Apparecchi acustici, Anifa-Assobiomedica: gare pubbliche penalizzano pazienti e innovazione

In occasione della Giornata mondiale dell’udito, l’associazione di produttori e importatori di audioprotesi lancia un allarme sull’ipotesi, paventata con i nuovi Lea, di acquistare i dispositivi tramite gare pubbliche

La gare pubbliche per l’acquisto degli apparecchi acustici, ipotesi paventata in vista dei nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea), rischiano di negare ai pazienti il diritto di scegliere il dispositivo più adatto alle proprie esigenze e anche l’accesso all’innovazione. A denunciarlo – in occasione della Giornata mondiale dell’udito che si celebra oggi – è Anifa, l’associazione di Assobiomedica che rappresenta imprese, importatori e fabbricanti di audioprotesi. “Il rischio – si legge in una nota – è che il cittadino sia ancor meno incentivato a intraprendere un percorso terapeutico: non avrà più la possibilità di scegliere, grazie alla consulenza e all’assistenza di un professionista specializzato, il dispositivo e la terapia più adatti alle sue specifiche e personali esigenze. L’acquisizione del dispositivo tramite gare pubbliche farà sì che un ipoacusico per ottenere una protesi rimborsata dal Ssnnon potrà più scegliere lo specialista di sua fiducia, ma dovrà rivolgersi ad uno dei fornitori aggiudicatari dell’appalto. Si tratta di modalità di individuazione ed erogazione delle protesi acustiche che non garantirebbero né l’appropriatezza né la qualità della prestazione, generando un’assistenza non soddisfacente, sprechi e mancato accesso alle innovazioni tecnologiche”.

Secondo la presidente dell’associazione, Mirella Bistocchi, il sistema delle procedure pubbliche di acquisto è “poco flessibile, garantisce scarsa personalizzazione del dispositivo e presta il fianco a ricorsi da parte degli aventi diritto per ottenere il dispositivo più adatto al rimedio del proprio deficit uditivo, con ingenti sprechi di apparecchi acustici non appropriati alle esigenze di correzione uditiva dei singoli cittadini” Inoltre, si alzerebbe una barriera per l’accesso all’innovazione: “La tecnologia nel comparto audioprotesico – continua Bistocchi – si rinnova continuamente, con l’introduzione di sistemi sempre più aggiornati per migliorare le condizioni di ascolto dei soggetti affetti da sordità. Un parco di dispositivi datato e poco o per nulla flessibile, perché acquisito tramite gare pluriennali, impedirebbe agli assistiti di accedere all’innovazione tecnologica che l’industria aggiorna costantemente. Questo cambiamento provocherebbe gravi danni al sistema, alle imprese e al trattamento dei soggetti che soffrono di sordità”.

In vista dell’aggiornamento dei Lea, Anifa ha presentato al ministero della Salute cinque proposte: a) aggiornamento delle caratteristiche dei dispositivi erogati in linea con il progresso tecnologico, individuando due griglie di classificazione e salvaguardando la riconducibilità sulla base delle esigenze del soggetto; b) una tariffa nazionale, come stabilito dal Decreto attualmente in vigore, che garantisce omogeneità territoriale, minori costi di gestione, certezza della spesa, percorsi terapeutici e riabilitativi idonei e personalizzati dalla prestazione professionale dell’audioprotesista; c) snellimento della procedura di collaudo con verifiche a campione sul fornito, per evitare all’assistito inutili percorsi burocratici e alleggerire il sistema; d) valutazione ex-post dell’efficacia protesica, necessaria per valutare la validità del percorso assistenziale utilizzando la griglia di classificazione della sordità dell’Organizzazione mondiale della sanità; e) un percorso assistenziale peculiare e differenziato per i minori di 18 anni.

L’infografica

Infografica Anifa-Assobiomedica