventi a favore del settore con particolare riferimento a tre priorità d’azione. “In primis una  Governance efficace, certa e centralizzata  che consenta di migliorare la gestione delle risorse e definire obiettivi chiari e condivisi in termini di scelte di investimento a livello di settore. Una governance complessiva, che parta dalla ricerca di base ed arrivi all’accesso al mercato, comprendendo che si tratta di un continuum e non di una serie di tasselli staccati ed indipendenti”. La seconda priorità ha detta di Palmisano, è quella legata alla definizione di una strategia nazionale dell’innovazione e della ricerca di medio e lungo periodo  “con un forte orientamento al mercato e alla competitività industriale che sia in grado, da una parte, di catalizzare gli investimenti in un numero minore di progetti, ma di grandi dimensioni, e dall’altra, utilizzando la “fattispecie” recentemente introdotta di Piccola Impresa Innovativa, di esprimere uno strumento fortemente incentivante per chi fa innovazione”. La terza, infine, è quella della  creazione di un fondo di Venture Capital dedicato alle biotecnologie  che possa “da un lato favorire la nascita e lo sviluppo di imprese innovative – continua ancora il neo presidente –  dall’altro costruire un punto di riferimento per operatori finanziari esteri interessati a co-investire nel nostro Paese.

Durante la giornata Palmisano ha toccato diversi argomenti dalla sostenibilità per il Servizio sanitario italiano dei costi dell’innovazione legati ai farmaci biotecnologici fino alla burocrazia, che soffoca la ricerca made in Italy. “La sostenibilità si crea mantenendo i risparmi prodotti con le scadenze brevettuali all’interno del settore farmaco” ha affermato Palmisano a proposito della spesa sanitaria. “Abbiamo perso negli ultimi anni 2 punti sul totale della spesa farmaceutica sostanzialmente assorbendo tutti i risparmi, avvenuti con la scadenza dei brevetti dei grandi prodotti di origine chimica, per attività che non sono né farmaco né sanità. Ovvero, abbiamo finanziato gli interventi per i terremoti o le missioni all’estero. Mentre i risparmi devono essere investiti in innovazione. Se un nuovo farmaco costoso riduce però i bisogni di cure, di diagnostica e di assistenza, quello che si risparmia deve essere riconosciuto poi al farmaco”. Mentre a proposito degli ostacoli che paralizzano il nostro sistema ha aggiunto che “ci sono una serie di aspetti che rendono le nostre eccellenze limitate: una limitata capacità di fare business sull’innovazione generata dalla propria ricerca, imprese piccole e sottocapitalizzate, una ricerca ai limiti del soffocamento, il peso della burocrazia e la frammentazione”.

Durante l’assemblea è stato anche assegnato l’Assobiotec Award 2016 a Emma Bonino per “la viva passione e il coraggio che hanno caratterizzato il suo impegno a favore della libertà di scienza; il suo essere sempre stata in prima linea nella battaglia per il diritto al progresso scientifico; la competenza e la determinazione con le quali ha sostenuto il valore dell’innovazione”.