Assobiomedica: payback misura iniqua e distruttiva in un sistema al capolinea

Secondo Fernanda Gellona, direttore generale dell’associazione di Confindustria che riunisce le aziende produttrici di dispositivi medici, il meccanismo di ripiano della spesa è “una vera e propria tassa sulle aziende” e farne le spese sarà anche un Ssn “impoverito” e sempre più "ad alto rischio"

Un meccanismo “iniquo, inapplicabile e distruttivo”. Una “vera e propria tassa sulle aziende pari a circa 700 milioni in tre anni”. Una mannaia, insomma, destinata a generare “un abbassamento della qualità delle prestazioni sanitarie e una quantità di ricorsi legali da parte delle imprese”. È questo il payback, meccanismo di ripiano della spesa, per il settore dei dispositivi medici secondo Fernanda Gellona, direttore generale di Assobiomedica, intervenuta oggi a Roma al convegno “Uncostitutional payback: un’accisa sulla salute?” organizzato dall’Associazione Dossetti.

La riflessione parte da lontano, dallo sciopero dei medici indetto per il 17 e 18 marzo: “Se tutta la sanità ha deciso di fermarsi per 48 ore per denunciare la drastica diminuzione delle prestazioni offerte ai cittadini significa che siamo al capolinea. Sono anni ormai che il mondo della salute, dai professionisti sanitari alle imprese, cerca di sensibilizzare le istituzioni sul lento peggioramento della nostra Sanità e senza un progetto serio e appropriato di sostenibilità del Servizio sanitario il rischio si fa altissimo”. Sarebbe stato un buon inizio – incalza il dg di Assobiomedica – “mettere in pratica il Patto per la Salute e invece ci ritroviamo a dover fare i conti con misure inique, inapplicabili e distruttive come quella del payback. E a farne le spese non saranno solo le imprese, ma anche i cittadini perché i tetti di spesa e il payback porteranno a una riduzione della spesa in dispositivi medici del 15%, quando senza di essi è impossibile erogare nessun tipo di prestazione sanitaria. Ma forse di questo il nostro Governo non ha ancora preso coscienza”.

Per la rappresentante di Assobiomedica, il payback per i dispositivi medici “serve sulla carta a far quadrare i conti, ma genererà un abbassamento della qualità delle prestazioni sanitarie e una quantità di ricorsi legali da parte delle imprese. Si tratta di una vera e propria tassa per le nostre aziende – spiega Gellona – di circa 700 milioni di euro nel triennio, che porterà a un ulteriore impatto negativo per il settore di 600 milioni di euro tra disinvestimenti in ricerca, formazione del personale medico-sanitario, occupazione, studi clinici e immobilizzazioni. Questo significa rendere il nostro Paese non attrattivo per gli investitori e rinunciare a rendere la nostra Sanità competitiva a livello internazionale”.

Infine, l’invito a Governo e Regioni a sedersi a un tavolo “insieme a tutti gli attori del sistema salute per definire soluzioni sostenibili, ma appropriate per il benessere del servizio sanitario e per la tutela della salute dei pazienti” tenendo conto dei possibili margini di risparmio che, però, “vanno definiti nell’ottica di un rinnovamento delle strutture sanitarie e non di un loro impoverimento”.